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Napolitano rifletterà un pò e chiamerà Renzi. Le trattative sul programma Renzi non le condurrà da solo ma sarà “accompagnato” dai gruppi parlamentari del Pd. Il prezzo da pagare per evitare possibili scissioni

Napolitano rifletterà un pò e chiamerà Renzi. Le trattative sul programma Renzi non le condurrà da solo ma sarà “accompagnato” dai gruppi parlamentari del Pd. Il prezzo da pagare per evitare possibili scissioni

Napolitano  ha giudicato una giornata ricca di interessante, piena di stimoli e di spunti quella nel corso della quale ha incontrato 14 gruppi parlamentari per trovare una soluzione della crisi aperta dalle note vicende tra Enrico Letta e Matteo Renzi.  Il Presidente della Repubblica si è preso il tempo strettamente necessario ad una finale valutazione  in vista del colloquio con  il Presidente incaricato. Napolitano non ha indicato se questa “chiamata” avverrà nella stessa serata o domenica 16 o, addirittura, come vogliono le voci che circolano con insistenza in queste ore, per lunedì 17 Febbraio.

Per ultimi, egli ha incontrato i rappresentanti del Pd. Cioè il capogruppo al Senato, Luigi Zanda, quello della Camera, Roberto  Speranza, ed il coordinatore della segreteria del Pd, Lorenzo Guerini.  Per tutti loro ha parlato Zanda, il quale ha ovviamente confermato che i democratici indicano Renzi per la formazione del Governo e che si pensa ad un Governo di legislatura, destinato cioè a durare fino al 2018. Fin qui niente di nuovo. La novità del discorso di Zanda, un elemento che costituisce una novità assoluta, consiste nell’annuncio che i gruppi parlamentari del Pd “accompagneranno” il lavoro di Renzi nella definizione del programma di Governo.

Probabilmente, questa affermazione trova una giustificazione nell’assoluta mancanza di esperienza parlamentare per il Sindaco di Firenze ed una  garanzia “unitaria” di tutto il Pd nei confronti sia di chi opterà per la partecipazione ed il sostegno al nuovo esecutivo, sia di quanti vorranno restare all’opposizione, ma che non vorranno far mancare su taluni punti una qualche forma di loro convergenza e collaborazione.

zanda speranza

Un inedito, comunque, per la storia repubblicana che la dice lunga sulla situazione che sta vivendo in queste ore drammatiche il primo partito italiano.

Prima di quelli del Pd era stata  di Forza Italia  guidata da Silvio Berlusconi  il quale dopo l’incontro con Giorgio Napolitano si è detto molto sorpreso per la crisi di cui, ovviamente, addossa tutta intera la responsabilità sul Pd. Il capo di Forza Italia  ribadisce la scelta dell’opposizione che annuncia, però, responsabile e che vorrà confrontarsi con i contenuti dei provvedimenti che saranno portati all’attenzione del Parlamento. Berlusconi ha ribadito l’adesione all’accordo  con Renzi in materia di legge elettorale, di riforma del Senato e del Titolo V della Costituzione.

Una posizione scontata, almeno sul piano dell’ufficialità, per quanto riguarda quella di Forza Italia nei confronti del tentativo di Renzi. Meno, quella espressa da Angelino Alfano che è stato molto chiaro. La coalizione non si può spostare  a sinistra. Questo il paletto principale che Angelino Alfano mette alla formazione del Governo a guida di Matteo Renzi. In sostanza, dice il leader del Nuovo Centro destra, non si cambiano la linea e l’assetto dell’esecutivo anche se il Sindaco di Firenze ha voluto sostituire Enrico Letta di cui  Alfano era il principale alleato. Al punto di rompere con Silvio Berlusconi pur di consentire la sopravvivenza del Governo che il capo di Forza Italia voleva far cadere.

Renzi, in sostanza si deve guadagnare l’appoggio determinante del Nuovo Centro destra chiudendo verso il Sel o pezzi del Sel, smentendo le voci che lo volevano impegnato, invece, nella ricerca di spezzoni del partito di Vendola, magari portando al Governo l’attuale Presidente della Camera, Laura Boldrini.

La linea di Alfano, però, significa anche che Renzi deve fornire garanzie che non esiste un accordo sotterraneo tra lui e Berlusconi, attraverso Verdini. Quello cioè che denuncia Pippo Civati che chiede una netta smentita a quello che pubblicano i giornali di Berlusconi e di cui riferiamo più ampiamente nell’editoriale di RomaSettimanale.

civati

Civati, scherzando, ma solo fino ad un certo punto, minaccia persino che un gruppetto di dissidenti del Pd a lui legati potrebbero persino non votare per il suo Governo. Così Lorenzo Guerini,  è dovuto intervenire con una dichiarazione in cui nega l’esistenza di contatti e trattative con Forza Italia sulla questione della formazione del Governo.

Un’altra grossa grana a Renzi viene dai Popolari per l’Italia e dall’Udc, il gruppo di centro che si è formato dopo la scissione da Monti. Sono gli unici a ringraziare sentitamente Letta per il lavoro svolto. Da loro è venuto un sentito invito a formare un Governo di intesa e di responsabilità che prosegua sulla linea di Letta. Cìé dunque una posizione di attesa che sarà sciolta solamente in sede di incontro  con il Presidente incaricato.

Forte da parte del capogruppo popolare Dellai la critica ai 20 anni di Berlusconi e la sottolineatura della necessità che si affrontino i gravi problemi portati al Paese dalla distruzione del tessuto sociale ed istituzionale.

La strada per Renzi si fa dunque in salita se non confermerà lo spirito di collaborazione creato nella primavera scorsa dal Governo Letta ai partiti di cui il segretario del Pd ha bisogno nonostante a lui la cosa non piaccia.

Giancarlo Infante