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Papa Francesco insiste sulla sua Chiesa: allegra, povera, gioiosa, misericordiosa A Lampedusa “periferia” del nostro oggi

Papa  Francesco insiste sulla sua Chiesa:  allegra, povera, gioiosa, misericordiosa  A Lampedusa “periferia” del nostro oggi

Papa Francesco, come un martello pneumatico, continua ad insistere con la sua Chiesa: ti voglio povera, ti voglio misericordiosa, ti voglio tenera, ti voglio in cammino nel mondo, a partire dalle periferie. Francesco non è un uomo a corto di opinioni e di suggestioni. Evidentemente, ritiene opportuno insistere ed insistere, ed ancora insistere, con i suoi preti, suore, frati, vescovi e cardinali. In qualunque occasione ed in qualunque ambito egli abbia occasione di incontrarli in un rapporto diretto:da cristiano a cristiano.

Ovviamente, Papa Bergoglio sa che, contemporaneamente, si rivolge anche a tutta l’altra gente. Ai fedeli ed ai non credenti. Anch’essi, tutti, così bisognosi di trovare accenti nuovi o ritrovare vecchie prospettive di fede e di vita che, però, siano capaci di rinnovarsi nel proporre, o riproporre, l’affascinante ed impegnativo messaggio di Cristo.

Francesco non vuole vedere preti e suore che pensano solo alle ricchezze umane o al potere. Al tempo stesso, li vuole allegri e pieni di gioia. Capaci di portare amore, speranza e misericordia. Termini e concetti che ritornano quasi in ogni suo discorso, e nel semplice linguaggio papale che, ostinatamente, egli vuole lo caratterizzi. Al tempo stesso, si tratta di termini e concetti basati su di un fondamento teologico profondo ed in diretta connessione con il messaggio evangelico.
papa ercolini
La sintesi di tutto ciò è il “partire dalle periferie”: una delle sue prime, immediate e stringenti richieste per la Chiesa romana e mondiale. Lui, novello Vescovo di Roma, ha cominciato subito con la visita alla estremo nord del Comune della Capitale italiana. Poi, ha incontrato ed abbracciato, ogni domenica a Piazza San Pietro, quella “periferia” drammatica costituita dai malati molto spesso lasciati abbandonati in un’autentica solitaria “via Crucis” per le loro famiglie.

Quante sfaccettature ha questo termine di “periferia” che, vedo, per il Papa argentino non si limita solamente ai “ghetti” delle favelas o dei quartieri dormitori ai margini delle grandi metropoli. Certo, a questi tipi di periferia, luoghi per eccellenza di accoglimento e raggruppamento di una parte di umanità più dolente e più disorientata, va il riferimento maggiormente diretto ed immediato.

Vi sono, però, anche altre “periferie”. A partire da quelle della desolazione provocata dalla solitudine, dallo mancanza di alimento dello spirito, dalla dura lotta per la sopravvivenza in un mondo ingiusto e diseguale.

Il viaggio, essenziale, e senza esteriorità ufficiale, deciso per domani all’Isola di Lampedusa è un altro tragitto verso una tragica, dolorosa e terribile esperienza di periferia. Quella che sta ai più remoti confini dell’Umanità: il mondo dell’emigrazione clandestina.
emigrati barca
Una periferia fatta di sguardi di paura, di onde che sferzano, di un miscuglio di timori e speranze, di occhi consumati, dopo tante sofferenze, nell’attesa di una costa sconosciuta. Se la morte non ti ghermisce in mare mentre provi a trovare un’occasione di riscatto nel corso di un sofferto cammino verso terre lontane…

Papa Francesco non è voluto andare a Lampedusa con una scorta ingombrante di ministri e politici. Vuole andarci, invece, solamente con il suo animo gonfio di incomprimibile desolazione per un dramma che si perpetua. Ha accettato l’invito del parroco dell’isola pelagica che tante volte ha visto o ha saputo dei cadaveri portati a riva da una risacca incapace a restituire una vita.
cadaveri mare
Francesco pregherà per coloro che nel “mare nostrum” hanno vissuto gli ultimi atroci momenti della loro esistenza, nella consapevolezza di non riuscire ad andare oltre quella “periferia” in cui un iniquo destino ha disposto che dovessero nascesse e morire, soli e sconosciuti al resto dell’umanità.

Giancarlo Infante