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Merkel- Hollande: tirata d’orecchie per Italia e Grecia sui migranti: agiscano! Usa accoglierà 6 mila siriani

Merkel- Hollande: tirata d’orecchie per Italia e Grecia sui migranti: agiscano! Usa accoglierà 6 mila siriani

Gli Usa annunciano che accoglieranno 6 mila profughi siriani dei 19 mila segnalati dai campi allestiti dalle Nazioni Unite. Un vero dramma nel dramma della grande migrazione di popoli che ruota soprattutto attorno all’area mediterranea e, di conseguenza, europea.

Si calcola che, complessivamente, circa 9 milioni di siriani siano stati costretti ad abbandonare il loro territorio e che circa due di questi sono espatriati tra Turchia, Giordania e Libano dove vivono nei campi profughi allestiti dai governio nazionali e dalle agenzie dell’Onu. Alcune decine di migliaia hanno provato e provano a dirigersi verso l’Europa aggravando il problema delle moderne migrazioni.

Un tema cui è stata dedicata buona parte del vertice bilaterale franco tedesco, tra la signora Merkel e il Presidente francese Hollande, che guardano con preoccupazione crescente alla pressione dei migranti ai confini d’Europa e dentro l’Europa, visto che già oltre 200.000 di loro sono già dentro il recinto di quella che in molti già chiamano la “fortezza europea”. Una fortezza, comunque, piena di buchi e che, in ogni caso, è abitata da gente impegnata a pensarla in maniera molto diversa l’una dall’altra.

Se da mesi e mesi le autorità italiane e quelle greche, le più esposte sul fronte della prima accoglienza, invitano l’Europa a farsi carico, nel suo complesso, di un problema definito da tutti epocale, trovando in realtà molte orecchie chiuse, ora è la volta dei paesi del nord a chiedere ai mediterranei di darsi da fare per contenere la vera e propria marea umana arrivata e in arrivo.

I due leader nordici hanno chiesto senza mezzi termini che, in Italia e in Grecia, siano allestiti entro la fine dell’anno i centri di identificazione ed espulsione dei migranti che dovrebbero, volando di fiore in fiore, stabilire chi saranno quelli destinati a vedersi riconoscere lo stato di esiliato politico e chi, invece, sarà rimandato a casa.

Si tratta solo di una delle questioni affrontate ad aprile dal vertice dei Capo di stato e di governo dell’Unione europea organizzato sulla scia dei naufragi di migranti avvenuti in drammatica successione nel Canale di Sicilia. Oltre a questo, fu anche deciso di avviare un’iniziativa internazionale che puntasse al contrasto della rete organizzata dai trafficanti di esseri umani e di scafisti che, soprattutto nella Libia, ma non solo, trova il terreno di radicamento.

Sembrava che stessimo per allestire una vera e propria armata di terra e di mare e poi… tutto si è ridotto a pattugliare il Canale di Sicilia per correre dietro ogni barcone e gommone che, ammesso che sia vero, segnala di essere in difficoltà come sistematicamente, del resto, accade non appena queste carrette del mare si allontanano dalla riva libica. Sono, così, i mezzi dell’organizzazione europea Triton a fare i trasbordatori dei disperati.

Il Presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, con il Ministro degli esteri Paolo Gentiloni e l’Alta rappresentante per la politica estera europea, Federica Mogherini, si illusero che in poco tempo fosse possibile portare l’Europa ad impostare, finalmente, dopo anni ed anni di latitanza, una seria politica in materia di immigrazione e, soprattutto, perché di questo si tratta, di una vera politica estera condivisa in cui il problema del riequilibrio economico e sociale nei i paesi “esportatori” di immigrati dovrebbe ricevere l’attenzione che merita.

Così come si tratterebbe di esaminare ed affrontare in modo corale le questioni delle realtà che, a causa di guerre, in cui sono coinvolti o, all’opposto, latitanti alcuni paesi europei, portano alla fuga milioni di persone costrette a riversarsi nelle zone vicine e, poi, a provare il passaggio in Europa.

Intanto, però, pur sapendo che i problemi sono altri, di ben altra dimensione e richiedenti una vera e profonda autocritica europea, la Merkel ed Hollande vogliono che si allestiscano i centri di cui sopra perché sanno benissimo che moltissimi di coloro che sono oggi in Italia e in Grecia, vedi il recentissimo caso della Macedonia, finiranno per travolgere ogni sbarramento e riversarsi verso il Nord.

I due leader fanno la concessione di prevedere che il costo di questi centri ricada su tutti i 28 componenti l’Unione e la cosa non dovrebbe essere difficile da organizzare, visto che alla fine si tratterà del peso di quattro soldi a ricadere su di un numero così ampio di paesi.

Resta i problema di fondo che neppure la più perfetta organizzazione di questi centri servirà a molto se non vengono affrontati i motivi di fondo che stanno alla base del fenomeno migratorio di questi anni e cioè l’aggravamento dei disequilibri economici e sociali soprattutto in Africa e le guerre che siamo andati anche noi occidentali a provocare o, almeno, a favorire per salvaguardare i cosiddetti geo equilibri mondiali che alle nostre multinazionali fanno più comodo.

Si dirà che si tratta di vera e propria emergenza giacché i tedeschi si aspettano che ben 800.000 immigrati chiederanno di essere accolti in Germania, ma è pur vero che se non si comincia ad affrontare i problemi strutturali dell’Unione, che non possono solo essere quelli del debito pubblico greco, non risolveremo mai niente proprio a partire da quelli dell’immigrazione.

Alessandro Di Severo