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La suggestione della luce

La suggestione della luce

Nuova personale di Lino Casadei alla Galleria Vittoria di via Margutta, a Roma. Lino Casadei, pittore romano dalla lunga biografia creativa, comincia la sua avventura artistica nei primi anni ’70 e, quasi subito, scopre che il suo mezzo espressivo è la “china”, ma, ancor più, l’acquerello. Tecnica difficile e, forse per questo motivo, assai poco frequentata dagli artisti europei; tecnica “liquida”, che non perdona e non consente errori, strumento delicatissimo, per chi lo sa usare, capace di intonarsi alle vibrazioni della luce e dell’anima.

Forse per accordare la sua anima alla luce e alle trasparenza dell’acqua, Lino ha viaggiato in tutto il mondo e ha così trovato ispirazione nei paesaggi del Sud, nelle case bianche, nelle strade assolate dei piccoli paesi, nelle rare figurine umane che la luce accecante rende assolute ed eterne: si, perché é la luce il segreto di Lino.

Una Luce che Lino Casadei porta con sé e che ritrova nelle prospettive assolate: è allora che la sua mano viene dominata dall’anima e si rende capace di trasfigurare il paesaggio, privandolo di ogni limite casadei1spazio-temporale, rendendolo assoluto ed eterno.

Questa operazione è ancor più felice nei quadri di interni, dominati da una luce liquida dolcemente invasiva e potente, capace di svelare la presenza-assenza della figura umana, presenza evocata da mille particolari, sintomi di vita di una famiglia borghese, forse europea, forse sudamericana di un secolo, due secoli, o due giorni fa.

La poetica della presenza/assenza di Lino Casadei non è letteraria, è un pugno diretto allo stomaco dell’osservatore, un pugno che prende l’anima e la trasferisce in quegli ambienti, in quegli interni/esterni dominati da una luce impietosamente invasiva, una sorta di metaluceche ben poco ha a che fare con le immagini ad acquerello alle quali i più sono abituati.

Franco Pennacchi – Foto di Fabrizio Lonis