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“Modifiche solo se d’accordo Renzi e Berlusconi”. L’insolita, e forse anomala?, fase politica dell’Italia

“Modifiche solo se d’accordo Renzi e Berlusconi”. L’insolita, e forse anomala?, fase politica dell’Italia

Due uomini solo al comando. Ed uno che arranca dietro di loro. Questa la sostanza dell’attuale fase politica italiana. Peccato che non si tratti di Fausto Coppi, Gino Bartali e Fiorenzo Magni, bensì di Matteo Renzi, Silvio Berlusconi e Beppe Grillo.

Il futuro di un’intera Repubblica e di 60 milioni di persone sembra dipendere dall’accordo dei primi due e dalle polemiche e delle invettive del terzo.

Se le parole non sono emesse in libertà, infatti, non si può non registrare quello che viene detto con grande chiarezza dagli uomini vicini a Renzi e da quelli vicini al capo di Forza Italia: non si cambia nulla delle proposte concordate in materia costituzionale ed elettorale su cui non ci sia l’accordo dei contraenti.

Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera, è proprio chiaro, chiaro: “non si cambia nulla senza l’accordo di Renzi e Berlusconi”.

Arriva così, insomma, l’interpretazione autentica della precisazione già fatta da Renzi al momento della presentazione dell’intesa con Berlusconi quando ha detto che  il pacchetto è chiuso e completo. O lo si prende tutto o niente. Ma sembrava che il Segretario del Partito Democratico una qualche correzione la mettesse pure nel conto allorquando ha auspicato la partecipazione di tutte le forze politiche in quel momento ancora non coinvolte.

coppi bartali magni

Invece, no. Siamo proprio al “si mangi la minestra o si salti la finestra”. Ovviamente, la cosa non va a genio a Beppe Grillo il quale si limita a lamentare il fatto che l’accordo è fatto contro di lui ed i suoi del Movimento 5 Stelle. Non fa neppure un po’ di autocritica sul fatto che egli, con la sua chiusura totale ad una qualsiasi forma di dialogo con le altre forze politiche, potrebbe pur aver contribuito a far nascere una situazione del tutto nuova, insolita e, per alcuni versi, persino anomala per l’esperienza democratica italiana.

Il Parlamento sta andando ad esaminare una legge che finirà per influire anche sulle sue dinamiche, oltre che su quelle dei partiti, in virtù delle decisioni di due persone sole che non fanno neppure parte di una delle due camere. Renzi non vi è mai entrato. Berlusconi è appena decaduto dal Senato.

Se si aggiunge il terzo, cioè Beppe Grillo, anch’egli non eletto, possiamo proprio azzardarci a dire che siamo finiti in una Repubblica parlamentare basata sulle decisioni di una manciata di non parlamentari. Non è proprio così, ma poco ci manca.

E verrà il momento in cui anche gli attuali uomini “soli al comando” dovranno rendersi conto che è necessario non esagerare e cominciare a rispettare, nella sostanza e nella forma, i valori fondanti della Carta costituzionale e di un sistema democratico parlamentare che, nonostante tutti i limiti ed i noti difetti, ha pur sempre assicurato 60 anni di progresso e pace a questo benedetto Paese.

Giancarlo Infante