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“L’economia imperfetta” di Nino Galloni: L’economia non è in ripresa – intervista di Andrea Pranovi

“L’economia imperfetta” di Nino Galloni: L’economia non è in ripresa – intervista di Andrea Pranovi

«L’economia non è in ripresa, perché per esserlo avrebbe bisogno, a livello nazionale,o di un forte aumento dei salari, che spingessero in su i consumi, o di un aumento della spesa pubblica in disavanzo». Parola di Antonino Galloni, ex direttore generale al Ministero del Lavoro e autore de L’economia imperfetta. Catastrofe del capitalismo o rivincita del lavoro? (Novecento Editore, 2015).

Il volume  presentato a Roma nella sede dell’U.N.C.I. a via san Sotero. Oltre all’autore,  hanno discusso i principali temi affrontati nel libro Carlo Clericetti, Lucio d’Ubaldo, Franco Giordano, Elisa Manna, Antonio Ribaldi e Bruno Tabacci. Il dibattito sarà coordinato da Francesca Della Giovampaola. Questa di seguito è l’intervista realizzata con l’autore.

Perché nel titolo del suo libro che presenterà a Roma mercoledì 2 dicembre definisce l’economia “imperfetta”?

«L’economia imperfetta è un tentativo di ragionare sui modelli macroeconomici, considerando la materia dell’economia non come una scienza, ma come un ambito che interagisce con la società, con la cultura, eccetera e che deve proprio a questa sua maggiore capacità di interfacciarsi con i vari aspetti della società questa sua imperfezione. Se, invece, fosse stata una scienza esatta, allora forse avremmo avuto delle risposte più precise. Purtroppo qualcuno ha voluto far credere che non ci fossero varie possibili interpretazioni delle politiche economiche e dell’economia stessa, creando una grande confusione. Questo è successo circa quaranta anni fa quando è venuto fuori il pensiero unico. Ma oggi è chiaro a tutti che l’economia non può più andare avanti così, ma nessuno sa come dovrebbe andare avanti».

Quali sono le cause dell’attuale crisi economica?

«Innanzitutto i modelli capitalisitici successivi al 1980 sono tutti insostenibili. In particolare, l’ultimo modello, che ho definito “capitalismo ultrafinanziario”, il quale non è un capitalismo di mercato, ma è un capitalismo guidato dagli algoritmi matematici, ha come obiettivo quello di massimizzare i titoli e quindi i debitori, compresi gli Stati, devono essere deboli e poco solvibili, perchè in questo modo si deriva, si cartolarizza e si collateralizza, cioè si fanno milioni di miliardi di titoli tossici».

L’economia è in ripresa?

 «L’economia non è in ripresa, perchè per esserlo avrebbe bisogno, a livello nazionale, o di un forte aumento dei salari, che spingessero in su i consumi, o di un aumento della spesa pubblica in disavanzo. Nessuna di queste due circostanze oggi può avverarsi in modo significativo, perchè è contrastata dal neoconservatorismo che vuole salari bassi e non vuole il recupero della sovranità monetaria degli Stati, ovvero della possibilità di fare investimenti e spesa pubblica in disavanzo. Quindi non c’è nessuna possibilità di una ripresa e quel poco che si vede deriva dal fatto che la gente si indebita per consumare e vende i gioielli di famiglia oppure dalle piccole imprese che coraggiosamente rimangono aperte anche se i parametri macroeconomici, fiscali e finanziari consiglierebbero la chiusura. Ma per fortuna non chiudono, altrimenti saremmo davvero rovinati».

La democrazia e la sovranità degli Stati nazionali sono in crisi?

«Sì, sono in crisi. La democrazia perchè non è più riuscita a stabilire la differenza fra cittadino e suddito. Oggi questi due concetti si sono di nuovo gravemente confusi: siamo più sudditi che cittadini, anche perchè gli Stati, le stesse democrazie e conseguentemente i cittadini hanno perso sovranità. Un cittadino che non è sovrano è suddito».

In questo contesto che ruolo può giocare il modello della “decrescita felice”?

 «I teorici della decrescita dicono cose giustissime e interessantissime, da Papa Bergoglio a Beppe Grillo, quelli che la sostengono svolgono un’azione critica del sistema molto puntuale e precisa. Il problema è che come modello non è sostenibile in quanto richiederebbe una riduzione della popolazione maggiore di quella della produzione. Questo lo possono chiedere il WWF, il principe Carlo o alcune componenti più estremiste dell’ambientalismo, ma non lo può chiedere la Chiesa cattolica e non lo possono chiedere i democratici».

 Andrea Pranovi