UltimaEdizione.Eu  > 

Le dimissioni della De Girolamo potrebbero “rafforzare” il Governo, ma non si sa mai. Il punto vero resta la legge elettorale. Brunetta smentito da Pd e Verdini

Le dimissioni della De Girolamo potrebbero “rafforzare” il Governo, ma non si sa mai. Il punto vero resta la legge elettorale. Brunetta smentito da Pd e Verdini

Nunzia De Girolamo si è dimessa perché il Governo non l’ha difesa e l’ha lasciata sola in occasione delle recente polemiche esplose con l’indagine della magistratura sulla gestione dell’Azienda sanitaria di Benevento. La ministra delle Politiche agricole precisa che il suo gesto non deve essere interpretato in polemica con i Pm. No, la decisione, che pare fosse inattesa anche da parte dei suoi più stretti collaboratori al Ministero, è proprio polemicamente rivolta verso Enrico Letta e contro Angelino Alfano, il leader del Nuovo centro destra che pure  l’ha convinta ad abbandonare Silvio Berlusconi.

All’annuncio delle dimissioni della giovane ministra beneventana,  la memoria è corsa a quelle che, in maniera altrettanto drammatiche, e quasi utilizzando le stesse frasi, presentò Clemente Mastella sei anni fa. Anche lui proveniente dalla stessa provincia campana, si dimise dopo che in Parlamento si era ritrovato  da solo con l’avvio dell’inchiesta in cui era finito coinvolto assieme alla moglie e  a tutto il suo partito di allora, l’Udeur.

Probabilmente, però, il parallelismo tra le vicende dei due ministri beneventani si ferma qua. Ai tempi di Mastella, era il Gennaio 2008, si sapeva con certezza che le dimissioni avrebbero tolto al Governo Prodi quel pacchettino di voti Udeur necessari a consentirne una tribolata sopravvivenza al Senato. In effetti, con gli sdegnati saluti dell’allora Ministro della Giustizia si andò alle elezioni politiche anticipate e si riaprì la strada ad una delle tante “resurrezioni” di Silvio Berlusconi. Forse, la più importante e la più amara per il Centro sinistra.

letta 3

Sembra invece che l’abbandono di queste ore possa persino rafforzare l’esecutivo di Enrico Letta. Anche se, vista la turbolenza in atto, c’è da aspettarsi di tutto.

Secondo alcuni, l’uscita della De Girolamo potrebbe consentire ad Enrico Letta di “riequilibrare” il suo Governo finito a ritrovarsi oggettivamente sbilanciato dopo che la rottura con  Forza Italia ha lasciato ben cinque ministri, e tutti di un notevole peso, al Nuovo centro destra. Ncd, al momento é solamente un “partitino” che in Parlamento può contare su di una pattuglia abbastanza contenuta, anche se fondamentale per assicurare i voti necessari alla sopravvivenza dell’esecutivo.

Matteo Renzi ha ricordato subito  che lui si occupa solo di riforme. Lascia ad Enrico Letta la piena responsabilità di tutto ciò che riguarda il Governo. E’ chiaro però che, se qualcuno dei suoi dovesse ritrovarsi al posto della De Girolamo, a lui non dovrebbe proprio dispiacere.  Renzi ha colto l’occasione anche  per precisare che,  se si fanno le riforme, il Governo di Letta  può arrivare fine al 2018, cioè a fine legislatura. Servirà tutto ciò a rassicurare la minoranza interna al Pd? C’é da dubitarne.

Quella del Sindaco di Firenze sembra suonare anche come una risposta a Silvio Berlusconi e a Renato Brunetta. I due,  creando non pochi mal di pancia dentro il Pd e dentro la maggioranza governativa ,  hanno fatto intravedere che le elezioni politiche potrebbero essere dietro l’angolo. Berlusconi ha dichiarato ai suoi  che, con il 2014, si rinnoveranno i fasti della discesa in campo del 1994. Brunetta ha sostenuto in televisione che, fatta la legge elettorale, si va subito al voto: “se si carica la pistola, poi si spara”.

Apriti cielo, la versione “Far west” di Brunetta fa temere che finisca solo a far sabotare la legge elettorale, già a partire dalla Commissione Affari costituzionali della Camera dove sta per arrivare. Per conto di Renzi,  così, é dovuta correre a gettare acqua sul fuoco Maria Elena Boschi, la responsabile delle riforme nella Segretaria del Pd. Per Forza Italia, quasi in contemporanea, Denis Verdini si è dovuto spingere a smentire decisamente Brunetta dicendo che non é vero niente: “la questione delle elezioni politiche anticipate non é un argomento in discussione”.

berlusconi brunetta

Il confronto sulla legge elettorale è così delicata che un solo semplice  stormire di foglie può farla caracollare e far uscire dal seminato.

Probabilmente Renato Brunetta, il capogruppo di Berlusconi a Montecitorio, ha solo confermato candidamente  quello che resta il vero obiettivo di Forza Italia: far cadere il Governo Letta ed andare alle elezioni di Maggio per rinnovare il Parlamento nazionale, oltre che quello europeo.

In questo contesto è chiaro, allora, perché Angelino Alfano pone un ultimatum ai democratici: discutete tra di voi e decidetevi perché solo da voi dipende il futuro del Governo. Il che vuol dire scegliete tra noi e Berlusconi.

Nicky Vendola confermato alla Presidenza del Sel nel corso del congresso di Riccione continua ad attaccare Renzi perché, gli dice, l’accordo con Berlusconi è solo servito a ridare credibilità al “caimano”.

Silvio Berlusconi, però, proprio mentre assiste soddisfatto allo scompiglio suscitato nel campo avversario,  deve improvvisamente affrontare una nuova polemica interna. Quella condotta da uno dei suoi “fedelissimi”: Raffaele Fitto. Uno di peso, anche sul piano elettorale, a differenza dei molti che stanno attorno a Berlusconi. In occasione del ventennale della “discesa in campo” di Berlusconi e della sua prima Forza Italia, Fitto ha riunito i suoi numerosi  sostenitori pugliesi a Bari con il convincimento che il capo del partito stesse per arrivare e si presentasse per un vero e proprio bagno di folla.

Così non è stato. Fitto si è pubblicamente risentito dell’assenza di Silvio Berlusconi. Ha colto l’occasione per confermare come già i due fossero finiti ai ferri corti dopo la decisione che sarà Giovanni Toti il “consigliere” unico di Forza Italia e del leader. Fitto, così, ha approfittato della situazione per ricordare a Berlusconi che farebbe bene a valorizzare, invece, chi in Forza Italia c’è sin dalla prima ora e a Forza Italia si é dedicato per venti anni interi. Lui è uno di questi.

Il chiarimento di questa complessa e contraddittoria fase politico parlamentare, allora non può che venire con l’avvio del dibattito sulla legge elettorale. Solo il suo esito potrà far intravedere il futuro. se non tutto, almeno uno spicchio. In Italia si continua a navigare a vista.

Giancarlo Infante