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L’ Intervista / Piero Persico (1)

Pietro Persico, magistrato, nato a Napoli, classe 1965, è Giudice civile presso la Sezione staccata del Tribunale di Roma e parla del suo lavoro con grande passione e semplicità. “La giustizia io l’ho sempre intesa come un servizio di prossimità al cittadino e la chiusura dei Tribunali si inserisce in una crisi più ampia della Giustizia da non risolvere con lo scontro”. La stessa semplicità con cui ha accettato di dare questa intervista a Romasettimanale.it. Come vedrete, abbiamo iniziato a parlare con lui della paventata chiusura del tribunale di Ostia, dove egli e siamo finiti a parlare di tutta la questione Giustizia in Italia.

Il Tribunale di Ostia, per ora, non si chiude perché si attende al riguardo il pronunciamento della Corte Costituzionale dopo che il Tar del Lazio ha accolto i dubbi in materia di costituzionalità espressi dai ricorrenti, e cioè l’Associazione Colleganza Forense ed alcuni avvocati, così come vi abbiamo riferito lo scorso 10 Maggio quando intervistammo l’avvocato Antonino Galletti.
http://www.ultimaedizione.eu/2013/05/10/il-tar-del-lazio-da-ragione-agli-avvocati-per-ora-il-tribunale-di-ostia-non-si-tocca/

“ In effetti, vi sono vari profili che potrebbero portare la Suprema Corte a giudicare non confacenti alla Carta Costituzionale il provvedimento n° 155 del 2012 del Governo Monti che prevede la soppressione di circa 1000 presidi giudiziari in tutta l’Italia,
Intanto partiamo dal dato di fatto concreto- ci tiene a precisare il dott. Persico- che Ostia è una città di circa 300 mila abitanti. La nostra sezione staccata copre una realtà paragonabile a quella di una città come Bologna…”

In quanti siete?

“ Magistrati, quattro. Due al penale e due al civile. Aspettiamo il quinto previsto nell’organico ma non è ancora arrivato. Abbiamo un carico di lavoro consistente. Per esempio, noi superiamo il 7% di tutte le esecuzioni esaminate dal Tribunale di Roma, da cui dipendiamo. Il nostro indice di smaltimento del cosiddetto arretrato è del 32%. Uno dei più alti d’Italia. L’anno scorso ce l’ha pubblicamente riconosciuto Giorgio Santacroce, Presidente della Corte d’Appello di Roma, nel corso dell’inaugurazione dell’Anno Giudiziario”.
( Il giudice Santacroce è stato appena nominato Presidente della Prima sezione della Corte di Cassazione, nda)

E, quindi, per premiarvi vi chiudono. Addirittura in anticipo rispetto alla data fissata per il settembre 2013…

“ Questo è il primo rilievo mosso dagli opponenti dinanzi al Tar. Lungimiranti sono stati il Tar nel sospendere il provvedimento e la Corte Costituzionale a fissare subito a Luglio la data della propria deliberazione. Altrimenti, si sarebbe aggiunta confusione a confusione, nel caso ci fosse stato lo spostamento e, poi, la cosa fosse stata dichiarata non giustificata.
I vizi di fondo alla base della legge sono, in sintesi, i seguenti: finisce per ottenere esattamente l’opposto di quello che il legislatore intendeva raggiungere nella direzione di tagliare i “ rami secchi” ed avvicinare la Giustizia alle esigenze della gente e del territorio….”

Ma si vuole anche risparmiare e, quindi, accorpando tutto a Roma…

“ Non ci sarebbe affatto un risparmio. Lasciamo da parte la nostra produttività, da tutti riconosciuta. Lasciamo pure da parte il fatto che, quello di Ostia, era stato indicato tra gli uffici da non sopprimere perché aveva tutti i requisiti per sopravvivere.
La verità è che la Legge delega non ha mai dato al Governo, “ tout court”, la facoltà di chiudere tutte le sezioni distaccate. Ripeto, lo spirito che doveva essere colto era quello di tagliare i rami improduttivi e realmente fonte di speco, che, purtroppo, non mancano. Non un ramo “ verde” come il nostro”.
Trasportare la nostra sezione a Roma significa aumentare i costi in maniera abnorme.
Pensi solo ai costi del trasporto degli arrestati, avanti e indietro. Pensi, poi, ai costi che deriverebbero dall’aggiungere altro lavoro a Roma, che ha già il Tribunale più aggravato d’Europa.
Pensi, anche se mi rendo conto che é difficile da quantificare esattamente, le conseguenze in termini di aggravamento della vita e delle spese per una popolazione di 300 mila abitanti come quella di Ostia.
Questo è un posto dove incombe la criminalità organizzata del litorale romano. La droga, prima di arrivare a Roma, passa da Ostia. C’è un abusivismo edilizio spaventoso; sia già in essere, sia potenziale.
Il territorio non ha solo bisogno di risparmiare, anche se questo è sacrosanto, ha bisogno pure di vedere che lo Stato c’è, che la Giustizia è amministrata vicino alle case dove vive la gente in carne ed ossa. Senza costringerla a farsi circa 80 chilometri alla volta per raggiungere il tribunale di Roma, tra andata e ritorno. Pensiamo anche a questi costi ed alle relative spese che ne deriverebbero per la popolazione.
Incluso, lo dico per inciso, le multe dell’Unione Europee per i processi che non riusciamo a garantire in tempi giusti.
Invece, un bel risparmio lo potremmo avere se per la sede della Sezione staccata di Ostia smettessimo di stare in affitto e ci accordassimo con il Comune o con qualche altro Ente pubblico per utilizzare loro edifici dimessi o non utilizzati senza oneri inutilmente gettati al vento”.

