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Le radici del nostro futuro sono nel nostro passato. Tra miniature e Action Painting la raffinata arte di Imran Qureshi al MACRO di Roma

Le radici del nostro futuro sono nel nostro passato. Tra miniature e Action Painting la raffinata arte di Imran Qureshi al MACRO di Roma

Imran Qureshi incarna la possibilità di far rivivere sapienze antiche nel mondo contemporaneo. Il lavoro di questo artista pachistano appena quarantenne unisce sorprendentemente la millenaria pratica della miniatura Moghul, fiorita tra il XVI e il XVII secolo nel nord dell’India, con l’arte concettuale, la pittura astratta e forti riferimenti alla drammatica storia recente del suo paese. Nelle sue sofisticatissime tavole di carta wasli, l’eleganza dei motivi tradizionali e la precisione del minuto tratto inciso contrastano con la sovrapposizione di violente sgocciolature di colore che ricordano l’espressionismo astratto di Jackson Pollock. E invece di gesta di eroi e divinità, tra le pagine di questi codici, l’artista affronta temi profondamente attuali come la corsa agli armamenti indo-pakistana. Così la quiete della miniatura e l’irruenza del dripping si scontrano e si fondono nella più moderna forma di commentario al nostro presente.

Blessings upon the land of my love, 2011“Sul piano del linguaggio -dice l’artista – mi sono ispirato ad un programma trasmesso dalla televisione pakistana negli anni 70 durante la dittatura di Muhammad Zia ul-Haq.  Era uno show di satira politica fatto con le marionette. Lo humor veniva usato con gran sottigliezza e maestria per aggirare la censura, che all’epoca era molto pesante. Ho cercato di fare mia questa stessa tecnica”.

Qureshi si è formato al National College of Art di Lahore in Pakistan, all’epoca l’unico istituto al mondo a offrire un corso di laurea in miniatura. La passione per questa disciplina tradizionale fu spronata dall’insistenza del suo maestro che vedeva in lui una capacità esecutiva straordinaria. L’artista infatti aveva cominciato iscrivendosi al corso di pittura, per poi scegliere di specializzarsi in miniatura. “Al corso, la disciplina era molto severa: lasciare le scarpe fuori dal laboratorio, sedere per terra a gambe incrociate per ore, trattenere il fiato mentre si dipingeva. All’inizio mi sembrò che andasse tutto contro il mio sentire. Quando ho cominciato a lavorare però, mi sono reso conto che la regola ti induceva a riflettere e i frutti di quella fatica e di quella disciplina mi procuravano grande soddisfazione”.

SONY DSCLa pratica artistica di Qureschi non dimentica il suo originario amore per la pittura e passa dalle infinitesime dimensioni della miniatura a quelle gigantesche di tele e installazioni all’aperto come è avvenuto nel cortile della biennale d’arte Sharjah o sul tetto del Metropolitan Museum di New York. In queste grandi opere composte da infiniti schizzi di colore rosso come sangue, è evidente il ricordo di mattanze avvenute durante diversi attentati terroristici che hanno sconvolto il suo paese. La violenza del messaggio include però una possibilità di rinascita: dalle gocce di sangue versate infatti, sbocciano preziosi fiori. Le opere sono interattive, lo spettatore è invitato a calpestarle, ad attraversarle in una ricerca empatica che fa riflettere e invita a non dimenticare.  “È stato dopo l’attentato del 2010 nel Bazaar di Lahore, la mia città, che ho usato per la prima volta la superficie imbrattata di sangue. Vedere annientare delle vite umane con tanta gratuità ha provocato in me un’emozione scioccante. IMG_3616_bassaNel mio studio avevo una particolare tonalità di rosso scarlatto che sembrava sangue; l’ho notato dopo aver visto in televisione le immagini dell’attentato ed ho deciso di utilizzarlo. Nel periodo in cui ho lavorato nel cortile di Sharjah, la gente stava manifestando in tutto il Medio Oriente: al Cairo in piazza Tahrir, e nel Bahrein, in piazza della Perla, dove molte delle mobilitazioni pacifiche sono state soffocate. Nonostante il dramma della repressione dei movimenti sorti intorno a me, non ho abbandonato il mio vocabolario floreale, che si è manifestato come un simbolo di speranza”.

Qureshi è ormai un artista affermato in tutto il mondo, ma non si è trasferito in una delle grandi capitali dell’arte contemporanea internazionale, ha scelto di rimanere a vivere nella sua Lahore dove oltre a praticare la sua arte insegna miniatura. La sua esperienza lascia aperta la questione dell’eredità da Give & Take, 2013 e mantenere. “I miei studenti hanno avuto la possibilità di seguire l’evoluzione del mio lavoro e osservare come poteva essere esplorata quest’arte, come se ne potevano allargare i confini e infrangere i limiti. Prima ruotava tutto intorno alla tradizione e alle limitazioni che essa imponeva. Vivendo qui a Lahore ho partecipato al dibattito, ho dovuto difendere e giustificare le mie scelte continuando comunque a far parte della scuola ufficiale della miniatura”.

Tra tradizione e innovazione, tra passato e presente si tesse la trama complessa del lavoro di Qureshi. Le sue opere sono in mostra al Museo Macro di Roma fino al 17 novembre, con il messaggio universale di conservare le radici e portarle nel futuro.

Beatrice Zamponi