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Lusi lascia i domiciliari mentre Enrico Letta mette un freno al finanziamento dei partiti.

Lusi lascia i domiciliari mentre Enrico Letta  mette un freno al finanziamento dei partiti.

Ogni tanto la vita presenta delle strane coincidenze. Mentre il Consiglio dei Ministri iniziava a esaminare un provvedimento sui finanziamenti ai partiti, giungeva la notizia che Luigi Lusi, ex Tesoriere della Margherita, era autorizzato a lasciare il convento e tornare allo “stato laicale”.

A parte ogni scherzo, accusato di aver sottratto 25 milioni di rimborsi elettorali, i giudici hanno consentito all’ex esponente del Pd di lasciare gli arresti domiciliari. Colui che ha provocato il definitivo smottamento della credibilità delle forze politiche italiane, rientrava a casa salutando i frati del convento dove, sembra, egli abbia potuto comunque godere di una ospitalità lussuosa. Visto che non gli dovrebbero mancare i mezzi per pagare. In ogni caso, in questo sofferto periodo carcerario, avrà avuto modo anche lui di meditare.

Come abbiamo meditato, tutti noi italiani, per l’ennesima volta, sulla questione dei soldi pubblici destinati ai partiti. Un rovello antico. Oggetto già di un referendum dall’incontrovertibile esito contro il finanziamento delle organizzazioni politiche.

lusi8 belsito bossiinchiesta_sui_fondi_alla_lega_arrestato_l_ex_tesoriere_belsito-330-0-362014La meditazione, in effetti, è stata resa ancora di più urgente dagli eclatanti casi del già citato Lusi, da quello della Lega con Francesco Belsito e da quello del Pdl con Franco Fiorito, per il quale è fresca la richiesta di una condanna a cinque anni di reclusione. Si è anche detto che è la legge ad essere sbagliata. Gli uomini sbagliati, infatti, molto spesso sbagliano ancora di più se la legge non è proprio perfetta.

Così, dopo tanti mesi di tira e molla, meglio sarebbe dire anni, se non decenni, la maggioranza che sostiene il governo Letta decide di mettere mano al problema. La logica del nostro sistema parlamentare avrebbe voluto che la questione fosse posta e risolta nel e dal Parlamento. Cioè sulla base di una iniziativa di deputati e senatori, lasciando fuori dalla vicenda l’Esecutivo oberato già da altre incombenze. Per sua natura, inoltre, il Governo non dovrebbe occuparsi di materie che spetta ai partiti affrontare.

Del resto, Camera e Senato potrebbero essere nella condizione di riempire una stanza intera se solo volessero raccogliere esclusivamente proposte presentate sull’argomento nel corso di quasi 70 anni di attività. Non si contano, infatti, i deputati ed lusi14 camera-dei-deputatii senatori che hanno provato a proporre una soluzione ad una questione cui si rifanno anche importanti aspetti della nostra democrazia effettiva e sostanziale.

Il finanziamento pubblico è previsto in quasi tutti i paesi del mondo. In alcuni casi, come nella Gran Bretagna, premia addirittura la minoranza. Com’è strano il mondo, verrebbe da pensare da italiani.

Negli Stati Uniti è alternativo a quello privato. Forse ne approfitteranno gruppi di minoranza, visto che ai due partiti maggiori conviene attingere ai miliardari finanziamenti assicurati da fonti di ogni genere. In effetti, da quando è stato introdotto il suffragio universale ed abolite le liste elettorali in cui si veniva iscritti solo in base al censo, è stato posto il problema di chi pagava i costi della vita politica e democratica.

Le destre sono quasi sempre state per il “ no” perché, tanto, loro i soldi li trovavano. Le “ sinistre” per il “sì”, perché i lavoratori già dovevano sottoscrivere l’iscrizione al sindacato e al partito e non potevano assicurare finanziamenti aggiuntivi.

lusi70 Partito_Comunista_Italiano_-_Walter_Veltroni_+_Achille_OcchettoIn Italia la storia è stata poi infarcita da questioni tutte nostre. In particolare, dalla presenza di un forte Partito Comunista con ingenti finanziamenti stranieri, controbilanciati da quelli dei partiti di Governo assicurati dagli industriali e dagli Stati Uniti.

Le prime forme di finanziamento, così, poterono essere anche giustificate dal fatto che dovevano servire ad “affrancare” i partiti italiani da incombenti “interessi” esterni. L’affrancamento si è trasformato in arrembaggio delle risorse pubbliche e in taglieggiamento di una compiacente struttura imprenditoriale.

