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La Commissione Esteri del Senato Usa da il primo ok all’attacco militare in Siria mentre Barak Obama è ora in Europa per il vertice G20 di San Pietroburgo

La Commissione Esteri del Senato Usa da il primo ok all’attacco militare in Siria mentre Barak Obama è ora in Europa per il vertice G20 di San Pietroburgo

La Commissione Esteri del Senato Usa ha dato il primo “via libera” all’attacco contro la Siria, come rischiesto da Obama. Con 10 voti a favore, ben 7 contrari e un astenuto. Mentre Il Presidente Usa è giunto in Europa, più precisamente in Svezia, per partecipare poi al vertice del G20 di San Pietroburgo, sembrava già fare effetto tra i suoi interlocutori il risultato ottenuto nel portarsi dietro sia l’opposizione repubblicana al Congresso, sia la pressoché totalità del suo Partito Democratico. Ora la decisione, quasi a sorpresa, della Commissione che porterà il testo all’esame dell’Aula dal 9 settembre, alla ripresa dei lavori parlamentari dopo la pausa estiva. L’intesa raggiunta in Commissione Affari Esteri prevede un limite di 60 giorni per l’operazione militare, con possibilità di una sola proroga di altri 30 giorni, previa approvazione da parte del Congresso. Escluso in modo assoluto l’intervento della forza di terra. E da Stoccolma, Barack Obama rivolge un appello alla comunità internazionale: “Il mondo non resti in silenzio”.

Obama in sveziaPrima della “novità” preludio di “venti di guerra”, la reazione più importante era stata quella del Presidente russo, Vladimir Putin, il quale si appresta a fare gli onori di casa nel migliore dei modi, ricevendo quell’Obama con cui, negli ultimi giorni, le cose non sono andate tanto bene. Al punto che hanno deciso di cancellare, a causa dei disaccordi sulla Siria, il previsto incontro bilaterale che avrebbe dovuto, invece, segnare per entrambi un passo di avvicinamento l’uno verso l’altro.

Barack Obama, si presenta in ogni caso a San Pietroburgo più forte. Anche più determinato a vedere le carte in mano del Presidente russo quando Putin dice che al-Assad non è da bombardare, ma da portare sul terreno del dialogo.

Alla vigilia del vertice, dove sarà costretto a dimostrare la sua capacità di influenzare l’alleato siriano, Vladimir Putin, dopo aver avvertito di essere sempre contrario ad iniziative unilaterali contro la Siria, non esclude di sostenere una risoluzione delle Nazioni Unite nel caso fosse dimostrato che il regime di Assad ha usato gas velenosi contro il proprio popolo. Il quadro, dunque, potrebbe cambiare completamente.
uccisi gas siria
Putin non ha escluso che le foto diffuse nei giorni scorsi possano costituire un vero e proprio falso. Architettato per convincere gli Stati Uniti ad effettuare un intervento armato contro le forze del governo di Damasco.

Però, secondo fonti di “intelligence” del medio oriente sarebbe stato completamente ricostruito il fatto denunciato il 21 Agosto quando sono stati usati i gas contro gli insorti siriani.

Il gas nervino Sarin, che ha causato più di 1.000 morti, sarebbe stato lanciato dalla 155 esima Brigata della Quarta divisione dell’esercito siriano, guidata dal generale Maher al-Assad, fratello minore del Presidente Bashar. Il lancio è stato effettuato dal Monte Kalmun base militare a sud di Damasco, uno dei tre depositi principali di armi chimiche della Siria. maher al assadGli altri due sono a Dummar, un sobborgo a 5 km da Damasco, e presso la base aerea di Al-Safira, ad ovest di Aleppo.

