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Obama: intervento certo “limitato e ristretto” per dare una lezione. Partiti gli ispettori dell’Onu dalla Siria

Obama: intervento certo “limitato e ristretto” per dare una lezione.  Partiti gli ispettori dell’Onu dalla Siria

“Non possiamo accettare un mondo in cui le donne e i bambini e civili innocenti sono gasati in massa”. Barack Obama interviene ancora una volta sulla crisi siriana e conferma che, comunque, si intende dare una lezione a chi usa armi letali contando sull’impunità. Per quanto “limitata e ristretta”, la punizione arriverà.

Gli ispettori dell’Onu, intanto, hanno lasciato Damasco per dirigersi verso il Libano. Da lì voleranno a New York per consegnare al Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon le prime conclusioni cui sono giunti sull’uso di gas nocivi utilizzati negli scontri tra le truppe governative di Bashar al-Assad e gli insorti siriani.

Saranno, poi, necessarie due settimane per ricevere risultati di laboratorio più precise. Mentre una seta nave statunitense raggiunge la flotta già presente di fronte alle coste siriane, il Presidente Barack Obama dice che non ha ancora raggiunto una decise “finale” sulla risposta da dare al regime di Damasco che, lui dice, è oramai sicuro, ha utilizzato armi vietato dalle norme vietate dalle norme internazionali.

Gli Stati Uniti sanno per certo che l’attacco chimico da parte delle truppe siriane c’è stato provocando la morte di 1429 persone di cui 426 bambini. Prima di Obama lo aveva spiegato il Segretario di Stato Americano Kerry il quale ha aggiunto che gli Stati Uniti hanno prove certe che i gas sono stati usati anche in precedenti occasioni.

John Kerry ha dichiarato che non ci sono dubbi al riguardo e che, pertanto, c’è il dovere di intervenire “per la sicurezza e la credibilità degli Stati Uniti e dei nostri alleati. E per gli altri paesi che ci stanno guardando, e che aspettano di vedere se la Siria la passerà liscia.
morti siria
Sappiamo quali sono i rischi di non fare niente”. Non si possono lasciare impuniti crimini del genere.

Il Segretario di Stato Usa ribadisce comunque il concetto che non si tratterà di ripetere l’esperienza dell’Iraq. E la cosa può essere interpretata sia come conferma che l’intervento non prevede alcun coinvolgimento di truppe di terra, sia per il fatto che, questa volta, esistono prove documentabili e non inventate o costruite di sana pianta. Kerry ha comunque precisato che alcune di queste prove di cui sono in possesso gli Stati Uniti non possono essere rese di completo pubblico dominio.

E’ ovvio che l’intervento di Kerry, trasmesso in diretta da tutte le televisioni del mondo, ha un solo significato: gli Usa interverranno, prima o poi.

Alle quattro cacciatorpediniere Usa, armate di missili Tomahwah, già pronte al largo delle coste siriane se ne sono aggiunte altre due. Forse in sostituzione di un mezzo britannico che, visto il voto di Westminster non può più partecipare alla “punizione “ di Bashar al-Assad.

La Russia, intanto, ha mosso due unità navali verso le stesse acque siriane e, soprattutto, continua ad onorare il contratto di fornitura di armi alla Siria firmato tra i due paesi nel 2011.
nave usa lanciamissili
Tra le armi in questione vi sono anche i missili da difesa S-300 che secondo l’Agenzia russa Novosti sarebbero in grado di provocare non pochi problemi all’attacco americano.

Grande attività sono al momento segnalate sia tra le truppe del Governo, sia tra gli insorti. L’esercito di al-Assad sta spostando uomini e mezzi in luoghi fortemente abitati per limitare la possibilità di loro bombardamenti senza mettere a repentaglio la vita di civili inermi, presi di fatto in ostaggio più di quanto non lo siano stati finora.

Gli insorti, soprattutto i gruppi sunniti più estremistici legati ad a-Qaeda temono infatti che qualche missile possa essere lanciato anche contro loro formazioni. Le stesse che sono sospettate di aver fatto uso di gas, così come l’esercito di Al- Assad

John De Giorgi