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Lungo colloquio tra Letta e Alfano Come il “libeccio” lascia il tempo che trova Niente di fatto. Ma nessuno si aspettava novità

Lungo colloquio tra Letta e Alfano  Come il “libeccio” lascia il tempo che trova  Niente di fatto. Ma nessuno si aspettava novità

Il lungo “vertice” di Palazzo Chigi tra Enrico Letta ed Angelino Alfano, segretario del Pdl, nonché suo Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Interni, si sarebbe concluso com’era cominciato. Cioè senza approdare a niente. Le posizioni sono rimaste molto lontane, fanno sapere fonti ufficiose della Presidenza del Consiglio. Il tema del colloquio, definito duro, era del resto difficile e spinoso: la questione Berlusconi. Salvo smentite, é stato come il “libeccio”: lascia il tempo che trova.

Il leader del Centro Destra ha davvero ancora pochi giorni di tempo prima di vedersi privare del proprio seggio al Senato. Due mesi scarsi prima di veder scattare il provvedimento d’arresto a seguito della sentenza di condanna diventata definitiva dopo la conferma da parte della Cassazione.

Così, Berlusconi avrebbe deciso di fissare un termine perentorio entro il quale aspetterebbe fatti concreti: dieci giorni. Dopo di che il diluvio!

Si arriverebbe, dunque, alla vigilia della riunione della Giunta per le elezioni del Senato dove tutto fa pensare che 14 a 9 voteranno per togliergli il seggio di Palazzo Madama.
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Nella condizione date era davvero difficile prevedere che i due giovani coinquilini di Palazzo Chigi potessero trovare una soluzione ad una questione che è, oggettivamente, più grande di loro ed in massima parte in mano di altri.

Letta non è certo in grado, ammesso che lo voglia, di costringere il Pd a fare quello che pensa lui, neppure se ci va di mezzo il suo Governo. Angelino Alfano fa solo da portavoce di Silvio Berlusconi e dei cosiddetti “falchi” del Pdl. Un tempo, quando non si usavano riferimenti animalisti, li si sarebbe definiti quelli della “Guardia”: i fedelissimi del Cavaliere.

Enrico Letta aveva ben chiarito la condizione in cui si trova. Prima al Meeting dell’Amicizia di CL a Rimini e, poi, persino in Austria era stato sintetico: quello che decide il Pd, per me è ben deciso.
Alfano era giunto nella stanza di Letta, a Palazzo Chigi, facendosi precedere dai titoli di tutta la pattuglia dei giornali berlusconiani, e non solo, che annunciavano una cosa sola: se il Pd non contribuisce a restituire “l’agibilità politica” a Berlusconi non c’è alcun motivo per continuare a sostenere il Governo Letta.

Non crediamo che Enrico Letta abbia tirato fuori le tante dichiarazioni delle settimane scorse in cui molti del Pdl si affannavano a dire che la vicenda Berlusconi non avrebbe influito sugli equilibri governativi. Semmai era l’Imu a mettere a repentaglio questo “strano” esecutivo che lo stesso Berlusconi aveva detto di aver fortemente voluto.
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Il leader del Centro Destra aveva a fatica, ma era riuscito a farlo, persino ricacciato in gola l’amarezza delle sentenza della Cassazione per sostenere dall’alto del palco allestito a Via del Plebiscito, nel corso della manifestazione che i suoi gli avevano organizzato per esprimergli la propria solidarietà: “Nessuno può dirci che siamo degli irresponsabili perché, noi, abbiamo sempre detto che il Governo deve andare avanti. Deve approvare i provvedimenti economici che abbiamo richiesto e che sono stati concordati. Abbiamo detto che il Parlamento deve andare avanti per approvare i provvedimenti approvati dal Governo”.

Forse Letta non avrà voluto mettere in imbarazzo Alfano che aveva solo il compito di dirgli che Imu o non Imu le sorti del Governo sono appese ad un filo. E Letta sa bene di che filo gli veniva parlato.

Non crediamo neppure che Berlusconi, la sua “Guardia” ed il suo ambasciatore Alfano si aspettassero qualcosa di diverso da parte di Enrico Letta. C’è persino da chiedersi se le tre lunghe ore passate a quattr’occhi a Palazzo Chigi, i due, le abbiano, poi, davvero passate a dirsi cose scontate da un pezzo.
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In più c’è da considerare che ci sono anche i dieci giorni da far passare prima di entrare nel vivo di una decisione che, però, sembrerebbe già presa da un pezzo. A meno che qualcuno non bluffi pur sapendo che ogni partita di poker ha, prima o poi, il suo “game over”.

Giancarlo Infante