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I mercati finanziari: al galoppo, al rialzo. Fino a quando durerà? – di Giuseppe Gaglioti

I mercati finanziari: al galoppo, al rialzo. Fino a quando durerà? – di Giuseppe Gaglioti

I mercati finanziari sono entrati in una spirale rialzista che non si vedeva da decenni. Il Nasdaq,  il mercato che racchiude le più importanti aziende tecnologiche americane, tanto per fare l’esempio più macroscopico, è più che sestuplicato di valore dal 2008 ad oggi e sembra non vedersi la fine di questo rialzo inimmaginabile fino a qualche tempo fa.

E’ ovvio che è stato sostenuto da tassi eccezionalmente bassi e da una ripresa economica significativa ma ormai le quotazioni hanno raggiunto rapporti prezzo/utili molto, ma molto gonfiate.

Soprattutto, è da segnalare l’assoluta mancanza di consolidamenti di questo rialzo, ormai con caratteristiche di verticalità molto estremamente simili alla fine degli anni ’90 che portarono poi allo scoppio della bolla di Internet. Quando arriverà la correzione? Ma, soprattutto, che cosa la determinerà? Attualmente il meccanismo sembra perfettamente oliato.

Tassi estremamente bassi – si pensi che i tassi di interesse in America sono esattamente uguali al dicembre del 2008, quando era scoppiata la crisi dei famigerati mutui subprime, la disoccupazione era quasi al 10% e il pil  a stelle e strisce era in caduta libera; oggi abbiamo una disoccupazione appena sopra il 4% e un pil in crescita mediamente tra il 2,5 e il 3%;

atteggiamento molto compiacente – oggi sarebbe inimmaginabile un intervento a gamba tesa come quello adottato nel 1994 da Greenspan , allora governatore della Fed che parlò esplicitamente di esuberanza irrazionale dei mercati e alzò i tassi immediatamente di un punto, senza avvisare nessuno, per spegnere sul nascere bolle speculative – delle Banche Centrali, nel caso americano della Federal Reserve che continuano in una sorta di terrore paralizzante a non disturbare i manovratori dei mercati finanziari fornendo loro l’ombrello protettivo del quantitative easing (acquisto di titoli sul mercato da  parte delle banche centrali) e alzando il livello di percezione del rischio (un trapezista che sa di avere sotto di sé la rete di protezione è molto più tranquillo e può azzardare esercizi funambolici sempre più rischiosi salvo, se sale sempre più in alto, mettere a repentaglio la propria vita in caso di caduta e di rottura della rete!). Ogni volta che devono adottare qualche provvedimento che possa, in certo qual modo, dare fastidio ai mercati, li avvisano con conferenze stampa almeno sei mesi prima! E’ come se, di fronte ad un omone minaccioso e protervo intento a guardare la televisione, gli chiedessimo mezz’ora prima il permesso di passargli davanti un attimo nella paura che se non lo avvisiamo sarebbe capace di picchiarci!;

inflazione bassa che sta mettendo in crisi tutti i modelli matematici. Ci si chiede come mai, di fronte ad una ripresa economica ormai consolidatasi, l’inflazione non sale? Probabilmente dipende dal continuo avanzamento della tecnologia che ha sempre meno bisogno dell’uomo e non sollecita rivendicazioni salariali da parte dei lavoratori (prima che mettano un robot al posto mio è meglio che io non alzi troppo la voce!);

l’enorme liquidità, parliamo di centinaia di miliardi di dollari, di cui sono in possesso i big della tecnologia – Apple, Amazon, Google e via dicendo – che utilizzano in larga parte per il riacquisto di azioni proprie collaborando attivamente alla crescita delle quotazioni, aumentando nello stesso tempo in maniera esponenziale il potere ormai pervasivo sul mondo e su noi stessi. Se pensiamo che il valore di borsa di società come Apple e Amazon ha superato di gran lunga il pil complessivo di paesi come la Svezia e la Norvegia e non il Burkina Faso, ci rendiamo conto di quale potere immenso siano dotati;

l’assenza di alternative di investimento. Oggi non è raro il caso, visti i tassi di interessi irrisori e, in alcuni casi, addirittura negativi, di obbligazioni con scadenze a cento anni!! per cercare di lucrare qualche punto in più. L’allungamento della vita media e la qualità della vita sempre migliore, se da una parte sono risultati apprezzabilissimi, dall’altro richiedono sempre più maggiori risorse per essere mantenute, risorse che una volta venivano fornite dai tassi di interesse dei titoli di stato e oggi dai guadagni di borsa, con assunzione di sempre maggiori rischi da parte dei risparmiatori;

la presidenza Trump che, ovviamente,  vista la natura fortemente capitalistica e classista del suo interprete, ha adottato tutta una serie di provvedimenti favorevoli alle classi agiate e, in primis, alle aziende di cui lui è degno esponente. Tra queste la famosa riforma fiscale che dovrebbe vedere la luce in questi giorni con contenuti decisamente pro business, a scapito delle classi meno abbienti e dell’enorme deficit pubblico americano, destinato a salire oltre ogni limite per effetto degli annunciati sgravi fiscali.

Quale imprevisto può inceppare questo meccanismo apparentemente perfetto? Ai posteri l’ardua sentenza. Gli “esperti” si dividono tra chi crede ancora in rialzi sostanziosi e chi predica estrema prudenza. Il silenzio degli esponenti delle banche centrali su questo tema è assordante. E’ vero che eticamente i banchieri centrali dovrebbero astenersi da qualsiasi commento sull’andamento dei mercati ma un richiamo alla sobrietà non guasterebbe. Delle due l’una: o ritengono appropriati i livelli borsistici attuali e solide le perfomances dell’economia ma questo non spiegherebbe come mai i tassi di interesse sono gli stessi di dieci anni fa in piena crisi oppure hanno un timore, molto fondato, di rompere questo idillio e scatenare un’ondata di vendite deleteria per tutti. Questo, però, non fa altro che perpetuare questa situazione che più si protrae e peggiore ne sarà l’uscita.

I numerosi anni che mi porto sulla schiena mi rimandano al famoso lunedì nero del 1987 in cui il famoso Dow Jones, allora il Nasdaq  era ancora agli albori, perse in sol giorno il 22%. Anche allora il meccanismo funzionava alla perfezione. Oggi tutti dicono che è diverso ma la storia è come la moda, sempre diversa ma, in fondo, sempre uguale a se stessa.

Giuseppe Gaglioti