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Napolitano e Letta rispondono per le rime a Rehn della Commissione europea sui conti pubblici italiani

Napolitano e Letta rispondono per le rime a Rehn della Commissione europea sui conti pubblici italiani

Botta e riposta tra il Vicepresidente della Commissione dell’Unione Europea e commissario agli Affari economici, Olli Rehn,  ed  il Presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, ed il Presidente del Consiglio Enrico Letta. Tutto nasce dai dubbi sulla politica di risanamento dei conti pubblici italiani espressi da Rehn in un’intervista rilasciata d un quotidiano italiano. I commenti dell’esponente europeo hanno portato i due nostri principali rappresentanti a rispondergli.

“A livello delle istituzioni europee si impone una correzione di rotta e un impegno nuovo per promuovere la crescita e l’occupazione”. Gli ha replicato senza citare Rehn  il Presidente delle Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione della visita del Presidente della Repubblica Croata Josipovic. Napolitano ha proseguito esprimendo la sua valutazione sull’impegno italiano in materia di conti pubblici: “da un lato possiamo essere soddisfatti e orgogliosi dello sforzo fatto per risanare la finanza pubblica, dall’altro questo rapporto è influenzato fatalmente dalla mancata crescita e dalla recessione che perdura. Ci auguriamo che possa essere doppiato il capo che ci porti dalla fase di recessione a quella della ripresa”.

Anche ad Enrico Letta non sono andati giù i giudizi di Rehn, in particolare sullo spirito scettico che le hanno caratterizzate ed ha ricordato che il termine “scetticismo” non è previsto dai Trattati europei: “la parola scetticismo non c’è: quindi non può permettersi di esprimere un concetto di scetticismo;  deve parlare di stabilità, equilibro finanziario”.

Enrico Letta aggiunge che l’Italia e  la Germania son0 gli unici Paesi che da 3 anni di fila stanno sotto il 3%, gli altri grandi Paesi europei no e dice:” Questo è un impegno che va premiato e non frustrato”.

Olli Rehn

Rehn si era lamentato del fatto che  l’Italia deve rispettare un certo ritmo di riduzione del debito,” e non lo sta rispettando” e si era detto poco convinto che l’Italia ce la faccia a raddrizzare la situazione entro il prossimo Febbraio 2014, aggiungendo “Ho preso nota delle buone intenzioni del governo italiano su privatizzazioni e “spending review”. Ma lo scetticismo è un valore profondamente europeo. E io ho il preciso dovere di restare scettico, fino a prova del contrario. In particolare per quanto riguarda i proventi delle privatizzazioni e i loro effetti sul bilancio del 2014″.

“Per quanto riguarda il deficit -sostiene l’esponente dell’Unione- l’Italia è in linea, anche se di poco, con il criterio del tre per cento e questo ha consentito al Paese di uscire dalla procedura per deficit eccessivo che è importante per la sua credibilità sui mercati finanziari. Inoltre. Per farlo, lo sforzo di aggiustamento strutturale avrebbe dovuto essere pari a mezzo punto del Pil, e invece è solo dello 0,1 per cento. Ed è per questo motivo che l’Italia non ha margini di manovra e non potrà invocare la clausola di flessibilità”.

RomaSettRed