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La sanità di casa nostra tra sconfitte e successi

La sanità di casa nostra tra sconfitte e successi

Sempre in primo piano il funzionamento della sanità del nostro Paese. Un’adolescente di soli 14 anni ha un malore a scuola, in un liceo classico di Roma. E’ il 6 novembre 2017. La ragazza viene prontamente soccorsa da colleghi e insegnanti. L’ambulanza la trasporta al pronto soccorso dell’ospedale Pertini in codice giallo. La prima diagnosi dei medici sembrerebbe far risalire il malore ad un  “eccesso di stress”.

La ragazza viene tenuta in osservazione per circa due ore, mentre è avvertita la famiglia che si precipita al pronto soccorso. L’adolescente viene sottoposta all’esame di una Tac al cervello.

Purtroppo, il risultato è devastante: la ragazza ha un’ aneurisma cerebrale. E’ disposto così il trasporto d’urgenza all’ospedale del Bambin Gesù dove, però, la giovane muore poco prima di essere sottoposta ad un intervento chirurgico. Scatta, ovviamente, un’inchiesta della Regione Lazio per appurare eventuali responsabilità da parte dei sanitari. I quotidiani e le televisioni pubbliche e private parlano subito di “ malasanità” a causa di un decesso che, forse, poteva essere evitato.

Qualche mese prima di quest’ultimo episodio, un bambino di appena due anni è operato di tonsille. Dimesso dall’Ospedale Bambin Gesù di Palidoro, muore per un’improvvisa emorragia. Altra inchiesta della Procura per appurare eventuali responsabilità dei medici.

Si tratta di casi estremi perché, nella maggioranza dei casi, grazie soprattutto a medici, paramedici e volontari, tantissimi malati tornano alla loro vita normale dopo un ricovero o un operazione chirurgica effettuata in ospedale.

Ecco un breve racconto di un caso accaduto a Roma solo alcuni giorni fa. Una donna obesa si sente male nel cuore della notte, ma è soccorsa immediatamente dal marito. La donna si lamenta solo flebilmente. Ha gli occhi semichiusi, la bocca impastata; non riesce a parlare. E’ semi incosciente, respira a fatica. Il marito tenta di sollevarla dal letto.  Impossibile, è troppo pesante. Infine, dopo l’ennesimo tentativo di metterla in piedi, la donna scivola sul pavimento. Tutto questo avviene in pochi minuti. Il marito chiama il 118 per un ricovero urgente. In soli 15 minuti arriva l’ambulanza con a bordo gli infermieri che dispongono di una bombola dell’ossigeno.

I sanitari intervenuti procedono ad un prelievo del sangue per controllare il livello di diabete della signora. Le misurano la pressione. Poi, con fatica, riescono a sollevarla su un lenzuolo e la sistemano all’interno dell’ambulanza. Così possono procedere a gran velocità verso l’ospedale Gemelli di Roma in codice rosso.

Il Pronto Soccorso è già allertato. Ci sono medici e infermieri “speciali” per i primi interventi d’emergenza . Predispongono immediatamente una tac per verificare se ci sono danni al cervello. Alla donna è applicata la maschera dell’ossigeno. Tutti si prodigano.

Il Prof. Pennisi, responsabile del pronto soccorso, chiede ai parenti informazioni dettagliate per agire di conseguenza. Grazie al suo intervento e a quello di medici e infermieri la paziente migliora di ora in ora. Ma non è finita. Il Prof. Pennisi  e il Dott. Corbo sono decisi a trovare un posto letto per la signora. Ci riescono. Finalmente la barella, con accanto il Professore, percorre corridoi lunghissimi fino a raggiungere il reparto dove un medico di guardia fa l’anamnesi della paziente.

Gli infermieri iniziano le cure. L’ossigeno, la pressione, il diabete, l’ernia che scoppia. E’ una gara per assistere e guarire una paziente con diverse patologie. Il reparto di pneumologia dove viene ricoverata contiene in realtà quattro reparti diretti da primari diversi: chirurgia toracica, day surgery, chirurgia plastica, pneumologia.

Gli infermieri, altamente professionalizzati, operano in silenzio e competenza. Sono soltanto cinque gli infermieri a turno per l’assistenza a malati sistemati in 37 stanze a due e quattro letti. Medici e infermieri si muovono in sintonia. Inoltre dimostrano di saper creare un ottimo rapporto con i malati.

Ecco, questo è un esempio di sanità eccellente dove ogni soggetto ha svolto al meglio il suo lavoro. Dal medico e infermieri dell’ambulanza, al personale medico e paramedico del pronto soccorso, infine al reparto.

Certo, solo quattro o cinque infermieri a turno e pochi medici presenti corrono a volte il rischio di fare una diagnosi sbagliata; diagnosi che a volte può provocare la perdita di una vita umana.

Per questo tutti si aspettano che la “politica” dovrebbe favorire la ricerca, aumentare gli stanziamenti e la dotazione di personale in un settore strategico della Sanità. Solo così si può consentire a medici e infermieri di svolgere il loro lavoro al meglio, con più tranquillità, soddisfazione, orgoglio, ma soprattutto per salvaguardare la salute e la vita dei pazienti sottoposti a cure e interventi chirurgici. E’ l’unica strada da percorrere per  evitare casi di malasanità al momento attuale sempre possibili.

All’ospedale Agostino Gemelli distribuiscono un questionario di valutazione della qualità del ricovero: grazie soprattutto all’impegno di medici e infermieri del pronto soccorso, del personale dell’ambulanza e del reparto di Pneumologia si può certamente pronunciare, una volta tanto,  una sola parola: eccellente!

Giuseppe Careri