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Macchiatonda di Capalbio: la Shibumi della Maremma festeggia i suoi primi 40 anni

Macchiatonda di Capalbio:  la Shibumi della Maremma  festeggia i suoi primi 40 anni

Come si potrebbe definire questa spiaggia che fu la prima a sorgere sul litorale maremmano 40 anni fa e che ora è tra le più frequentate dai turisti che vengono a Capalbio? Mi viene in mente il termine giapponese Shibumi, titolo del libro di Trevanian, che approssimativamente significa sobrietà, o più precisamente la raffinatezza celata sotto dimesse apparenze. E’ questa la filosofia di vita dei suoi clienti che si ciondolano nel corso dell’estate tra il ristorante, la doccia, l’ombrellone e un bagno con piacevoli intervalli di chiacchierate tra amici. E aggiungerei una sobrietà condita con quel sano atteggiamento scanzonato maremmano,, che rende l’atmosfera ancora più familiare e vera.

macchiatonda2 negli anni sessantaSono trascorsi 40 anni da quando questa azienda a conduzione familiare ha messo su il primo ombrellone e ha dato vita a quello che oggi vien chiamato il Buen Retiro di Capalbio. Grazie all’intraprendenza di Ivo Dominici, il litorale maremmano diede vita a un indotto turistico che prima non esisteva. E così, il 10 agosto 2013 è stata organizzata una bellissima festa in spiaggia per festeggiarne la nascita.

Incontriamo Roberto Dominici, l’attuale gestore. Quando avete iniziato esattamente?

“I lavori a settembre del 1973, e a marzo del 1974 la spiaggia era pronta per la sua prima stagione. Eravamo i primi di tutto il comune di Capalbio (lo dice con un grande sorriso). C’era anche il ristorante realizzato con pannelli di canne intrecciate e con mia madre ai fornelli. La spiaggia era di circa 50 metri di profondità (oggi 30) e 110 di lunghezza. Il primo anno a macchiatonda1 agli iniziFerragosto c’erano solo 7 ombrelloni prenotati, fino ad arrivare, sempre nel corso della gestione di mio padre, Ivo Dominici, a ben 180. Mio padre gestiva la spiaggia e mia madre il ristorante, Nonna Linda“.

“Quando abbiamo aperto intorno non c’era nulla – continua Roberto – tantomeno un territorio pronto al turismo. Era una zona prettamente rurale. Esistevano solo Capalbio Scalo, Borgo Carige e Capalbio paese, e i suoi abitanti. L’idea di tutto questo venne proprio a mio padre. Noi veniamo da San Quirico di Sorano, nel grossetano, e ci siamo trasferiti a Capalbio nel 1960 quando lui aveva avuto il posto di direttore amministrativo della Riserva turistica di caccia a Capalbio”.

“Poi aveva messo su un’officina di riparazioni di macchine con un altro socio – ci dice ancora – e in quel periodo frequentavamo Ansedonia, la spiaggia della Tagliata. macchiatonda5 clientiIl primo stabilimento che abbiamo visto era la Strega di Ansedonia. Io presumo che l’idea gli sia venuta così. A Macchiatonda, infatti, prima che noi costruissimo lo stabilimento, ci venivano 4 persone al massimo, tutti andavano alla Tagliata. Quando mio padre ebbe l’idea di mettere su uno stabilimento, chiese la concessione. Ed eccoci qui”.

Raccontami qualcosa della gente che ha frequentato Macchiatonda.

“Tutte le persone che hanno frequentato Capalbio dagli anni settanta, ottanta in poi, sono passate da qui perché eravamo l’unico stabilimento del litorale. Da Occhetto ad Asor Rosa, Lidia Ravera, Luca Pavolini. Tutta la sinistra era qui”.

macchiatoda10Ciò che vi contraddistingue è però il vostro atteggiamento schietto, semplice verso i vari personaggi più o meno importanti. E’ vero?

“Questo mi deriva, e sto cercando di trasmetterlo alle mie figlie, che ora gestiscono il ristorante, dai miei genitori. Mia madre cucinava per la gente come cucinava per noi, non creava piatti particolarmente elaborati. Lei voleva essere genuina come lo era con noi. Il rapporto non era gestore cliente, ma quello di una famiglia allargata. E questo è il nostro impegno. Io cerco di far sentire a proprio agio il cliente, ma se il cliente si propone in maniera arrogante rispondo di conseguenza, tirando fuori il mio carattere maremmano che come si sa non guarda in faccia nessuno”.

Poi questa caratteristica è stato il vostro punto di forza.

macchiatonda4 oggi“Io so che chi ha capito il nostro modo di interagire rimane con noi e sta bene, chi ha bisogno di altro è andato in altre spiagge, di cui il litorale dispone”.

Mentre si chiacchiera con un bel bicchiere di vino bianco fresco in mano, alle spalle il mare in abito da sera, la brezza che inebria, Roberto mi racconta una serie di aneddoti dei vari personaggi che con più o meno arroganza hanno espresso il famoso epiteto: Ma lei non sa chi sono io? Perché se io voglio da domani la faccio chiudere! Insomma tutte quelle manifestazioni di una classe di persone che arrivate al potere, per lo più romani appartenenti alla classe politica, pensano di arrivare qui in brache di tela a dettar legge.

macchiatonda9Ma la famiglia Dominici non è geneticamente predisposta alle sopraffazioni di questo genere e in un modo o nell’altro, in maniera più o meno colorita ha sempre rimesso tali personaggi al loro posto. La loro schiettezza ha comunque fatto in modo che gli stessi protagonisti di “uscite davvero poco felici” abbiano apprezzato il carattere e siano sempre tornati.

Gli chiedo anche due parole sul problema delle concessioni che rischiano di togliere alla sua azienda familiare la possibilità di continuare a tramandare il lavoro iniziato negli anni ’60.

“Ora ci dicono che siamo in proroga fino al 2020 e quindi vediamo. Queste sono promesse. Da qualche tempo hanno stabilito che le concessioni possono andare all’asta. Io comprendo che sia giusto aprire le possibilità anche ad altri, però questo significa che non solo si perdono i diritti sullo spazio ma anche sulle strutture da noi costruite. Se perdi la gara perdi tutto quello che hai realizzato finora. macchiatonda11 barNon hanno adottato dei parametri, che dire una commissione che viene qui e valuti le spese che noi abbiamo sostenuto. Nessuno prende in considerazione il fatto che 40 anni fa questa spiaggia era solo sabbia, ora è turismo ed è stato creato dalla mia famiglia. Ritengo che ci debba essere un riconoscimento. Se solo il 20 o 30 per cento delle spiagge italiane è occupato da concessionari questo vuol dire che ce ne sono altre spiagge da prendere in concessione. Noi inoltre non diamo solo dei servizi: noi garantiamo anche la sicurezza in mare. Poi chi potrà vincere le gare per le concessioni? Le multinazionali, la Mafia, la ‘Ndrangheta chiunque abbia grossi capitali da offrire?”

Così dopo questo ultimo accenno al futuro della spiaggia, si ritorna al presente e iniziamo a gustare l’inizio della serata. Su un grande telo vengono proiettate le foto dei vari clienti di Macchiatonda che vedono bambini ora adulti, ragazze ora signore, baldi ragazzotti ora appesantiti da un dolce giro vita. La musica si alza e piano piano si balla. I ragazzi si fanno anche il bagno, si beve, si parla ma sempre tutto in grande stile Shibumi, sobrietà sopra ogni cosa.

Giusy Lauriola