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Napolitano esamina il 2013. A Berlusconi ricorda che non c’é stato alcun colpo di Stato. Infine: potrei valutare anche di lasciare

Napolitano esamina il 2013. A Berlusconi ricorda che non c’é stato alcun colpo di Stato. Infine: potrei valutare anche di lasciare

Si é svolta la cerimonia per lo scambio di auguri con  i rappresentanti delle istituzioni, delle forze politiche e della società civile a cui, ovviamente, é intervenuto il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano che ha tracciato un bilancio della situazione istituzionale, politica e sociale del Paese.

L’Italia ha conosciuto “mutamenti incalzanti della scena politica, mutamenti ancora lontani da un chiaro assestamento e tali da presentare incognite non facilmente decifrabili”. Così il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha iniziato  quello che è il suo “rescoconto” sulle principali vicende che hanno interessato il 2013 e che, in gran parte, sono stati da lui seguiti direttamente e, in molti casi, hanno reso necessario il suo intervento.

Napolitano è partito dall’analisi dei problemi del mondo del lavoro caratterizzati da imprese da lui definite “condannate a soccombere o ancor oggi sull’orlo del collasso” da masse di lavoratori costretti alla Cassa Integrazione o esposti alla perdita del lavoro, da “un’altissima percentuale di giovani chiusi nel recinto di una disoccupazione ed emarginazione avvilente”.

“Il governo – ha aggiunto il Presidente- registra in questo momento con comprensibile soddisfazione l’arresto dalla caduta del PIL, ma la recessione morde ancora duramente, e diffusa appare la percezione della difficoltà ad uscirne pienamente, a imboccare la strada di una decisiva ripresa della crescita”.

Secondo Napolitano  occorrono ancora “forti stimoli” e devono essere superate le incertezze create da “ lentezze e impacci nell’attuazione che rimandano a tradizionali insufficienze delle nostre amministrazioni”.

A suo avviso, allora, massima deve essere l’attenzione verso coloro che “ non sono raggiunti da risposte al loro disagio : categorie, gruppi, persone, che possono farsi coinvolgere in proteste indiscriminate e finanche violente, in un estremo e sterile moto di contrapposizione totale alla politica e alle istituzioni”.

Napolitano-a-Napoli

Riferendosi, evidentemente, alle contestazioni di questi giorni, Napolitano ha in invitato perciò ad “accompagnare il più severo richiamo al rispetto della legge con la massima attenzione a tutte le cause e i casi di più acuto malessere sociale. La crisi globale che si trascina dal 2008 e quella che ha poi più direttamente investito l’Eurozona, hanno messo a dura prova la coesione sociale nel nostro come in altri paesi”.

Non deve essere sottovalutato quello che ha definito” un rischio diffuso di tensioni e scosse sociali”.  Secondo Napolitano, il malessere sociale “ si esaspera nel confronto con i fenomeni di corruzione o insultante malcostume che si producono nelle istituzioni politiche, anche al livello regionale, e negli apparati dello Stato, così come con ogni sorta di comportamenti volti a evadere o alterare l’obbligo della lealtà fiscale”.

Tutti problemi che devono essere affrontati nel corso del 2014. E Napolitano ha ricordato a questo punto quello che ha definito il “patto programmatico di coalizione per il 2014” su cui si basa il Governo Letta, il quale- ha precisato il Presidente- poggia le proprie sorti “ soltanto sulle sue forze” ed esse “sono legate soltanto al rapporto di fiducia con la sua maggioranza”

Il Presidente della repubblica, risponde così a tutti coloro che in maniera più o meno esplicita lo indicano come il “puparo” da cui dipenderebbero decisioni ed esistenza dell’Esecutivo. “ E’ nel pieno rispetto dell’autonoma responsabilità del governo- precisa invece Giorgio Napolitano- che il Capo dello Stato interviene in spirito di cooperazione e con contributi di riflessione – secondo l’esempio dato per primo da Luigi Einaudi, il cui “Scrittoio del Presidente” testimonia la straordinaria molteplicità di tematiche e di forme di manifestazione del suo pensiero, specie in rapporto a proposte di legge del governo in carica, nel corso di quel pioneristico settennato”.

Napolitano invita, comunque, a non voler vedere solamente le ombre del Paese perché vi sono anche delle luci da lui indicate, per maturare anche una “ragionata fiducia nel futuro”,  nel contributo che l’area delle “imprese più innovative e competitive sta dando alla tenuta e al prestigio del nostro sistema industriale”; alle “tendenze – messe in luce da accurate analisi del Censis – alla crescita, in questi anni di crisi, di nuove soggettività imprenditoriali : donne titolari di impresa, immigrati che si assumono il rischio di avviare nuove iniziative economiche”.

