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La vita degli astronauti tra il mitico e l’umano Luca Parmitano dal 29 maggio su Iss

La vita degli astronauti  tra il mitico e l’umano  Luca Parmitano dal 29 maggio su Iss

“Quando sei in procinto di partire, mentre sei sdraiato e non hai nulla fare, per almeno mezz’ora pensi: ma cosa ci faccio qui?”, dice Frank De Winne, Presidente del Centro europeo per gli astronauti di Colonia descrivendo i minuti che anticipano la partenza, e aggiunge: “Stai per andare nello spazio, non tornerai sulla terra per i prossimi sei mesi rimanendo in una piccola scatola insieme ad altre cinque persone e hai soltanto questa mezz’ora per pensarci”.

Certamente lo stesso pensiero che al cosmodromo russo di Baikonur, nel Kazakhstan, che alle 21,30 del 28 maggio, le 19,30 in Italia, si impadronirà anche dell’italiano Luca Parmitano in procinto di esser lanciato nello spazio, quando già all’interno della Soyuz pronto, sdraiato in posizione di partenza, attenderà il termine del countdown per la partenza del razzo che assieme ad altri due compagni di missione lo porterà sulla stazione spaziale internazionale Iss. Il viaggio durerà sette ore. Luca Parmitano viaggerà insieme al comandante cosmonauta russo Fyodor Yurchikhin e all’astronauta americano della Nasa Karen Nyber.

Expd 36 Crew with ESA astroanaut Luca Parmitano, Russian FyodorParmitano, Yurchikkhin e Nyberg saranno accolti sulla Iss nelle prime ore del 29 maggio dai tre dei sei astronauti nuovi compagni di missione, i russi Pavel Vinogradov e Alexander Misurkin e l’americano Chris Cassidy, che porgeranno il benvenuto ai nuovi arrivati. Gli astronauti Chris Hadfield e Tom Marshburn e il cosmonauta Roman Romanenko, avendo invece concluso il previsto periodo di permanenza sulla stazione spaziale, faranno, invece, ritorno sulla Terra utilizzando la stessa Soyuz.

La Stazione Spaziale Internazionale, ambita mèta degli astronauti di tutto il mondo, è una vero e proprio laboratorio, una postazione privilegiata per la ricerca umana nello spazio, soprattutto per la condizione di assenza di gravità. Qui vengono condotti esperimenti di biologia, di medicina, ma anche test sulle componenti dei veicoli spaziali utilizzati per le missioni verso la Luna e Marte.

Per sei mesi la Stazione Spaziale Internazionale diventa per ogni astronauta o, cosmonauta che dir si voglia, al tempo stesso casa, luogo di lavoro e di relax. “A volte quando chiudi gli occhi e stai per addormentarti – racconta André Kuipers, AndrŽ Kuipers session trainingaltro veterano dello spazio – vedi alcune strisce luminose, alcuni flash rossi e allora capisci che il tuo corpo è stato colpito dalle radiazioni, lo vedi dalla retina e capisci che è così per tutto il corpo”.

Poter accedere alla Iss comporta un severo e lungo addestramento. La cosiddetta “porta d’ingresso” per lo spazio è a Colonia, in Germania. È qui, nei laboratori del Centro Astronautico Europeo, che si addestrano tutti i giovani astronauti europei in procinto di partire per lo spazio. Tra le più recenti “new entry” di questa speciale scuola anche l’italiano Luca Parmitano, in procinto di trascorrere i prossimi sei mesi nello spazio, dovendo compiere, per di più, anche due “passeggiate extraveicolari”, ovvero all’esterno della stazione orbitante. Sarà la prima “passeggiata spaziale” di un italiano.

“La mia qualifica è quella di operatore centrale”, racconta Luca, ciò vuol dire che quando il veicolo di trasferimento arriva alla Stazione Spaziale mi occupo di monitorare le distanze in modo da verificare che i miei dati e quelli registrati dal computer coincidano. Controllo anche la velocità di movimento, accertandomi che non sia troppo veloce o troppo lento. Se qualcosa va storto sono l’ultimo tassello dell’operazione. space21Soyuz_and_Progress_docked_with_the_ISS_node_full_imagePosso inviare il comando di arresto, di ritardo o interrompere del tutto l’operazione”.

Durante l’intera fase di addestramento, gli astronauti sono continuamente monitorizzati da una equipe di medici altamente specializzati. “In una stanza particolarmente attrezzata – ci spiega Volker Damann, capo dell’equipe medica del centro tedesco – dove seguiamo ogni attimo dei parametri che indicano lo stato di salute degli astronauti e controlliamo che gli strumenti tecnologici che tengono sotto controllo il benessere e la salute fisica degli uomini a bordo della stazione spaziale funzionino”.

Essere astronauta significa essere padroni di una condizione particolare. In primo luogo l’imparare a dosare bene le proprie energie, senza esagerare, seguendo un programma di vita ordinata con regolari alternanze di pausa e lavoro. “Passare sei mesi nello spazio è una delle sfide più grandi – precisa ancora il presidente del centro di Colonia, De Winne – in quanto all’inizio sei molto eccitato, vuoi fare tutto velocemente. Ma non funziona così, non puoi mantenere questi ritmi per sei mesi. space4 Frank_De_Winne_training_node_full_imageCi si deve perciò rilassare, e provare a raggiungere un ritmo di lavoro stabile”. In ogni caso, il principale obiettivo della Stazione Spaziale Internazionale è sì di condurre esperimenti scientifici, ma anche occuparsi del mantenimento della Stazione stessa.

Il team di astronauti al lavoro nello spazio costituisce la postazione avanzata, come fosse un “gruppo scelto per operazioni speciali”, e lavora in orbita in assenza di gravità come completamento dell’equipe di scienziati operanti nella stazione di terra.

L’Agenzia Spaziale Europea e l’Ente Americano per lo Spazio puntano decisamente in alto. Le ricerche svolte a terra nei laboratori di Colonia e quelle condotte in orbita nella Stazione Spaziale devono servire a Esa e Nasa per prepare l’uomo a viaggi nello spazio ben più lunghi. Per questa ragione si studiano con particolare attenzione le reazioni del corpo umano all’assenza di gravità, e su come evitare l’indebolimento delle ossa e dei muscoli a causa della inevitabile riduzione della attività fisica.

Una volta rientrato sulla terra dopo sei mesi di lavoro nella stazione spaziale, all’astronauta occorrono almeno altri 6 mesi per recuperare. “Dal punto di vista fisico la sfida più grande è tornare a casa – racconta André Kuipers – perché il nostro corpo si adatta. Quando vai nello spazio, all’inizio, infatti, non ti senti bene, devi adattarti alla mancanza di peso. Ma tornare sulla Terra è anche peggio. Devi riadattarti al pianeta, alla gravità e quindi diventi un malato della terra. Si soffre di muscoli indolenziti. Per tre mesi ho avuto i muscoli indolenziti. In assenza di peso smetti di usare i muscoli più piccoli. Non hai più equilibrio, di conseguenza per tre mesi ho avuto dolori muscolari”.

Ma vivere nello spazio comporta, in ogni caso, anche altri disagi e rischi, senz’altro ben più gravi. L’esposizione alle radiazioni, infatti, può incrementare la possibilità che sorgano tumori, in primo luogo la leucemia.

Enrico Massidda