UltimaEdizione.Eu  > 

Londra: il municipio irrevocabile sposi non possono usare antica formula sempre uniti “in salute e in malattia”

Londra: il municipio irrevocabile  sposi non possono usare antica formula  sempre uniti “in salute e in malattia”

Quando anche il laicismo più esagerato può portare a fare delle cose ridicole. Questo potrebbe essere il titolo di una notizia curiosa che viene dalla Gran Bretagna. Due sposini si sono visti negare la possibilità di scambiarsi il tradizionale impegno matrimoniale di restare uniti per sempre “in salute e in malattia”. Un’espressione considerata dai funzionari di un municipio di Tower Hamlets , a Londra, troppo religiosa. Così Gary e Louise Lidington hanno dovuto modificare la formula.

I due stavano ultimando gli ultimi preparativi per il matrimonio quando hanno ricevuto una telefonata urgente dall’ufficio del registro dei matrimoni con l’avvertimento che non potevano essere autorizzati ad usare quelle poche parole in voga da secoli ed utilizzate nel corso delle cerimonie di sposalizio in tutto il mondo.

La coppia, in sostanza, è stata costretta a riscrivere la frase con cui stavano per scambiarsi l’espressione di amore matrimoniale e di fedeltà reciproca. La conclusione? Sono stati autorizzati a sostituire le parole “in salute e in malattia” con quelle “nella malattia e quando stiamo bene”.

I Lidington quando hanno informato i giornalisti sull’accaduto non sapevano se piangere o ridere. Hanno, però, sostenuto che se non avessero subito il “dicktat” municipale non si sarebbero potuti più sposare.

Poi, però, va bene concedere l’autorizzazione a sposarsi a gente che si presenta al matrimonio conciata nel modo in cui é mostrato nella foto qui accanto.
bride_1530986c
L’apparente stupidità dei funzionari comunali, però, è spiegata dal fatto che una legge del 1837 bandisce dalle cerimonie civili ogni elemento di carattere religioso come inni e letture bibliche. Alcune regole, però, erano state riviste otto anni fa, allorquando si è autorizzato la diffusione in sottofondo di canzoni profane con riferimenti religiosi come quelle di Aretha Franklin, “Say A Little Prayer”, ed “Angels” di Robbie Williams.

John Balcony