Secondo Napolitano è comunque importante che la politica e le istituzioni si concentrino “ su riforme per il lavoro, e su riforme dell’ordinamento della Repubblica in assenza delle quali nessuno slancio nuovo può prodursi, nessun impulso atteso da azioni immediate o da indirizzi di governo di più lungo termine può tradursi in realtà, può davvero dare frutti”.

lavoratori

Il Presidente ha così parlato delle riforme costituzionali ricordando come sulla loro necessità ed urgenza egli abbia insistito a lungo  anche perché egli ha maturato “precisa convinzione” sui punti principali da affrontare: “Riforme come quelle del superamento del bicameralismo paritario, dello snellimento del Parlamento, della semplificazione – in chiave di linearità e di certezza dei tempi – del processo legislativo, o come la revisione del Titolo V varato nel 2001, sono ormai questioni vitali per la funzionalità e il prestigio del nostro sistema democratico, per il successo di ogni disegno di rinnovato sviluppo economico, sociale e civile del nostro paese nel tempo della competizione globale”.

A questo punto, Napolitano ha ripercorso le ultime vicende politiche caratterizzate dalla nascita del Governo Letta il quale ha ricevuto una fiducia anche sui punti che riguardavano la riforma costituzionale. Così, Napolitano lancia un vero e propri appello anche a forze di opposizione “ a collaborare al percorso delle riforme costituzionali indispensabili”.

A suo avviso “la ricerca della più larga convergenza a questo riguardo in Parlamento, resta sempre uno sforzo da compiere, e non ha nulla a che vedere con il concordare o il contrastare larghe intese o grandi coalizioni di governo. Mancare anche questa volta l’obbiettivo della revisione della II parte della Costituzione sarebbe fatale per il rilancio delle potenzialità e del progresso della nazione. Quell’obbiettivo era stato tracciato già nel 1992 nel messaggio d’insediamento del Presidente Scalfaro nel cui solco mi sono in questi anni conseguentemente mosso”.

Quelle riforme- ha proseguito-  insieme con una nuova legge elettorale di cui presto dirò, sono indispensabili anche per rafforzare “il principio maggioritario” che l’Italia ha assunto dal 1993-94 – così mi espressi nel mio primo messaggio al Parlamento – “come regolatore di una operante democrazia dell’alternanza”. “La maturità di un sistema politico bipolare” – aggiunsi – implica “il reciproco riconoscimento, rispetto ed ascolto tra gli opposti schieramenti” e anche l’individuazione dei “temi di necessaria e possibile convergenza tra essi nell’interesse generale”. Temi come quelli, innanzitutto, delle modifiche costituzionali.

Napolitano ha chiarito che “la formazione, a fine aprile, del governo Letta non rispecchiò un ripudio della competizione bipolare, ma rappresentò il solo modo di fare i conti con la realtà del Parlamento uscito dal voto di febbraio. Sono però prevalsi negli ultimi mesi fattori di divisione in quella maggioranza, che si è potuta riprodurre solo su scala più ridotta e in discontinuità con l’intesa iniziale.

Importante, tuttavia, è che su queste basi l’Italia continui a essere governata, innanzitutto nel così impegnativo 2014 che sta per cominciare. L’Europa ci guarda ed è diffusa, credo, tra gli italiani la domanda di risposte ai loro scottanti problemi piuttosto che l’aspettativa di nuove elezioni anticipate dall’esito più che dubbio”.

Dopo aver ripetuto le sue critiche all’inazione del Parlamento in materia di riforma della legge elettorale, Napolitano ha ricordato la recente pronuncia della Corte Costituzionale in materia ed ha sostenuto che essa si è limitata a verificarne l’ammissibilità e che “la prossima pubblicazione del testo della sentenza della Corte e delle sue motivazioni, ne chiarirà certamente gli effetti giuridici e fornirà utili indicazioni al Parlamento”

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Napolitano ha poi affrontato direttamente la questione di Silvio Berlusconi che dal Luglio scorso sta condizionando tutto il quadro politico nazionale sostenendo di non ignorare”’effetto traumatico che ha avuto sul quadro politico la sentenza di condanna definitiva pronunciata dalla Cassazione nei confronti di Silvio Berlusconi, per il ruolo di primo piano che egli ha svolto per un periodo notevolmente lungo nella vita politica e istituzionale del paese. E alla sentenza si sono aggiunte le ricadute dell’applicazione di una legge di recente approvata dal Parlamento, peraltro a larghissima maggioranza. Casi analoghi, sul terreno dei rapporti tra politica e giustizia, si sono verificati nel passato in Italia e, in questi anni, anche in qualche altro grande paese dell’Unione Europea. Sempre e dovunque negli Stati di diritto non può che riaffermarsi il principio della divisione dei poteri e quindi del rispetto, da parte della politica, delle autonome decisioni della magistratura.

