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L’Europa conferma che solo da noi ci sono 60 miliardi di Euro di corruzione. Altrettanti nel resto dell’Unione. Da noi qualcuno dice che non é vero

L’Europa conferma che solo da noi ci sono 60 miliardi di Euro di corruzione. Altrettanti nel resto dell’Unione. Da noi qualcuno dice che non é vero

L’Unione Europea ci ricorda una cosa che nessuno conosce meglio di noi: a casa nostra imperversano corruzione e rapporti non proprio commendevoli tra politici, imprenditori e mala vita. Ovviamente, come tutti i rapporti che si rispettano, il tutto è accompagnato da dati, abbondante documentazione ed esempi concreti. Non vengono fatti molti nomi, ma le cose sono raccontate in modo che si capisca. Eccome.

Subito c’è stato qualcuno che si è risentito. La reazione é: balle per continuare a tenerci sotto tutela e farci pagare la patrimoniale. Io, invece, non sono d’accordo e non riesco neppure a vedere il legame tra le due cose.  A mio avviso si tratta di cose che, lo ripeto, nessuno conosce meglio degli italiani.

Pochi di noi possono dire di non aver sentito parlare di ciò che è contenuto nel rapporto europeo. Certo, non tutti sono in grado di sciorinare cifre e tabelle, ma tutti sappiamo come la corruzione sia un fenomeno che ci riguarda, dalle Alpi alle Piramidi. O non leggiamo i giornali? O non vediamo i telegiornali?

Coloro che dicono di non ci crederci negano il fatto che questa “mala pianta” ci costi il quattro per cento del Pil, cioè circa 60 miliardi di Euro. Non é questa già una parte della “patrimoniale” che  corrotti e corruttori fanno pagare a tutti gli altri? Siamo, purtroppo, dinanzi ad una cosa assodata da tempo e che l’Unione Europea si è solo limitata a mettere per iscritto. In realtà qualcuno, dalle nostre parti, si era spinto ben oltre, parlando di cifre grandi il doppio. Aggiungendoci, cioè,  anche l’evasione fiscale, che in alcuni casi è consentita ed agevolata da forme diverse di corruzione.

mazzetta 1

C’è quella proprio volgare della mazzetta passata al funzionario dell’ufficio delle tasse e c’è quella più raffinata e delicata, favorita da leggi e leggine che qualcuno è riuscito a far passare appositamente in Parlamento, magari corrompendo chi c’era da corrompere.

Ci sono, sarebbe bello poter dire ci sono stati, casi eclatanti tutti i giorni. Che riguardano imprese piccole e grandi, pubbliche e private. Ricchi e poveri, soprattutto i primi. Belli e brutti. Viadotti che finiscono nel niente. Autostrade ed infrastrutture che costano decine di volte più del resto d’Europa per ogni metro quadro. Che avevamo bisogno dell’Europa per saperlo? Basta andarsi a leggere le annuali, e secondo alcuni inascoltate, denunce della Corte dei Conti.

Sarebbe interessante, poi, parlare di quella corruzione che riguarda l’animo di molti di noi abitanti della bellissima Italia. Timorati cittadini, che troppo spesso dopo anni ed anni, se non addirittura secoli,  d’immersione nella mentalità delle camarille, dei gruppi di potere, e della suddivisione in squadre, ovviamente di “amici”, non riusciamo più a credere che si possa sbrigare una pratica senza la necessità di mettere mano al portafoglio. Fretta, ignoranza, connivenza, il non volere seguire il percorso delle cose, e … delle pratiche. Noi, in fondo, accettiamo e perpetuiamo il sistema. Molte inconsapevolmente, a partire dalle piccole cose.

Del resto, quando qualcuno si ribella al sistema e ne resta stritolato, la maggior parte di amici, colleghi e conoscenti non gli va in soccorso. No, lo commisera. Pensa che sia stato uno sciocco, limitiamoci a dire così, a non fare come facciamo tutti. Cioè ad adeguarci.

Dunque, di cosa dobbiamo lamentarci? Per la pubblicazione del rapporto dell’Unione? Proprio non direi che dovremmo preferire sentirci offesi nel nostro amor proprio invece che trovare ulteriore stimolo nel migliorare leggi e capacità d’intervento per riuscire ad essere un po’ migliori e a non fare andare avanti solo i più furbi ed i più scaltri. Forse, il giorno che riuscissimo a rendere questa nostra amata Italia un po’ più moderna e civile potremmo pure permetterci di ricordare agli altri paesi che, in fondo, 60 miliardi di euro in corruzione riguardano pure i loro conti.

Soprattutto che gran parte della corruzione “prodotta” in Italia va a finire anche dalle loro parti. Già circa vent’anni fa,  ricordo che il “The Economist”di Londra se ne uscì sostenendo che circa il 15 per cento della ricchezza circolante nella City di Londra veniva da criminalità organizzata e corruzione di ogni parte del mondo. Vogliamo rifare i conti oggi? A Francoforte non ne sanno nulla? E così nelle altre grandi piazze economiche del centro e del nord Europa. Del resto, anche loro sono stati sotto il dominio e la cultura latina per non conoscere quel famoso “pecunia non olet”  tradotto in tutte le lingue del mondo.

london city aeroporto

 

Però, solo quando avremo cominciato a mettere ordine  in casa nostra e, quindi, a ridurre la grande trave che abbiamo negli occhi, potremmo vedere la pagliuzza nelle pupille  degli altri.

Giancarlo Infante