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Marò in India: l’Italia ricorre all’arbitrato internazionale. Sarà la volta buona che tornano a casa ?

Marò in India: l’Italia ricorre all’arbitrato internazionale. Sarà la volta buona che tornano a casa ?

Finalmente, il Governo italiano si è deciso a ricorrere all’Arbitrato internazionale previsto dalla convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare per trovare una soluzione al caso dei nostri marò trattenuti senza che ci sia mai stato un processo in India  a  loro carico.

Il nostro Paese ha preso definitvamente atto che con il paese asiatico non è possibile trovare alcun accordo sul caso dei due nostri fucilieri di marina Salvatore Girone e Massimiliano Latorre.

L’immediata richiesta  avanzata dalle autorità romane sarà quella di rendere permanente il trasferimento in Italia di Latorre, autorizzato in due successive riprese dalla Suprema Corte indiana a tornare a casa per continuare le cure rese necessarie dall’ictus che lo ha colpito mentre si trovava in stato di detenzione nell’Ambasciata italiana presso la capitale indiana. Il prossimo permesso scadrà in luglio. Per Girone sarà contemporaneamente richiesto il trasferimento in Italia visti i tempi lunghi che si è presa la giustizia indiana nel “non” affrontare il caso.

Ovviamente, questa sarebbe la strada per riprenderci , intanto, entrambi i nostri marò in ogni caso, qualunque dovrebbe essere il verdetto finale e , poi, vedere cosa accadrà.

Alla fine l’impressione è che anche gli indiani siano contenti di una soluzione del genere. La vicenda, del resto, è nata subito confusa ed è apparsa immediatamente viziata dal clima politico indiano di allora, caratterizzato dalle forti polemiche in corso in vista della campagna elettorale che ha portato poi alla sconfitta del Partito del Congresso di Sonja Gandhi.

In più, si aggiunsero le complicazioni create dallo Stato del Kerbala, sulle cui coste era accaduto l’incidente per cui i due pescatori indiani avevano perso la vita ed anche i”pasticci” combinati dal Governo italiano di allora  a causa delle diversità di vedute tra i Ministeri degli Esteri e della Difesa.

Il risultato è stato che i Latorre e Girone sono stati formalmente incarcerati in India per tre anni, senza la prospettiva di avere un equo processo in tempi brevi.

La speranza, allora, è che possa essere l’Arbitrato Internazionale a risolvere la kafkiana situazione dei due militari italiani. Gli unici che  escono dalla vicenda a testa alta.