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Lotta ai falsi griffati ma la “crisi” non aiuta

Lotta ai falsi griffati  ma la “crisi” non aiuta

L’acquisto di “falsi” griffati più o meno noti è reato, ma chi compra fa finta di non sapere. E con l’avanzar della crisi per molti spendere ben poco per un capo “firmato” è l’unico mezzo per seguire la moda. L’arte del falso ha ormai invaso i più piccoli angoli del commercio. Non c’è prodotto di pregio che non venga copiato e messo sul mercato.

Da anni ormai la lotta alla contraffazione sta coinvolgendo sempre di più istituzioni, imprese e Associazioni dei consumatori e di categoria, che in maniera sinergica portano avanti attività e progetti con un unico chiaro obiettivo: sensibilizzare i consumatori sul fatto che produrre, vendere ma anche acquistare prodotti contraffatti è illegale.

Le organizzazioni di tutela dei consumatori hanno realizzato materiali informativi destinati ai cittadini che spiegano come contrastare il fenomeno della contraffazione, e illustrano i rischi che un prodotto contraffatto comporta per la salute e la sicurezza perché non rispetta gli standard previsti dalla legge.

Nel corso degli ultimi due anni, alcune associazioni dei consumatori (Acu, Adiconsum, Adoc, Assoutenti, Codici, Federconsumatori, Movimento Consumatori e Movimento Difesa del Cittadino) insieme al Ministero dello Sviluppo Economico Direzione Generale per la lotta alla contraffazione-UIBM hanno svolto una indagine sulla contraffazione in Italia, realizzata nell’ambito del progetto “Io non voglio il falso”.

Ecco qualche dato: i consumatori convivono con i prodotti contraffatti. falsi6C’è in loro “una certa forma di acquiescenza” nei confronti della contraffazione. In assoluto, pensano che i prodotti contraffatti possano essere dannosi – quasi il 95 per cento sa che esistono prodotti contraffatti pericolosi per la salute – ma quando si passa al particolare, ovvero all’acquisto fatto per sé, interviene una forma di “ottimismo furbesco” che porta ad apprezzare il prodotto e a pensare che l’oggetto acquistato sia un affare perché pagato poco e non dannoso.

L’indagine si è svolta in due fasi. Nella prima indagine, condotta fra il 2010 e il 2011, intervistato telefonicamente, solo il 14,7 per cento del campione ammetteva di aver acquistato prodotti contraffatti. In seguito le domande sono state perfezionate e rese più “amichevoli” e tale percentuale è salita al 30,6 per cento nelle seconda fase che si è svolta nel novembre 2012. Un dato comunque sottorappresentato. Poco meno di un terzo del campione, dunque, si è dichiarato acquirente di prodotti contraffatti: un motivo, spiega l’indagine, potrebbe essere l’inconsapevolezza che spesso guida l’acquisto di prodotti contraffatti; una seconda ragione potrebbe invece indicare il contrario, ovvero che l’abitudine all’acquisto di prodotti contraffatti (basti pensare a chi compra solo DVD pirata) ne cancelli la consapevolezza, quasi che esistesse solo quel canale di vendita. Un’altra ragione della “sottorappresentazione” dell’acquisto contraffatto potrebbe invece essere proprio nella consapevolezza di commettere un reato.

Fatto sta che il 94,8 per cento del campione sa che i prodotti contraffatti possono essere dannosi per la salute, percentuale in aumento rispetto a quella rilevata dalla prima indagine (88,9 per cento). Questa consapevolezza però non blocca l’acquisto. Abbigliamento e accessori (23,2 per cento) sono le categorie di prodotti maggiormente acquistati e in questo caso la consapevolezza della contraffazione è evidente: fra i prodotti più acquistati falsi11si segnalano borse e cinture, t-shirt e camicie, pantaloni e jeans. Nell’acquisto di alimentari, cosmetici e giocattoli è più facile invece che ci sia una certa inconsapevolezza, anche per la scarsa conoscenza dei prodotti originali.

Ma perché si acquista contraffatto? Su tutte le ragioni domina il fattore prezzo: quasi l’80% degli intervistati indica infatti come motivo principale “il prezzo conveniente”, ma c’è anche un buon 21,5 per cento che indica il “bisogno” dell’articolo o del prodotto, un 16,4 per cento risponde “perché è alla moda”.

Come sconfiggere il fenomeno? Fra i suggerimenti principali, i consumatori indicano in gran maggioranza la creazione di linee di prodotti di marca più accessibili economicamente (91,6 per cento) e la riduzione dei prezzi dei prodotti originali (89,1 per cento).
Gli intervistati ritengono anche che un buon deterrente potrebbe essere far capire che i prodotti contraffatti possono danneggiare la salute (84,2 per cento) ma non condividono l’iniziativa di punire chi li acquista (indicazione data solo dal 43,7 per cento degli intervistati).

Dall’indagine emerge insomma un consumatore consapevole che i prodotti contraffatti possono rappresentare una fonte di pericolo e che possano far male alla salute- dichiara Furio Truzzi Presidente Assoutenti – ; allo stesso tempo, il fattore prezzo continua a essere una leva fondamentale per l’acquisto; quando si chiede dei vantaggi dell’acquisto, il 76,6% indica che comprare prodotti contraffatti permette di risparmiare, seguito a lunga distanza dalla possibilità di comprarne di più (22,1 per cento) e dal fatto che vengano acquistati senza pensarci poi troppo (21,5 per cento).

La sensazione generale che si evince da questa indagine – conclude Loredana Gulino Direttore generale DG Lotta alla contraffazione-UIBM del MSE – è che per molte categorie di prodotti i consumatori sono consapevoli e quindi si trovano in uno stato di consenso “Noi continueremo, insieme alle associazioni dei consumatori e alle aziende, a battere questo terreno”. Aggiunge inoltre che “fare acquisti nel commercio legale è un modo in più per combattere gli abusi e per sostenere le imprese italiane e i loro lavoratori, motivo in più per combattere la contraffazione che alimenta il potere della criminalità organizzata e sminuisce il made in Italy”

Maria Alliney