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Letta si andrà a dimettere con l’amaro in bocca. Renzi prende il rischio e decide che é il suo momento a Palazzo Chigi. Il Pd l’appoggia con 136 voti contro 16.

Letta si andrà a dimettere con l’amaro in bocca. Renzi prende  il rischio e decide che é il suo momento a Palazzo Chigi. Il Pd l’appoggia con 136 voti contro 16.

Enrico Letta salirà al Colle per portare le sue dimissioni al Presidente Giorgio Napolitano con l’amaro in bocca, dopo che la Direzione del Pd gli ha dato il ” ben servito” perché Matteo Renzi ha deciso di prendere il rischio. Ha deciso che ci deve essere un nuovo Governo, il suo. Un Governo capace di portare l’Italia fuori della palude. Matteo Renzi, così, ha cambiato tempi e strategia. Ha dovuto ammettere che l’ipotesi di partire dalle riforme elettorale ed istituzionale rischia di non tenere conto dei tempi.Lunghi.

Si è reso conto che non basta l’accordo  raggiunto con Berlusconi. E’quindi opportuno partire da un nuovo Governo per avviare, in qualche modo, una fase costituente. La direzione vota e approva il documento del segretario a largHissima maggioranza: 136 si, 16 i contrari e 2 gli astenuti. Enrico Letta domani al Quirinale per rassegnare le dimissioni.

Renzi ha rimproverato Letta di mancanza di trasparenza e di mancanza di direzione, ma al tempo stesso ha provato a dire che la Direzione non avrebbe istituito un processo al Governo Letta perché, a suo avviso, il problema è quello di aprire una fase nuova per l’Italia.

Renzi ha preferito leggere subito un documento su cui,  poi, sarà chiesto il voto da parte della Direzione. Quello che aspettano in molti, a partire da Letta e dal Presidente Napolitano. E’ il ben servito a Letta ringraziato per quanto è stato fatto dal suo Governo e del quale, comunque, il partito fa propria la proposta “Impegno Italia” ed i risultati conseguiti grazie all’impegno europeo. Renzi, comunque, ha voluto rimarcare il fatto che il Pd non ha mai fatto mancare il proprio leale appoggio a Letta. Il documento investe gli organi del partito della responsabilità di intraprendere tutti i passi necessari affinché si apra una fase nuova.

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Secondo Renzi la situazione di questi giorni “non è un derby personale”, bensì il momento del riconoscimento che la situazione richiede l’energia e l’entusiasmo per avviare un cambiamento radicale.

Renzi  non si è fatto mancare una valutazione personale in relazione al fatto che il “mettersi in gioco adesso ha un elemento di rischio personale” quando ha detto di non volere seguire i consigli di chi lo invita ad aspettare il logorarsi di situazione e di uomini  perché, a suo avviso, il vero rischio è quello del logoramento economico ed istituzionale.

Renzi punta a questo punto ad un “rilancio radicale”, ad un “cambiamento profondo” che, però, spera, non suoni una polemica con Letta e con il Governo da lui diretto. Egli, infatti, si é lamentato della lettura data da molte parti sul contrasto di questi giorni tra lui e Letta perché non si tratta di un’ambizione personale. Renzi, però, rilancia ed esalta un altro tipo di ambizione che lui non rinnega. Quella che dal Segretario del Pd fino all’ultimo degli iscritti e degli elettori di operare per fare uscire l’Italia da una situazione di “palude” e di puntare verso il cambiamento.

Dopo Renzi si è avviato il dibattito.Il primo ad intervenire è stato il capogruppo al Senato, Luigi Zanda, che nel tentativo di addolcire la pillola amara per il Presidente del Consiglio, ha ringraziato Enrico  Letta di cui, in qualche modo, ha provato a distinguere le responsabilità dal resto dell’Esecutivo.

E’ stata poi la volta di Gianni Cuperlo il quale ha espresso il timore che questa delicata fase non sia sostenuta in modo corretto ed opportuno, cosa che sta ingenerando incertezza pure nel partito.

Cuperlo ha anche ricordato che, comunque, il Pd non può decidere da solo e che  è necessario portare all’interno dei gruppi parlamentari il dibattito sulle nuove prospettive politiche agitate dal partito.

Molto più critica la posizione di Pippo Civati che ha stigmatizzato il comportamento di Renzi nei confronti di Enrico Letta. Già prima dell’arrivo alla Direzione, Civati ha annunciato il suo voto contrario perché, egli dice, si continua a seguire la politica delle “larghe intese”fino al 2018 invece  di andare rapidamente ad una legge elettorale e, quindi, chiamare al voto gli italiani.

Mentre la Direzione era in corso,  i ministri Alfano e Lupi si sono recati a Palazzo Chigi per incontrare Enrico Letta il quale  ha deciso di seguire da lontano il dibattito interno al Pd. Nel corso dell’incontro tra Letta ed i due ministri del Nuovo Centro destra sarà verificata la reale intenzione di quello che fino ad oggi era il partito alleato più importante. Un partito addirittura nato con la rottura con Berlusconi pur di far sopravvivere il Governo Letta.

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Alfano, aveva preannunciato in mattinata che se il Pd non avesse sostenuto il Presidente del Consiglio,  Ncd si sarebbe adeguata alla situazione e Letta avrebbe dovuto vedersela con i suoi. Insomma, sembrava essersi messo già d’accordo con Renzi.

Giancarlo Infante