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Ottimismo al termine del primo giro dei colloqui tra Israele e Palestinesi negli Usa

Ottimismo al termine del primo giro  dei colloqui tra Israele e Palestinesi negli Usa

Un primo passo concluso con dichiarazioni di ottimismo confermato dalle frasi che vanno analizzate ed interpretate minuziosamente. Così, gli analisti più attenti sottolineano che dovrebbe far ben sperare il fatto che negoziatori palestinesi e israeliani hanno convenuto che “tutte le questioni sono sul tavolo”. In parole povere vuol dire che nessuno ha preso subito cappello e se ne andato sbattendo la porta quando l’altro ha spiegato quali cose gli stanno più a cuore.

Ovviamente, tutto ciò è come il bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto ed ognuno se la interpreta come vuole, anche a seconda del tempo in cui lo fa. Oggi è il tempo di avviare i negoziati, poi si vedrà.

John Kerry, il Segretario di Stato Usa, che tanto ha lavorato affinché le parti si vedessero, finalmente, dopo tre anni e lo facessero nel mondo migliore, è ovviamente uno di quelli che vede il bicchiere mezzo pieno. Ha sparso ottimismo sostenendo di non condividere l’opinione degli scettici secondo i quali Israele e Palestinesi non possono trovare un terreno comune per concludere quella che ha definito la loro “guerra perpetua”.

Kerry era affiancato dalla ministro della giustizia israeliana Tzipi Livni e dal veterano negoziatore palestinese Saeb Erekat mentre precisava che l’impegno è quello di definire entro nove mesi un’intesa attraverso “prolungati, continuati negoziati sulle questioni fondamentali” nel corso di incontri che partiranno entro le prossime due settimane, in Israele o nei territori palestinesi , al fine di avviare il processo di negoziati formali veri e propri.
Il ministro degli Esteri italiano incontra il segretario di Stato USA
Kerry ha aggiunto:”Le parti hanno concordato oggi che tutte le questioni relative allo status finale, tutte le questioni fondamentali, e tutte le altre questioni sono sul tavolo per la trattativa. Sono sul tavolo con un semplice obiettivo: porre fine al conflitto”.

Le questioni più delicate sul tavolo, e sulle quali si sono scontrati e sono naufragati tutti i tentativi precedenti di raggiungere un’intesa, sono sostanzialmente tre: lo status di Gerusalemme considerata la capitale esclusiva da entrambe le forze; il ritorno dei profughi palestinesi ed, ovviamente, dei loro discendenti, originati dal conflitto del 1948, cioè all’indomani dalla nascita dello Stato di Israele. Si tratta di cinque milioni di persone che, se dovessero rientrare davvero tutte nello Stato ebraico, muterebbero completamente gli equilibri demografici del Paese.

Infine, la questione della presenza delle truppe israeliane nei territori che dovrebbero passare sotto la guida dell’Autorità Nazionale palestinese. I palestinesi non vogliono neppure un soldato di Tel Aviv, mentre il Governo Israeliano ha già fatto sapere che intenderebbe mantenere l’esercito nella Valle del Giordano come “cuscinetto” con il nascente stato Palestinese.
Joe Biden, Barack Obama
Prima dell’incontro tra i negoziatori, il Presidente Obama ed il Vice Biden hanno voluto incontrare le due delegazioni per dare un segno tangibile dell’interesse con cui l’amministrazione di Washington segue la situazione e gli sforzi di Kerry di fare uscire dal tavolo del confronto dei risultati utili e positivi.

John Balcony