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Letta rompe gli indugi e va a vedere le carte in mano agli uomini del Pdl. Resteranno tutti con Berlusconi?

Letta rompe gli indugi e va a vedere le carte in mano agli uomini del Pdl. Resteranno tutti con Berlusconi?

Enrico Letta ha rotto gli indugi. Vuole un chiarimento. Il Consiglio dei Ministri, così, non ha le condizioni perché si possano esaminare la questione Iva ed il resto dei provvedimenti in agenda, tra cui avrebbe dovuto spiccare anche la revisione delle norme sull’acquisizione di aziende come la Telecom.

” No”, dovrebbe aver detto, grosso modo, Enrico Letta, “prima si chiarisce cosa vogliamo fare di questo e con questo Governo e poi affronteremo il resto”. Per quanto si tratti di questioni importanti, queste sono niente rispetto alla necessità di decidere cosa si vuole fare veramente del Governo. Pur avendo limitato il proprio orizzonte a 18 mesi di vita, l’esecutivo espresso da una inattesa maggioranza Pd- Pdl e Scelta Civica aveva pur sempre indicato la necessità di fare alcune riforme di natura costituzionale, elettorali e di introdurre provvedimenti importanti per agganciare la ripresa in atto in talune parti del resto del mondo occidentale industrializzato.

Lunedì, o martedì, Letta andrà in Parlamento lasciando praticamente tutto in alto mare. Anche le cose cui gli uomini del Pdl hanno legato le loro sorti in questa complessa fase della vita politica italiana. Cioè cancellazione dell’Imu sulla prima casa e congelamento dell’aumento dell’Iva. Adesso, sono davvero a rischio.

In qualche modo, ma sicuramente la cosa non è intenzionale, è Enrico Letta a rovesciare la situazione e ad essere in grado di “ricattare” il Pdl così come lui si è sentito fortemente condizionare sia sull’Imu, sia sull’Iva. In entrambi i casi, ha dovuto subire le imposizioni di Renato Brunetta e soci, nonostante il suo principale ministro, quello dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, non volesse proprio intendere ragioni.
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Quelli del Pdl si presentano, apparentemente, come una falange tebana: “se non si risolve il problema di Berlusconi noi non votiamo la fiducia e ci dimettiamo dal Parlamento”.

Poi, in realtà si scopre che il Pdl, più giusto sarebbe dire Forza Italia, è già quello che sarà senza Silvio Berlusconi: un insieme di gruppi e gruppetti di cui si fatica a seguire completamente le svolte, i ripensamenti, i veri obiettivi perseguiti.

Giungono messaggi contraddittori. I cosiddetti “falchi” promettono un combattimento casa per casa, ma Fabrizio Cicchitto dice chiaro e tondo che ancora non si parla di dimissioni dei ministri. E’ già una discreta pattuglia quella del gruppetto che non firma la lettera corale di dimissioni destinata a non significare assolutamente niente. Visto che i regolamenti delle due camere parlano chiaro: non sono previste dimissioni in massa, ma solo decisioni singole che prenderebbero il loro tempo. Tanto tempo!

E c’è chi proprio non è d’accordo e lo dice persino. Eppure, potrebbe rimanersene intruppato nelle retrovie con tutti coloro che firmano un documento senza alcun effetto. Come dice Renato Schifani su Rai Due, si tratta di un segno di affetto verso Berlusconi. E se finirà per rivelarsi “solo” un segno di affetto?

Gaetano QuagliarielloQuagliariello è un altro a non aver firmato. Forse da esperto di Costituzione sa che è solo una inutile prova di forza. Ma “intruppati”, e non costituzionalisti, ce ne sono molti che, al momento opportuno, non firmeranno la lettera “vera”, destinata a sancire la loro uscita dal parlamento.

Paolo Naccarato, eletto nella lista del Pdl, ma sotto le bandiere del gruppo inventato da Tremonti, lo dice chiaro e tondo a Berlusconi, ed intanto annuncia che lui stesso non ci pensa neppure a dimettersi:” Berlusconi ripensaci: in molti ti tradiranno”.

Questo il clima con cui si va alla verifica di un Governo per mesi indicato da tutti come un punto fermo nella vita del paese. Berlusconi era tra costoro con Napolitano. Purtroppo, però, Enrico Letta, per l’accelerazione data dalla Cassazione alla questione della decadenza del capo del Centro Destra, rischia di dover fare i conti con la realtà prima di quando stabilito. I conti, in ogni caso, quelli che contano, Enrico Letta li farà solo al momento della fiducia. Verrà fuori che ha ragione Naccarato?

Giancarlo Infante