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Napolitano arrabbiatissimo per le minacce di dimissioni dei parlamentari del Pdl. Quali gli sbocchi per una decisione che non ha molto spazio per portare a qualcosa di concreto ?

Napolitano arrabbiatissimo per le minacce di dimissioni dei parlamentari del Pdl. Quali gli sbocchi per una decisione che non ha molto spazio per portare a qualcosa di concreto ?

“Un fatto improvviso ed inquietante” sbotta al Quirinale Giorgio Napolitano non appena sente parlare di minacce di dimissioni da parte dei parlamentari Pdl. Una decisione gravissima cui si giunge dopo settimane di “tira e molla” da cui, però, sembrava essere usciti con impegni precisi sul sostegno al quadro politico complessivo attorno all’esecutivo Letta. Un esecutivo che, sin dalle prime ore di vita, ha trovato in Napolitano, ed anche in Silvio Berlusconi, i più convinti sostenitori e che il Presidente della Repubblica considera l’ultimo baluardo nei confronti della crisi economica e dei disagi sociali che vive il Paese.

Napolitano si è così arrabbiato con Berlusconi e soci, che non é andato neppure al Senato dove era atteso ad un convegno su De Gasperi. Il Presidente della Repubblica fino al giorno prima aveva preso atto delle ripetute assicurazioni esplicite di Silvio Berlusconi e di gran parte del Pdl: la questione personale del capo del Centro destra non avrebbe influito sul futuro del Governo Letta.

E invece no. Ogni giorno è una doccia fredda in vista del 4 Ottobre. Dopo le rassicurazioni, infatti, giungono i proclami minacciosi. Forse al Pdl non legano il loro calo di consensi con il fastidio crescente tra la gente, anche tra i loro elettori, per questo “tira e molla”. Siamo oramai in vista del fatidico 4 Ottobre, anniversario ventennale della decisione di Boris Eltsin di circondare con i carri armati la sede del Parlamento russo dove si erano asserragliati i golpisti comunisti. Quello stesso giorno la Giunta per le Elezioni e le immunità del Senato si esprimerà per la decadenza dal seggio di senatore di Silvio Berlusconi. Non ci sarà alcun carro armato fuori di Sant’Ivo alla Sapienza, ad impedire la decisione.

I due gruppi parlamentari del Pdl, alla Camera ed al Senato, hanno deciso di prendere l’estrema scelta di dimettersi per correre, come un sol uomo, in difesa di colui che é il loro leader da vent’anni. Glielo devono sul piano degli affetti! E’ il leader che li ha portati in Parlamento numerose volte. Ha fatto assaporare loro l’ebbrezza del comando per quasi 15 degli ultimi vent’anni. In un mondo sempre più ingrato, l’opzione della riconoscenza potrebbe apparire a prima vista anche da apprezzare o, almeno, da comprendere.

In realtà, almeno a me, modesto osservatore, è oggettivamente difficile comprendere proprio questa decisione. Viene spontaneo chiedersi: quale lo sbocco? Quali le prospettive?
giunta senato
Partiamo freddamente dal dato tecnico. Per ogni dimissione, i regolamenti delle due camere prevedono un voto da parte dell’aula. Ogni parlamentare dimissionario può spiegare il motivo della sua decisione ed attendere l’accoglimento o il respingimento delle dimissioni. Si tratta di una delle tante accortezze sottilmente introdotte dai nostri “padri” per assicurare la piena libertà dei rappresentanti del popolo, sotto ogni forma ed in ogni occasione. Il dibattito pubblico sulle dimissioni, appunto, deve servire ad appurare se la decisione non derivi anche da una qualche forma di coercizione sull’interessato.

Sembra facile a dirlo, ma non è facile organizzare tanti dibattiti e tanti voti su quanti saranno i parlamentari dimissionari. Non è una cosa che si svolgerà nel giro di poche ore. Le due camere hanno già un fitto calendario da osservare. Le decisioni sul calendario dei lavori le dovranno prendere i capigruppo. Altro quesito nel quesito, dunque: i capogruppo del Pdl si dimetteranno anche dalla Conferenza dei capigruppo? Gli altri capogruppo, da soli, potrebbero decidere di esaminare le diverse richieste di dimissioni nell’arco dei prossimi mesi o, persino, anni.

Forse qualcuno tra i consiglieri di Berlusconi pensa che dimissioni tanto clamorose possano impedire la conclusione dell’iter di decadenza dal seggio. Non mi sembra sia possibile. E se invece accadesse che radicalizzando la situazione alcuni di coloro che dovrebbero dimettersi non lo facessero e decidessero di sostenere, comunque, il Governo di Enrico Letta?

