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Migranti: la Chiesa invita a guardare le responsabilità di tutti, personali e collettive. Duro intervento di don Giulio Albanese sui finanziamenti occidentali ai gruppi jihaidisti per fomentare il caos

Migranti: la Chiesa invita a guardare le responsabilità di tutti, personali e collettive. Duro intervento di don Giulio Albanese sui finanziamenti occidentali ai gruppi jihaidisti per fomentare il caos

La  questione dei migranti troppo spesso è trattata per i suoi contorni immediati con la tendenza a non cogliere le ragioni profonde alla base di un fenomeno che, da tempo, è definito epocale e che, allora, meriterebbe una riflessione ampia, abbandonando le polemiche sterili e strumentali.

E’ chiaro che le società opulenti tendono a chiudersi nei loro particolarismi e nelle loro peculiarità, anche sulla scia dei gravi problemi economici internazionali che stanno diffondendo disoccupazione, calo del risparmio, disequilibrio dei mercati e dei cicli di produzione e di commercializzazione.

Noi occidentali, poi, tendiamo a non vedere gli sfondi storici che richiamano la parte di responsabilità che i fenomeni di migrazione trovano nei processi di colonizzazione i quali hanno interessato ed interessano, sia pure sotto forme nuove, i paesi economicamente poveri, ma ricchi di materie prime e di prodotti cui è legato il sistema economico e produttivo del mondo più ricco.

Tendiamo anche a non vedere come i cicli delle nostre monete e degli imponenti giochi finanziari dei nostri giorni finiscono con influire pesantemente sulle condizioni di vita di tutto il resto del pianeta.

Alla base della migrazione di questi anni non c’é anche l’indebolimento finanziario e monetario dei sistemi economici africani e delle parte più povere del Medio e dell’Estremo Oriente? Per non parlare poi delle guerre in cui siamo coinvolti praticamente da sempre, anche se gli scenari concreti sono quelli di altri continenti.

Vi sono, dunque,  le responsabilità che molti paesi occidentali si sono assunti nell’effettuare interventi sbagliati, sia di natura economica, sia militare, a casa altri con l’effetto di aprire la strada a crisi umanitarie, economiche e politiche da cui la gente del luogo cerca di sfuggire nell’unico modo che conosce: emigrare.

La stessa prospettiva che nei secoli scorsi hanno avuto gli irlandesi, gli scozzesi, gli inglesi poveri, gli italiani e tanti altri popoli del cosiddetto Vecchio Continente. Ce ne stiamo dimenticando o preferiamo non ricordarlo perché le soluzioni sono oggettivamente difficili e non è possibile accogliere tutti coloro che premono alle porte.

Qualche riflessione, però, è necessario farla allargando l’analisi e riflettendo anche sulle nostre responsabilità, singole e collettive.

Così, collegata a quella sui migranti, c’è da registrare la dura polemica di padre Giulio Albanese sui presunti finanziamenti europei erogati ai gruppi jihadisti per fomentare il caos nell’area mediorientale, in nord Africa e in alcuni paesi africani.  Il missionario ed attuale direttore della rivista Popoli e Missione ha fatto la sua denuncia collegandola al rapporto recentemente presentato a Bruxelles dall’organizzazione umanitaria non governativa “Global Witness “. Per conoscere l’organizzazione britannica CLICCA QUI

Padre Albanese ha duramente polemizzato con quella che ha definito “l’assenza dei giornali” sulle guerre per il petrolio in Somalia e per il legname nella Repubblica Sudafricana ed ha denunciato il fatto che l’Europa “azzera il debito dei paesi africani, ma poi li fa accedere a nuove linee di finanziamento che provengono dalle borse europee, quindi prestiti legati alle speculazioni in Borsa”.

Per quanto riguarda la polemica in Italia, ancora non si stempera lo scontro tra la Cei e soprattutto la Lega, anche se viene precisato che molte frasi attribuite a monsignor Nunzio Galantino, il Segretario della Conferenza episcopale italiana, facevano parte non di una intervista vera e propria, ma di un colloquio privato con il giornalista che ha poi reso noto il colloquio.