Il vostro è l’unico caso in Italia?

“No. Non siamo gli unici in questa situazione perché, contrariamente a quello che si scrive, in Italia molti tribunali funzionano. Così, con la mentalità di fare tagli non ragionati, di tipo “ orizzontale” , si finisce per causare altri danni invece di trovare migliorie e soluzioni confacenti alla reale situazione. Sono ben 15 i Tribunali italiani da cui sono stati eccepiti rilievi di costituzionalità.
Vorrei precisare, poi, che altri rilievi attengono alla questione della decretazione d’urgenza che, mi rendo conto, non è una cosa facile da spiegare nel corso di un’intervista di questo genere, ma che potrebbero, invece, avere il loro peso agli occhi della Corte Costituzionale”.

E’ un vizio della nostra “ politica” di intervenire solo in estremis, a guaio fatto

“Si. Veda, però, nel caso della giustizia la questione è particolarmente importante. Perché alla Giustizia si lega la prossimità al cittadino, di cui parlavo agli inizi…”

La Giustizia è il primo elemento su ci si regge la democrazia, soprattutto quella sostanziale…

“E’ proprio così. Purtroppo la questione Giustizia nel corso di questi ultimi venti anni è stata sempre posta come elemento di contrasto con la politica. E questo è sbagliato. Vede, io ho elaborato una proposta per introdurre delle riforme sostanziali sul codice di procedura civile che, a mio avviso, si potrebbero rivelare essenziali per risolvere in un lasso di tempo ragionevole i mali principali della nostra amministrazione della Giustizia.
Vorrei, però, che non diventasse un dibattito politico, tra parti contrapposte. Questo a me non interessa minimamente. Così come non interessa la personalizzazione della proposta.
Non credo che la soluzione dei problemi dei cittadini possa venire da una contrapposizione della Magistratura con i politici e viceversa. Oppure, da una contrapposizione tra magistrati ed avvocati.
Si tratta, invece, di avviare un dibattito autentico in cui siano coinvolti tutti gli operatori del settore. Non a caso ho elaborato queste proposte con un avvocato, la bravissima avv. Annalisa Milazzo. L’intenzione, condivisa, è quella di dare il segno di uno sforzo comune in grado di portarci i seguenti risultati: far finire la stagione degli interventi d’urgenza, operati sulla scia di questa o di quella singola vicenda, calati dall’alto e senza l’autentica partecipazione di tutti i soggetti che operano quotidianamente nel settore”.

La proposta su quali punti si articolerebbe? Ci sono problemi di personale, di strumenti…?

“Guardi, con la nostra proposta, ed altre che potrebbero integrarla, tutto quello che oggi è disponibile sarebbe già di per sé sufficiente. Giudici, cancellieri, materiale, attrezzatura. Non è questo il punto. E’ centrale, invece, definire un nuovo Codice di Procedura civile che tagli alla radice l’arretrato e che, una volta giunto a sistema, riduca i tempi di un processo a sei, sette mesi. Al massimo ad un anno, nei casi più complessi”.

E questo si basa su…

“Sulla rivisitazione di un’altra intuizione del legislatore che, però, anche in questo caso è stata mal gestita e male interpretata. La mediazione civile e commerciale che, se rivista, potrebbe portare, con il coinvolgimento degli avvocati, a farci fare un grande passo in avanti sulla soluzione dei problemi di cui abbiamo parlato.”

Però, di questo, se non le dispiace, faremo oggetto una seconda parte che pubblicheremo al più presto.

Intervista di Giancarlo Infante