Non ritorno sulle posizioni che espressi in una formale dichiarazione a riguardo il 13 agosto scorso : opinioni e criteri di comportamento a cui mi sono poi rigorosamente attenuto. Comunque, la severità delle sanzioni inflitte, la riluttanza a prenderne atto e a compiere gesti conseguenti, può indurre l’interessato e la sua difesa a tentare la strada di possibili procedimenti di revisione previsti dall’ordinamento nazionale, o a proporre ricorsi in sede europea. Ma non autorizza a evocare immaginari colpi di Stato e oscuri disegni cui non sarebbero state estranee le nostre più alte istituzioni di garanzia. Queste estremizzazioni di ogni giudizio o reazione, non giovano a nessuno, e possono solo provocare guasti nella vita democratica.

Più in generale, l’Italia avrebbe bisogno – mi sia almeno concesso il condizionale della speranza – di più misura, serenità e consapevolezza nel fare politica. Consapevolezza e senso dell’unità nazionale, pur tra consensi e dissensi, in un mondo solcato come da anni non accadeva da tensioni, conflitti, minacce cui ancora debolmente corrispondono iniziative e sforzi di pacificazione e cooperazione”

Napolitano ha parlato quindi dei gravi rischi che l’Europa corre a causa di “ una pericolosa perdita di consenso tra i cittadini” e sollecitata a ripensare le politiche condotte negli ultimi anni, ma anche della necessità di ottemperare ad una serie di indicazioni che giungono dall’Unione, come quella che riguarda la situazioni delle nostre carceri.

carcerati mani sbarre
Approfittando del ricordo della recente visita di papa Francesco al Quirinale e della frase del Pontefice “là dove cresce la speranza si moltiplicano anche le energie e l’impegno per la costruzione di un ordine sociale e civile più umano e più giusto”, Giorgio Napolitano si è avviato alla conclusione ricordando che “ speranza e volontà di cambiamento debbono misurarsi ora e qui con sfide e necessità scottanti. Lasciate che concluda quindi con un richiamo alla sfida, che avverto fortemente, del rispetto delle istituzioni, della fermezza dello Stato democratico, della tutela della legalità. Le insidie vengono da molte parti : vengono nel modo più brutale dalla criminalità mafiosa, dalle sue minacce ai magistrati e alla convivenza civile. Ai servitori della legge impegnati con coraggio su quel fronte, va oggi la nostra piena, limpida, concreta solidarietà”.

Infine il ricordo di Napolitano è andato a quando, lo scorso anno, egli fece lo stesso saluto convinto di aver finito il proprio impegno al Quirinale: Un anno fa, nella stessa occasione che ci vede oggi riuniti alla vigilia dell’inizio del 2014, volli accomiatarmi da voi nell’imminenza della conclusione del mandato presidenziale. Chiarissima era la mia convinta e motivata predisposizione a quella conclusione : e non c’è tentativo di spudorato rovesciamento della verità che possa oscurare quel mio atteggiamento o far dimenticare la pressante sollecitazione che venne a me rivolta da opposte forze politiche partecipi di una drammatica condizione di impotenza politica a eleggere il mio successore.

Nel ringraziare poi il Parlamento e i rappresentanti delle Regioni per la fiducia largamente accordatami, ebbi modo di indicare inequivocabilmente i limiti entro cui potevo impegnarmi a svolgere ancora il mandato di Presidente. Anche di quei limiti credo che abbiate memoria ; ed io doverosamente non mancherò di rendere nota ogni mia ulteriore valutazione della sostenibilità, in termini istituzionali e personali, dell’alto e gravoso incarico affidatomi”.

Queste ultime frasi, così come molte altre pronunciate con estrema chiarezza da Napolitano, faranno sicuramente discutere. devono essere approfondite e ragionate con calma. Viene da chiedersi se questa ultima in particolare non possa far pensare alla possibilità che,  prima o poi, egli possa pure decidere che ha fatto abbastanza e si potrebbe dimettere?
Alessandro Di Severo