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L’elicottero che vola come un jet: avveniristico prototipo elettrico italiano è il convertiplano Agusta Westland a batterie

L’elicottero che vola come un jet:  avveniristico prototipo elettrico italiano  è il convertiplano Agusta Westland a batterie

Un progetto italiano rivoluzionario assolutamente “top secret” presentato per la prima volta a Parigi al salone dell’ Aeronautica di Le Bourget. Un covertiplano, ovvero un misto tra jet ed elicottero, per di più alimentato a elettricità. Due anni di duro lavoro, uno dei quali trascorso in un hangar super sorvegliato in modo che l’intero progetto fosse presentato senza che da parte delle aziende concorrenti non si avesse sentore di quel che si stava facendo. Una novità a dir poco sensazionale che parla italiano presentata al mondo nell’aeroporto parigino di Le Bourget, nella manifestazione aerospaziale più importante del pianeta, assieme a quella britannica di Farnborough. Un gioiello della Agusta Westland, una società del gruppo Finmeccanica. Una risposta a quell’atmosfera di declino che sembra caratterizzare la produzione industriale del vecchio continente.

Una risposta forte a quanti dipingevano la Finmeccanica come un’azienda in piena crisi dopo la brutta storia delle tangenti che sarebbero state versate al governo indiano per favorire la commercializzazione di elicotteri. E proprio in Italia, nella Brughiera di Cascina Costa, una località tra Varese e Milano, accanto agli elicotteri più affermati, il “progetto zero”, così è stato chiamato, ha preso l’avvio. Due anni di prove e tentativi per dimostrare al mondo che gli eredi di Leonardo da Vinci in fatto di progettazione non temono rivali.

project5Un convertiplano, ovvero un ibrido tra un elicottero e un velivolo a reazione, alimentato con batterie elettriche, dalle forme simile più all’aereo di Batman che a un aereo o elicottero di tipo tradizionale. Un velivolo che è tutto un concentrato di soluzioni innovative. Prima di tutto la struttura, circolare, in fibra di carbonio per renderla leggerissima. E’ nato così Poi le pale, due, e inserite nell’ala, nel gergo tecnico dette affogate, sistemate in strutture circolari che scompaiono in fase di decollo e si rialzano quando la navigazione diventa orizzontale. I rotori sono controllati individualmente e questo consente una manovrabilità molto più elevata degli elicotteri tradizionali.

E ancora l’energia utilizzata: elettricità pura, grazie a batterie ricaricabili la cui autonomia è “top secret”. Anche se circola la voce che si aggiri sui 15 minuti. Decisamente poco, ma non è quello il problema. Per lo sviluppo di una maggiore autonomia c’è tempo. E anche se paradossalmente restasse così, tra la sue caratteristiche già oggi è prevista la possibilità, a terra, di alzare i rotori, metterli in verticale e di utilizzarli come generatori eolici per ricaricare le batterie. A trazione elettrica è anche il carrello per spostarsi sul suolo in maniera meno inquinante e rumorosa, e dunque all’insegna della sostenibilità.

project zero[15]Ma c’è un punto sul quale la storia del “progetto zero” ha molto da insegnare. E cioè che la creatività e l’ingegno italiano insieme agli investimenti possono ancora scrivere pagine importanti per l’industria del made in Italy. “Progetto zero” è nato, infatti, come un cosiddetto Skunk Works, termine anglosassone che significa «lavoro puzzolente». Spesso, per questo, il logo che contraddistingue dossier del genere è proprio una puzzola. Ebbene in questo caso al team di tecnici inventori, a maggioranza italiano, ma guidato dall’ingegner cino americano James Wang, è stato imposto il silenzio più assoluto sull’obiettivo, concesso un finanziamento dedicato e un tempo limite per concepire e realizzare il prototipo di una cosa che fino a quel momento non esisteva, se non nell’immaginazione fantascientifica.

Le imprese, anche queste in gran parte italiane, tra cui non è mancato il “tocco di classe” di Bertone, vincolate da un severo patto di riservatezza, si sono messe al lavoro, con innovazioni, ad esempio, per quanto riguarda la riduzione delle dimensioni dei pezzi fondamentali da adattare alle caratteristiche del nuovo velivolo. Una corsa contro il tempo al punto che il team per rispettare la consegna ha cominciato a vivere, mangiare e dormire nell’hangar, saltando riposi e feste. Un sacrificio ripagato dal battesimo dell’aria. Avvenuto di notte, con il convertiplano spinto a mano dai tecnici, usciti dopo essersi assicurati che nel raggio di qualche chilometro non ci fossero occhi indiscreti. project4Il convertiplano, guidato dall’ingegner Wang attraverso una console simile a quella dei videogame di Batmam, ma sapientemente ancorato a un cavo per evitare fughe incontrollate, volava. Obiettivo raggiunto.

L’annuncio del successo ha lasciato non poco perplessi gli altri produttori mondiali, increduli sul fatto che un oggetto del genere potesse volare. Così sono improvvisamente aumentate le richieste dei competitor che chiedevano delucidazioni, dettagli tecnici e informazioni. Persino il Pentagono Usa, che in fatto di tecnologia militare svolge il ruolo dell’innovatore più accreditato, si è fatto avanti. E l’ incredulità si è presto trasformata in una pressante curiosità . Un progetto che, comunque, non ha certo ancora riscosso quella pubblicità che ci sarebbe aspettati, ma del resto sono le politiche di marketing a dare il giusto ritmo alla marcia.

Enrico Barone