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Le vele di Scampia

Le vele di Scampia

Entro l’estate prossima saranno abbattute a Napoli tre delle quattro megastrutture di Scampia, le cosiddette Vele. La decisione è frutto della firma del protocollo d’intesa raggiunto tra il Governo Gentiloni e 24 città metropolitane per la riqualificazione delle periferie degradate.

Il proposito di Governo e Sindaco di Napoli è la rigenerazione di un intero quartiere alla periferia del capoluogo partenopeo.

Il quarto edificio diventerà sede della città metropolitana, diventando così un simbolo della città di Napoli.

Il progetto di riqualificazione, per tutti i municipi coinvolti, sarà finanziato inizialmente con 500 milioni di euro stanziati dallo Stato. In seguito, saranno erogati altri 1600 milioni  di euro.

La demolizione delle vele di Scampia rappresenta il progetto di maggiore impatto ambientale; una riqualificazione di un complesso periferico che nel tempo si è degradato diventando luogo di spaccio e di delinquenza camorristica.

Le megastrutture di Scampia, sette costruite tra gli anni sessanta e la metà degli anni ’70, furono realizzate nel quartiere periferico di Secondigliano, periferia a nord di Napoli.

Una mini troupe cinematografica, formata da tre professionisti, filmò tutte le fasi della costruzione degli edifici. La maggior parte delle immagini girate mostrano appartamenti rifiniti e decorosi di 50-60 metri quadri con due camere, cucina e bagno. Tutte le megastrutture furono costruite in cemento armato.

Gli edifici sorsero in una zona periferica priva di servizi sociali essenziali, spazi di ricreazione, asili, ambulatori, giardini e negozi. Per tale ragione l’iniziativa di costruire case senza un inserimento nel tessuto urbano napoletano, portò inevitabilmente la zona di Scampia al degrado e allo spaccio di droga.

I lunghi corridoi esterni alle case, la configurazione dei vari piani condominiali, consentirono agli spacciatori e ai camorristi di muoversi agevolmente e sfuggire così alle forze di polizia in caso di retate.

Il progetto di riqualificazione di Scampia prevede uno stanziamento di ben 27 milioni di euro.

Delle sette vele esistenti fino agli anni duemila, i sindaci degli ultimi anni, Antonio Bassolino e Rosa Russo Iervolino, ne fecero demolire tre.

L’architetto Francesco di Salvo, napoletano di adozione, realizzò il progetto delle vele di Scampia richiamandosi all’architetto francese Le Corbusier, ideatore de “l’unitè d’habitation” di Marsiglia, noto come “Citè radiouse”, costruito in cinque anni,  tra il 1947 e il 1952. Un edificio di abitazioni popolari realizzato come un piccolo quartiere con negozi, sale in comune, parrucchiere, piscine e una scuola all’interno.

Si è trattato, insomma, della riqualificazione di un edificio, all’origine un po’ “bruttino”, reso più confortevole con i servizi essenziali, compresi biblioteche, teatro, cinema, corsi di yoga.

A Scampia, invece, le Vele sono diventate luogo di scontro nel corso della guerra di Gomorra, con lotte tra bande criminali, omicidi, spaccio di droga ed il loro completo abbattimento è necessario per creare un nuovo ambiente sociale.

Benvenuta, quindi, la riqualificazione della periferia napoletana voluta dal Governo Gentiloni e dai Sindaci delle città metropolitane.

Giuseppe Careri