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La raccolta autonoma di fondi, ” fundraising “, è ancora una sconosciuta per i politici italiani

La raccolta autonoma di fondi, ” fundraising “, è ancora una sconosciuta per i politici italiani

Ad osservare le Elezioni regionali sotto un altro punto di vista, e cioè l’autonoma ricerca dei fondi da parte dei candidati, sulla scia di quanto avviene in tutti i paesi più avanzati, diventata famosa in particolare dopo l’uso a tappeto fattene da Obama negli Usa, si scopre un’altra carenza caratteristica di questa chiamata alle urne in aggiunta del tracollo della partecipazione al voto.

Alcuni esperti di “fundraising” ci dicono che si è trattato di un vero e proprio flop. Un altro elemento su cui riflettere in relazione all’evoluzione del ceto politico italiano e della sua capacità di modernizzarsi adeguatamente.

Meno della metà dei candidati a presidente nelle sette regioni andate a voto ha utilizzato le tecniche di “fundraising” per chiedere fondi a sostegno delle proprie campagne elettorali.

I ventotto candidati sono stati messi “sotto esame” da “Competere.eu” (www.competere.eu), da “Raise the Wind” e dal “Centro Studi sul Non Profit” per capire quanti hanno utilizzato questa modalità di raccolta fondi e come hanno comunicato i risultati sulla loro “ricerca di fondi”.

I numeri dello studio curato da Raffaele Picilli e Salvatore di Falco sono scoraggianti: appena il 46% di candidati ha utilizzato tecniche di “fundraising”. Solo il 39,3 % dei candidati alla presidenza ha chiesto ai cittadini di svolgere attività organizzate di volontariato a proprio favore, solo un candidato sui ventotto presi in esame ha rendicontato puntualmente sul proprio sito web, giorno per giorno, i fondi raccolti e le spese sostenute durante la campagna elettorale.

La raccolta dati dei donatori, fondamentale per la fidelizzazione ed il rafforzamento del rapporto tra elettore e candidati, ha riguardato solo il 39% dei concorrenti alle elezioni, mentre il “form” standard presente sul sito web, con la donazione suggerita, è stato utilizzato appena dal 18% di essi.

Lo strumento di donazione più utilizzato è stato la carta di credito con il 36%, a seguire il bonifico bancario con il 25%, e poi, a pari merito, il bollettino di conto corrente postale ed il “crowdfunding”: 7%. In Italia, l’uso del bollettino di conto corrente postale è uno dei sistemi di raccolta più utilizzato nelle esigenze di pagamento quotidiano, visto che in alcune occasioni supera l’80%.

Dato interessante per capire come cambiano anche le strategie di comunicazione è che i social network sono stati il canale più usato da tutti gli aspiranti presidenti di regione per comunicare con i propri elettori, effettivi e potenziali, durante l’intera campagna elettorale.

“Ci troviamo di fronte- dichiara il “fellow” di Competere. Eu e presidente del Centro Studi sul Non Profit Raffaele Picilli- ad un vero fallimento delle attività di ‘fundraising’ dei candidati a presidente delle regioni.
Bassa la percentuale di candidati che hanno utilizzato tecniche di “fundraising”. La maggior parte, peraltro, sbagliando messaggio: si è legata la richiesta di fondi alla mancanza di liquidità, come dire: non sono ricco di famiglia e quindi aiutatemi! Non esiste messaggio più errato.

E’ interessante notare che molti candidati si sono dotati di un sito web e hanno iniziato la raccolta fondi soltanto un mese prima dell’appuntamento elettorale. Tutto ciò denota approssimazione per un’attività strategica come il “fundraising” per la politica. E’ quasi impossibile avere risultati quando i tempi sono così stretti. Le attività di raccolta fondi dovrebbero partire almeno sei mesi prima della data delle elezioni. Rispetto al 2010- conclude Picilli- è risultato evidente che rispetto al “fundraising” e al “people raising”, in Italia c’è stato un certo avvicinamento al modello anglosassone, ma siamo ancora lontani.”

“Nel 2017 – aggiungono il presidente di Competere.Eu Pietro Paganini e il Segretario generale Roberto Race- saranno definitivamente aboliti i finanziamenti pubblici ai partiti. Ad oggi, sono in pochi i partiti a prepararsi ai tagli e sono ancora meno quelli che hanno iniziano a “dialogare” con i cittadini per chiedere sostegno economico. I partiti non sono stati capaci di convincere i cittadini a donare, nella scorsa dichiarazione dei redditi, nemmeno il 2 per 1000, che peraltro non ha nessun costo per il contribuente. Su 41 milioni di contribuenti, solo 16.000 hanno fatto una donazione. Un fallimento totale. Questo dovrebbe far ripensare al rapporto tra politica e cittadini anche alla luce della grande astensione e del voto di protesta di queste regionali. I dati che emergono da questa analisi sono purtroppo in linea con i rapporti che presentiamo ogni anno sullo stato del “fundraising” per la politica in Italia. I partiti ed i candidati devono comprendere che i fondi da raccogliere devono essere sempre legati ai programmi elettorali: la motivazione è quella. Si sostiene un candidato perché si condivide con lui un programma di lavoro, non per altro.”
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Competere.EU (www.competere.eu)
Elaborare e implementare politiche e pratiche per lo sviluppo sostenibile: questa la mission di Competere.EU (www.competere.eu), il nuovo pensatoio italiano nato con l’obiettivo di essere di supporto alla politica, alle istituzioni ed al mondo del lavoro nel favorire l’innovazione sociale e dei processi economici e il confronto tra idee.
Presidente del think tank è il docente di Business Administration alla John Cabot University Pietro Paganini mentre il Segretario Generale è il consulente di comunicazione strategica Roberto Race.
Il pensatoio si distingue dagli altri think-tank per l’approccio anglosassone, agendo contemporaneamente su tre livelli: la ricerca, attraverso la diffusione di pubblicazioni e la promozione di conferenze o seminari, l’interazione con la società civile per creare consapevolezza sulle campagne che Competere metterà in campo e il confronto con il mondo politico ed istituzionale per la costruzione di percorsi politici e legislativi condivisi.
Competere.EU si regge sull’iniziativa volontaria di individui e gruppi che condividono uno stesso modo di operare e che vogliono contribuire ad innovare il mercato attraverso prodotti e servizi nuovi, e la società attraverso iniziative sociali sostenibili.
red