Questa, del resto, è sempre stata molto interessata al rapporto d’interesse sia con la “politica”, sia con le strutture amministrative. Queste ultime non finite adeguatamente sotto la lente di ingrandimento del Sostitituto Procuratore di Milano, Antonio Di Pietro e dei suoi colleghi.

Insomma, la questione del finanziamento alla politica è questione nazionale. Nel senso che interessa e riguarda tutto il Paese e tutte le sue articolazioni. Non solo i politici. Questo spiega perché è sempre stato difficile risolvere il problema se lasciato a quello che dovrebbe essere il naturale confronto parlamentare.

lusi51 lettaQuesto spiega perché Enrico Letta utilizza la situazione, in cui tutti i partiti della maggioranza sono costretti a sostenerlo, per provare a vedere se riesce dove nessuno è mai riuscito e dove tutti vorrebbero che lui riuscisse. Per lui sarebbe un colpo magistrale.

Grillo, però, preferisce tuonare che é tutta una presa per i fondelli. I suoi due capogruppo, al Senato ed alla Camera, seguono però due linee non proprio coincidenti. Il primo, il senatore Vito Crimi, ritiene che i partiti possono dimostrare la loro buona fede solo accettando le linee fissate dalle proposte già presentate dai Cinque Stelle nelle due camere. La seconda, la deputata Roberta Lombardi, si è espressa in termini più possibilisti verso la proposta governativa.

La realtà è che per alcune ore c’è ancora la campagna elettorale e ognuno è impegnato nella ricerca spasmodica, anche, dell’ultimo voto. Discorso che vale anche per Beppe Grillo. Tutti i veri ragionamenti saranno ripresi dopo le ore 15 di Lunedì 27 Maggio, al momento dell’apertura delle urne per lo spoglio delle schede allestite per le elezioni amministrative.

lusi52 fiducia_camera_governo_lettaIl Governo, intanto, dovrà avviare le verifiche del caso. In primo luogo, quelle della Ragioneria dello Stato, in materia di copertura delle spese. Anche se, da ignoranti in materia, non vediamo dove debbano essere queste spese ulteriori. Semmai, contiamo su dei risparmi. Ma, tecnicamente, è probabile che possa esserci, comunque, qualcosa da controllare.

Poi, si giungerà alla definizione di un provvedimento scritto nero su bianco. Una proposta organica che costituirà l’unico vero elemento di dibattito e di riflessione. Le leggi, del resto, si esaminano sulla base del loro effettivo contenuto.

Riteniamo che, in ogni caso, già oggi possa essere apprezzata la buona volontà e, probabilmente, anche Beppe Grillo parteciperà al confronto. Sembrerebbe essere nel suo interesse. Solo così, infatti, potrà dimostrare se i partiti ed il Governo stanno organizzando una “presa per i fondelli” o no.
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Se invece la riforma andrà in porto, sarà un suo successo. Vedrà riconoscersi in maniera plateale il merito di aver denunciato un problema, da tempo sulla coscienza degli italiani. Se possibile, un’ultima piccola riflessione. Visto che non è ancora scritto, non è possibile nel primo articolo della legge prevedere due cose, entrambe che portano alla introduzione di una politica “povera” e frutto di passione e non di professione? Da questo può discendere tutto il resto.

Voglio dire che, per prima cosa, si eliminano tutti gli stipendi attualmente previsti al di sotto del livello del consigliere regionale. La politica torna a richiamare chi vi vede non solo un proprio tornaconto, bensì un campo d’impegno sociale e civile. Può bastare un rimborso spese. Impedire, quindi, tutte le forme di pubblicità troppo dispendiosa mettendo dei limiti draconiani. Vietare, così, i manifesti che sono costosi, inutili e inzozzano le città.

Che i candidati vadano per strada a parlare con la gente. Bussino alle porte delle case. Alla fine della campagna elettorale, tutto al più, avranno bisogno dei soldi del calzolaio per risolarsi le scarpe e non i milioni che, ad esempio, sospettiamo hanno speso alcuni candidati a Roma, solo per diventare consiglieri comunali.

Chi ne ha mezzi, tempi e voglia per farlo, provi a recarsi in Gran Bretagna nel corso della prossima campagna elettorale. Vedrà che i candidati fanno esattamente quanto sopra e sono autorizzati solo a stampare e distribuire dei volantini. Sia detto per inciso, in Gran Bretagna grandi scandali politici per il sesso, ma quasi mai per i rimborsi elettorali. La cosa ci dovrà pure far riflettere?

Giancarlo Infante