Certo, il punto é proprio questo: il problema della continuità del Governo Letta. Una questione, questa però, che potrebbe anche rivelarsi composta da elementi tali da farla restare distinta e disgiunta dal caso Berlusconi, a seconda di quelli che saranno gli sviluppi concreti delle prossime ore.
aula camera
Tornando alle dimissioni, c’è da ricordare che, una volta che davvero si saranno dimessi tutti gli eletti tra le fila del Pdl, entreranno alla Camera ed al Senato dei subentranti. I quali avranno diritto di accesso perché presenti sulle liste dei candidati a seguire quelli eletti prima di loro e, poi, dimessisi. Lasceranno il posto anche loro? Prima dovranno essere esperite le procedure di insediamento. Poi, se lo facessero, si ripartirebbe con lo stesso iter.

Insomma posso andarmene a fare il giro del mondo e, forse, al mio ritorno, tra un anno o più, le procedure sarebbero ultimate. Sì, ma per fare cosa? Il Pdl non ha la maggioranza in nessuna delle due camere. Quindi? Più radicalizza la situazione e più rischia di essere la foglia quasimodiana: sull’albero nella stagione dell’autunno.

Dodici giorni dopo il 4 Ottobre,il 16 Ottobre, in ogni caso, i carabinieri si presenteranno a casa di Silvio Berlusconi. A Palazzo Grazioli. E’ qui che lui ha appena spostato la residenza. Ha dovuto farlo perché pare che non possa scontare l’anno di carcere ad Arcore in quanto la sua più ampia e lussuosa residenza nei pressi di Monza è troppo vicina ad un aeroporto per soddisfare a quei requisiti di sicurezza richiesti in caso di arresto presso la propria abitazione.
lettura sentenza cassazione berlusconi
Si parla del 16 Ottobre perché quello sarà il trentesimo giorno dopo la riapertura dalle ferie del Tribunale di Milano da cui è stato condannato. Per una pena lieve come la sua, infatti, la consuetudine vuole che venga fatta scontare, in caso di ferie estive, solo a partire da un mese dalla riapertura del tribunale. Si tratta di cose che affondano nella notte dei tempi della Giustizia italiana. Inspiegabili e che, comunque, hanno consentito a Silvio Berlusconi di allungare la sua libertà dal 31 Luglio fino a metà Ottobre.

Da quel momento, per lui si aprono definitivamente le porte del “carcere”, anche se coincideranno con quelle di casa. Non cambierà, però, molto per le condizioni concrete in cui dovrà vivere. Dipenderà dal giudice di sorveglianza se potrà vedere, ad esempio, liberamente i familiari e ricevere qualche visita. Non potrà parlare al telefono con nessuno, nè potrà usare alcun mezzo per comunicare con i non autorizzati dal magistrato.

Non solo. Il 16 ottobre, a decadenza votata, Silvio Berlusconi è esposto a nuovi mandati di arresto eseguibili su incarico di alcune procure che da tempo stanno indagando su fatti in cui è coinvolto. In primis la questione della compravendita di parlamentari, per la quale la Procura di Napoli ha già disposto l’arresto di un ex parlamentare, Sergio De Gregorio, e di un parlamentare mentre era in carica, Alfonso Papa. De Gregorio è diventato il principale accusatore di Berlusconi sostenendo di aver ricevuto da lui tre milioni per passare dalle fila di Antonio Di Pietro a quelle sue, abbandonando al suo destino il Governo Prodi.

Vi è, poi, avviata l’indagine sulla possibilità che siano stati corrotti i testimoni presentati dalla difesa di Berlusconi durante il processo cosiddetto “Ruby” per cui il capo del Centro destra ha già avuto una condanna a sette anni di reclusione in primo grado.

Per un reato del genere Berlusconi potrebbe essere riarrestato, anche in fase di indagine, e sottoposto a forme di restrizioni persino più rigide. Potrebbero non essere autorizzato a vedere liberamente vedere neppure i familiari se non su esplicita autorizzazione del magistrato ed essere assoggettato ad altre misure davvero pesanti.

E qui si apre la questione dell’effetto che la situazione di detenzione può avere anche sul matrimonio che Berlusconi sembra sia prossimo a contrarre con la sua fidanzata, Francesca Pascalepascale berlusconi. Quanto e come potranno stare assieme se la situazione si ingarbugliasse ulteriormente?

Solo Berlusconi, così, può valutare cosa gli convenga fare sul piano umano e giudiziario. Sotto il profilo politico la logica vorrebbe che, invece, di rinchiudersi nel “bunker” di Berlino con la sua “Eva Braun”, valutasse altre possibilità che il Centro destra avrebbe per sfruttare l’ampio consenso che il Paese gli ha espresso nel lungo arco dell’avventura berlusconiana, durata quasi esattamente vent’anni.

Giancarlo Infante