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L’Intervista / Claudio Sacchetto

L’Intervista / Claudio Sacchetto

Per la Giunta regionale piemontese si occupa di agricoltura l’assessore Claudio Sacchetto. 34 anni, una laurea in agraria nello zaino e tanta voglia di fare. Il governatore Cota lo ha pescato nella Lega Nord, di cui é stato un dirigente in provincia di Cuneo dove ha anche assunto la responsabilità di assessore provinciale all’Agricoltura per due anni.

L’agricoltura, si sa, è una delle componenti portanti dell’economia italiana e, una quota importante è occupata proprio dalla Regione Piemonte che recita la parte del leone. Agricoltura, come settore strategico in forte espansione.

Lo incontro negli uffici della Regione, tra un impegno istituzionale ed un altro, per fare il punto sullo stato dell’agricoltura Regione e sulle numerose iniziative in programma.

Assessore, l’agricoltura costituisce la classica marcia in più per l’economia piemontese. Proviamo a tracciare un bilancio di quello che è stato fatto e a soffermarci su quello che si potrebbe ancora fare per migliorare l’offerta?

“In questa fase economicamente delicata sarebbe un errore sostenere che l’agricoltura non abbia sofferto la crisi. Al contrario, il settore primario ha patito fortemente la recessione. Tuttavia, le solide fondamenta del comparto hanno consentito di rispondere meglio di altri ambiti economici: questo vale a livello italiano e, a maggior ragione, per una regione a forte vocazione agricola quale il Piemonte.

Non è semplice, in poche righe, elencare tutte le iniziative portate avanti: dall’erogazione dell’anticipo Pac agli agricoltori per 3 anni consecutivi; al grande lavoro portato a termine nell’ambito della promozione dei prodotti agroalimentari; dalle modalità attraverso le quali sono state affrontate determinate emergenze, penso alla batteriosi del kiwi, fino al ripristino dei Piani Verdi, vale a dire il programma regionale per la concessione di contributi per gli interessi su prestiti.

Ciò che ritengo davvero importante è il tenere ben presente due punti di partenza: la consapevolezza di aver ancora molto da lavorare e la necessità di utilizzare in modo razionale ed intelligente le poche risorse a disposizione allo stato attuale”.
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Il successo registrato da “Cheese 2013” rappresenta uno dei fiori all’occhiello del comparto del formaggio, a dimostrazione di quanto la gente sia sempre alla ricerca di cose genuine. Come si sta sviluppando la politica del Piemonte per dare nuovo slancio all’intero settore?

“Il consumatore, nell’enorme offerta proposta dal mercato, apprezza sempre di più la qualità. In questo senso, il Piemonte occupa i primi posti nel settore lattiero caseario con i suoi 9 formaggi Dop (ricordiamo che le Dop nazionali sono in tutto 46).
La politica del Piemonte consiste nella tutela, valorizzazione e sostegno del comparto lattiero-caseario. Un’attività che va coordinata con istituzioni, organizzazioni professionali ed economiche del territorio. Si tratta di fare squadra per raggiungere obiettivi sempre più ambiziosi. Le prospettive per il settore lattiero caseario sono positive. Sta a noi operare in sinergia per cogliere le opportunità”.

Quali le opportunità offerte nel complesso nel settore dell’agricoltura?

“L’agricoltura, nel suo insieme, ha sempre occupato, e continuerà a farlo in futuro, un ruolo centrale e indispensabile nell’economia e negli equilibri sociali del territorio.
Più che concentrarsi sulle possibilità che offre in prospettiva, è indispensabile amministrare con attenzione e oculatezza il presente, mantenendo però lo sguardo rivolto al futuro: in questo senso vanno affrontate con particolare lungimiranza partite strategiche quali il processo che porta alla definizione della nuova Pac e il prossimo Programma di Sviluppo Rurale. Da queste scelte dipende il futuro dell’agricoltura, comparto che ha ancora tantissimo da dare”.
vigne in piemonte
Quanto influisce il comparto agricoltura sulla nostra bilancia commerciale?

“In questo caso, voglio che a parlare siano i numeri: di poco superiore ai 3 miliardi di euro il valore della produzione agricola a prezzi di base con circa l’8 per cento di quella nazionale. Il 2,5 per cento circa l’incidenza agricola sul PIL regionale, che raggiunge il 5,3 per cento calcolando l’agroalimentare. Oltre 3 miliardi di euro il valore dell’export agroalimentare e agricolo del Piemonte, di cui circa 1 miliardo riguarda bevande e in massima parte vini e distillati. Tale valore rappresenta circa l’8 per cento del totale export piemontese e il 13per cento dell’export agricolo agroalimentare nazionale. Un valore in continuo incremento dal 1998”.

L’occasione migliore per presentare il prodotto agroalimentare piemontese è quello della partecipazione alle Fiere. Manifestazioni nelle quali si riscontra sempre un grande successo. Secondo Lei il settore potrà cresce ulteriormente in futuro?

“Quello attuale è indubbiamente un momento positivo per il settore agroalimentare piemontese. Mi piace sottolineare come tali risultati estremamente incoraggianti non siano frutto del caso, bensì di un lavoro silenzioso; insistente su più livelli e durato anni. Siamo di fronte ad una costante attività di impostazione, promozione, organizzazione e gestione. Margini di miglioramento ci sono ancora: abbiamo la fortuna di poter contare su produttori capaci, in grado di portare sul mercato vere e proprie eccellenze: si deve continuare a lavorare sulla promozione, far conoscere i nostri tesori agroalimentari, portare i prodotti su mercati fino a questo momento non ancora solcati. Anche questo aspetto però richiede programmazione e risorse, l’improvvisazione non paga”.
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In Piemonte, terra del vino, stanno crescendo anche altri comparti come quello delle birre artigianali. Secondo lei il settore potrà avere uno sviluppo?

“Probabilmente, siamo culturalmente e storicamente più competenti in materia di produzione e commercializzazione del vino, ma la realtà della birra sta crescendo con rapidità e ottimo riscontro. Anche questo ambito fa dell’alta qualità del prodotto finale la chiave del successo. Seguiamo con interesse ed entusiasmo tale settore di produzione, convinti che possa rivelarsi una importante opportunità attraverso la quale portare in alto, ancora una volta, il nome del Piemonte in giro per l’Europa e per il mondo”.

Intervista di Enrico Barone