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La Mogherini cerca aiuto all’Onu anche per risolvere le fratture tra europei

La Mogherini cerca aiuto all’Onu anche per risolvere le fratture tra europei

Federica Mogherini dinanzi all’Onu ha dovuto affrontare una delle sue giornate più impegnative come Alto rappresentante della politica estera europea che continua a rimanere un oggetto abbastanza non definito e, in ogni caso, di cui è davvero complicato delineare le reali forme e dimensioni.

Il tema, ovviamente, è quello della migrazione sulle acque mediterranee che, in qualche modo, richiama anche le responsabilità e la possibilità d’intervento da parte delle Nazioni Unite e che, soprattutto, dimostra la mancanza di uno spirito europeo condiviso e coeso.

In particolare, si tratta del tentativo di farsi concedere dall’Onu il via libera ad intervenire in Libia, anche militarmente se necessario, per smantellare i gruppi criminali che gestiscono la tratta degli esseri umani tra le due sponde del Mediterraneo. E’ chiaro che l’appoggio delle Nazioni Unite potrebbe servire anche a superare ritardi e contrarietà interne all’Unione europea.

La Mogherini a New York ha cercato in tutti i modi di rassicurare che l’obiettivo è quello di salvare vite umane, e non quello di bombardare nessuno, a fronte di una situazione drammatica,come hanno confermato le vere e proprie recenti stragi avvenute nel Canale di Sicilia.

Del resto, sono le stesse agenzie dell’Onu a fornire le cifre più crude sulla portata del fenomeno: più di 1.800 i morti in questo inizio del 2015 con un incremento di 20 volte rispetto allo stesso periodo nel 2014. 60.000 coloro che hanno già in ogni modo cercato di attraversare il Mediterraneo nello stesso periodo.

La Mogherini ha cercato di presentare un’Europa unita, come invece non è, ricordando le recenti conclusioni cui è giunto il vertice straordinario dei Capi di Stato e di Governo in materia di immigrazione, l’unico nel suo genere tenuto finora. Per primo è stato fissato l’obiettivo di rafforzare l’impegno per la ricerca ed il salvataggio, poi, quello di triplicare le risorse finanziarie indirizzate a tale scopo e, infine, impegnarsi a smantellare le strutture su cui poggiano i mercanti di persone.

In realtà, forte è il timore che il vertice, al di là della facciata unitaria di conclusione, abbia sostanzialmente lasciato le cose come erano, caratterizzate da una netta spaccatura tra i paesi rivieraschi mediterranei e quelli del centro Nord dell’Europa. Ognuno ha i suoi migranti ed ognuno si vede le cose a modo suo, pensando ai propri interessi. Come del resto hanno dimostrato subito le dichiarazioni del britannico Cameron e, successivamente, quelle dei rappresentanti di altri paesi a partire da quelli dell’Ungheria.

Adesso, la Mogherini è impegnata nell’ingrato compito di ottenere il via libera da parte delle Nazioni Unite, soprattutto per raggiungere il terzo degli obiettivi fissati dal vertice europeo e cioè la possibilità di identificare, catturare e distruggere le navi di questi moderni schiavisti che tanti lutti stanno provocando nel Mediterraneo.

Secondo quanto trapela dalle cancellerie interessate, Italia, Regno Unito, Francia, Lituania e Spagna stanno lavorando ad una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che, facendo riferimento al capitolo sette della Carta delle Nazioni Unite, autorizzi anche l’uso della forza necessaria, eventualmente, a raggiunge l’obiettivo di interrompere il traffico illegale di immigrati.

Non è, però, ancora chiaro quale sia la formulazione finale attorno cui sia possibile ottenere il via libera internazionale. Anche in considerazione del fatto che il governo libico riconosciuto nel mondo, quello di Tobruk, si è già detto nei giorni scorsi fermamente contrario ad ogni ipotesi di intervento internazionale, a proposito del quale, sia ricordato per inciso, si dichiara persino non informato. Una lacuna, però, che la Mogherini ha precisato
è stata superata dal suo diretto incontro con il rappresentante della Libia.

Del resto, nei giorni scorsi lo stesso segretario generale dell’ONU, Ban Ki-moon, aveva espresso le proprie perplessità nei confronti di una soluzione militare chiedendosi in quale modo fosse possibile distinguere i barconi dei trafficanti dalle normali barche da pesca che servono ad una buona parte della popolazione libica per sopravvivere.

La Commissione europea intanto sta elaborando una controversa proposta da presentare a tutti i paesi membri dell’Unione Europea secondo la quale ciascuno di loro dovrebbe accogliere i migranti seguendo un ben definito regime di quote, con l’obiettivo di raggiungere una distribuzione più equilibrata del peso rappresentato dall’arrivo di migranti che, solo lo scorso anno, secondo le cifre diffuse dalle Nazioni Unite, ha toccato quota 60.000.

La proposta della Commissione dovrebbe contenere anche la definizione di nuove norme per individuare le vie legali che i migranti potrebbero seguire per ottenere il permesso d’ingresso in Europa senza la necessità di rivolgersi, invece, ai trafficanti di esseri umani che spesso organizzano viaggi destinati solo a finire in tragedia, come quelli recentemente conclusi con la morte nel Canale di Sicilia di centinaia e centinaia di persone e che hanno sollevato l’indignazione della pubblica opinione proprio contro l’inattività dei vertici dell’Unione Europea.