Il Segretario di Stato americano John Kerry, spiega, così, ai parlamentari statunitensi ed al popolo americano i principi e le valutazioni che stanno dietro la ferma decisione di intervenire contro la Siria. All’orizzonte, ha ricordato in sostanza Kerry, vi sono l’’Iran, gli Hezbollah e la Corea del Nord. Costoro, ha detto il Segretario di Stato, nel caso di un mancato intervento punitivo sulla Siria “ crederanno anche loro di poter usare armi di distruzione di massa impunemente. Israele e Giordania sono in attesa della nostra garanzia e di essere al sicuro da un attacco. E’ sicuramente nei nostri interessi di sicurezza nazionale mandare a tutti un messaggio inequivocabile. Mai più “significa” mai!”.

L’emittente tv statunitense CBS News, quasi in contemporanea, ha reso noto che i servizi di “intelligence” degli Stati Uniti e di Israele avrebbero monitorato i siti di armi chimiche siriane rilevando siria ribelliattività sospette 20 minuti prima del lancio delle ogive contenenti i gas tossici. Ma non sarebbe stato fatto niente per prevenirne l’uso.

Mentre andrà avanti ancora il lavoro diplomatico, si valuta il tipo di attacco che gli Stati Uniti potrebbero portare se non ci fosse un intervento corale delle Nazioni Unite, cosa destinata a mutare, eventualmente, il corso degli eventi.

Si sa che sul terreno sia le truppe di al-Assad, sia molti gruppi di insorti stanno mutando il proprio posizionamento. Le truppe di Damasco stanno cercando di mascherare possibili obiettivi creando falsi bersagli per disorientare gli americani. Classiche azioni di mimetizzazione, come già avvenuto nel corso degli scontri delle due guerre del golfo contro l’Irak e, più recentemente, nel corso dell’azione contro la Libia.

Gli attacchi, secondo le previsioni degli esperti, potrebbero essere condotti, grazie ad un rifornimento in volo, dai B -52 e dai B 20 che, decollerebbero da varie basi statunitensi, incluse quelle negli Usa. I velivoli, dotati anche di missili, colpirebbero obiettivi in Siria senza per questo avere la necessità di violare lo spazio aereo siriano. lanciamissile nave usaD’altronde, gli obiettivi principali delle forze statunitensi sarebbero le postazioni dei missili Scud, da eliminare subito per evitare il loro uso, nel caso i siriani decidessero per un’azione di rappresaglia.

Le forze navali americane, cinque navi lanciamissili e quattro incrociatori presenti al largo delle coste siriane, dovrebbero rappresentare la riserva per eventuale aggiunte di tiro da lunga distanza.

La flotta statunitense che sta incrociando di fronte alle coste orientali del Mediterraneo, in gran parte composta da unità della Sesta Flotta, é irrobustita anche dalla nave per il trasporto anfibio San Antonio, sulla quale è imbarcato una forza di 300 marines, e dalla portaerei Nimitz. Entrambi, queste due ultime unità, non sarebbero destinate a partecipare direttamente all’azione.

Gli aerei F 16 potrebbero partire dalle basi di Cipro, della Turchia o della Giordania. Un’azione, dunque, che si preannuncia complessa e che potrebbe rivelarsi non risolutiva. Gli americani, infatti, temono di colpire gli arsenali dove sono custodite la armi chimiche e causare, così, una pericolosa fuga di gas e mettere a rischio la vita dei civili.

Fonti statunitensi avrebbero anche parlato di una lista di circa 50 obbiettivi, tra i quali figurano la montagna fortezza di aaaqualaAl-Qalamoun e gli aeroporti di Aleppo e Damasco. Nei piani del presidente Obama c’è l’intenzione di colpire duramente l’apparato militare siriano per diminuirne sensibilmente le capacità d’intervento.

Lo scenario che si sta prefigurando scorrerà sotto gli occhi delle unità navali russe che incrociano nel Mediterraneo da alcuni giorni. A ore si aggiungerà anche la Priazovye , unità-spia piena di antenne d’ascolto in grado di interagire con il personale presente in alcune basi siriane, in particolare in quella navale di Tarkus.

Le “orecchie” del Cremlino sono proprio tese verso il Mediterraneo. L’episodio del test missilistico israeliano scoperto da una «stazione» russa ne è la prova.

Enrico Barone