“Facciamo quello che ci impone di fare il Vangelo e non dobbiamo giustificarci. Piuttosto è il governo che è del tutto assente sul tema immigrazione. Non basta salvare i migranti in mare per mettere a posto la coscienza nazionale”.

Così Famiglia Cristiana  traduceva il pensiero di Galantino  che tornava sull’argomento dei migranti per cui aveva già in precedenza duramente polemizzato con il Segretario della Lega, Matteo Salvini, ed anche con il leader del Movimento Cinque Stelle, Beppe Grillo.

Galantino così delineava i limiti della politica governativa in questione: “Potremmo imparare dalla Germania e copiare le sue leggi. Invece noi – dice monsignor Galantino-abbiamo sempre scritto leggi che in buona sostanza respingono gli immigrati e non prevedono integrazione positiva. Prima la Turco-Napolitano e adesso la Bossi-Fini. Le pratiche per la richiesta di asilo sono lunghissime, un calvario la richiesta di permesso di soggiorno. Parcheggiamo gli immigrati qui e là in Italia. Se invece ci fosse almeno uno stracco di permesso di soggiorno provvisorio potrebbero lavorare e la gente non li vedrebbe più bighellonare in giro e non direbbe che mangiano a spese degli italiani già in crisi. Ma nessuno spiega che è la legge che impone la non integrazione”.

Galantino rispondeva anche alle frasi polemiche con cui il Vaticano ed i vescovi sono invitati a prendersi “a casa loro” i migranti e sono accusati di “guadagnare” sulla situazione dell’immigrazione in Italia:  “Una banalità spaventosa”, sostiene il Segretario della Cei che si chiede: “Perché non vengono a vedere? Nelle nostre strutture, quelle accreditate, la polizia ci porta gli immigrati e poi chi si è visto si è visto. Ogni tanto vengono a dare un’occhiata, appare magari un impiegato della Asl per controllare e basta. Noi ci arrangiamo, tiriamo fuori soldi di tasca nostra e nessuno ci guadagna. Noto che anche in questo caso parlano piazzisti di parole che incendiano ed esasperano gli animi”.

Monsignor Galantino ricordava che Papa Wojtyla ha aperto una delle prime mense per i poveri in Vaticano. “Ci sono vescovi – ha aggiunto- che ospitano immigrati a casa propria e non si sono mai riempiti le tasche di soldi, anzi. Lo fanno anche Salvini, Zaia e Grillo? Per questo una visita ai campi profughi e alle nostre Caritas aiuterebbe a capire. Non dico che cambierebbero opinione, ma li aiuterebbe a capire. Noi qualche titolo in più per parlare di queste cose lo abbiamo perché siamo sulla strada in prima linea e conosciamo la realtà e alle male parole di Salvini rispondiamo con i fatti. Noi conosciamo i nomi degli immigrati, per loro invece sono solo numeri e anche sbagliati”.

A proposito del numero dei migranti, il Segretario della Cei, faceva riferimento alla “percezione” che gli italiani hanno del fenomeno e delle strumentalizzazioni che alcuni politici, che lui continuava a definire “piazzisti” dicendo:

“ Qualche mese fa un sondaggio indicava che in Italia c’è la percezione che gli immigrati siano il 30 per cento degli italiani. Significa che la gente crede che abbiamo accolto 18 milioni di stranieri. Invece sono meno del sette per cento, lavorano, pagano le tasse e contribuiscono quasi all’ 7 per cento della nostra ricchezza. Salvini fa leva sulla percezione, ma sa bene che i numeri sono altri. Utilizza le parole con irruenza invece di guardare le cose in maniera corretta. La realtà è un’altra.  La percezione diventa notizia e alimenta le polemiche. I media, alcuni non tutti, ci vanno dietro, alimentano la polemica, non raccontano qual è la realtà. Anzi i piazzisti sono molti, piazzisti di fanfaronate da osteria, chiacchiere da bar che rilanciate dai media rischiano di provocare conflitti”.

Monsignor Galantino polemizzava, così, anche con la stampa e gli organi d’informazione:“Un pugno di cittadini, appoggiati da un movimento di estrema destra a Roma si oppone alla presenza di venti immigrati, ma sui giornali diventa subito ‘la rivolta della capitale’. Non è così che si favorisce la convivenza pacifica”.