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La lotta tra foresta e vite In Cina ci vanno di mezzo i Panda E se il vino glielo mandassimo noi?

La lotta tra foresta e vite  In Cina ci vanno di mezzo i Panda  E se il vino glielo mandassimo noi?

Ai piedi cinesi dell’altopiano tibetano c’è una valle conosciuta per la sua nutrita popolazione di diverse specie di Panda e moltissime altri animali in via di estinzione. Una volta ci giunse un enologo. Lui era andato lì proprio per i caratteristici, accattivanti orsacchiotti. Poi, si rese conto che quella valle aveva delle caratteristiche, come altitudine, ore di sole, terreno sabbioso e basse precipitazioni, ideali per la coltivazione della vite.

Si tratta della valle di Xiaojin, una contea della prefettura di Aba, nella provincia di Sichuan, nella zona sud occidentale dell’immenso Paese asiatico. Questo è il ridente posto dove giunse l’enologo cinese, dal nome Li. Il quale pensò bene di dare un’idea alle autorità locali: piantate le vigne.

Ora, qualcuno parla, forse facendo una qualche iperbole, di questa zona come di una possibile replica cinese della regione del Bordeaux.
alba
Del resto, anche il nome della prefettura dove si trova, Aba, ha una qualche assonanza con un vero e proprio scrigno della produzione vinicola mondiale: la nostra Alba in Piemonte. Peccato per i cinesi di Xiaojin che ci vorrà ben più che una “l” in aggiunta per arrivare ad essere, magari grazie ad una massiccia produzione, quello che la nostra Alba è diventata nella storia del vino, nel corso di secoli.

Già adesso a Xiaojin sono in corso di realizzazione circa 2.500 ettari di vigneto, ma il governo locale ha appena annunciato un progetto per raggiungere i 6.700 ettari entro il 2020. Cioè ben più dei 5.612,8 ettari coltivati a vigna in una regione come il nostro Molise.

Mentre, però, i cinesi si esaltano per questo impegno viti- vinicolo, gli ambientalisti esprimono preoccupazione per la salvaguardia di una particolare zona della Cina. Sulla questione è intervenuta addirittura la rivista internazionale “Science” secondo la quale l’introduzione della vite in maniera intensiva, potrebbe minacciare l’habitat naturale di specie in via di estinzione, come il Panda gigante, il Panda rosso, la Scimmia dal naso camuso ed i Cervi di Thorold.
panda
Una riforma appena introdotta in Cina sul diritto di proprietà, inoltre, prevede la possibilità delle famiglie di trasferire i diritti sulla loro terra ad imprese vere proprie, oltre che la possibilità di sfruttare, ma anche di abbattere?, 350.000 ettari di foresta in cui vive oggi circa il 15 per cento dei Panda della regione. Insomma, ci si potrebbe trovare di fronte ad una vera e propria trasformazione ambientale, sociale ed economica della terra del Panda.

La scelta, quindi, è tra la salvaguardia di un habitat unico al mondo, in cui ancora resistono specie altrimenti destinate alla scomparsa definitiva, e l’offrire un’occasione di crescita alla popolazione locale attraverso la produzione di vino il quale, anche in Cina, sta incontrando l’interesse del mercato e della enorme quantità di gente che ci vive.
gente cina
Le vendite di vino hanno registrato lo scorso anno nel Paese di Marco Polo un incremento del 20 per cento rispetto al 2011, con un fatturato di oltre 32 miliardi di euro. Le importazioni hanno coperto il 45 per cento delle vendite, ma sta aumentando il consumo anche di vino prodotto nella stessa Cina.

Così, secondo le previsioni, i produttori di vino cinesi si accingerebbero a superare l’Australia ed occupare il sesto posto tra i più grandi del settore al mondo, entro il 2016. Ovviamente, allora, l’attenzione è puntata verso regioni, come la valle Xiaojin, che presentano le condizioni ideali per questo tipo di coltura.

Non sempre, però, è oro quel che luccica. Difatti, non mancano i problemi per gli avventurosi contadini che si stanno cimentando sempre più con la produzione di vino. Una loro avversaria si sta rivelando la mela perché negli ultimi anni è questo il prodotto agricolo che garantisce più profitto. Circa il doppio di quanto assicurato dalla coltivazione delle vigne. Il Governo, però, é corso ai ripari offrendo delle sovvenzioni ai vignaroli.
campagna
C’è da chiedersi, allora, quanto i nostri produttori di vino si stanno occupando del mercato cinese e se è opportuno che, al contrario di quanto avviene dall’altra parte del mondo, si continui a favorire in casa nostra, proprio in contemporanea, l’ennesima riduzione delle superfici a vite.

Seguendo i dati elaborati dall’Unione Italiana Vini, i quali sembrano replicarsi di anno in anno, si scopre, infatti, che l’Italia è scesa di altri 9.000 ettari coltivati ad uva, attestandosi sui 655.000 complessivi. Abbiamo perso quasi 140 mila ettari rispetto all’anno 2.000, quando coprivamo 790.000 ettari a vigna.

Il tutto sulla scia di un premio di estirpazione, cioè di eliminazione completa della pianta, in vigore per lungo tempo e che, però, è stato eliminato da circa due anni. Ovviamente, si tratta di una strategia che punta sulla qualità, ma si deve vedere, alla luce di quanto veniamo a sapere dalla Cina, se proprio costituisce la strategia più intelligente.

E’ una scelta comunitaria, visto che sulla stessa china si sono incamminate la Francia, grosso modo con i nostri dati, ma soprattutto la Spagna che ha perduto 300.000 ettari di vigna in pochi anni. Altro che la valle di Xiaojin.

Putroppo, però, c’é da dire che la Comunità Europea, adesso Unione Europea, non é nuova a provocarci degli enormi danni sulla scia di strategie sbagliate. Soprattutto in campo agricolo!
uva
Ha combinato tanti di quegli guai in materia, subendo la pressione di evidenti interessi di produzione e commerciali, che questo non sarà né il primo né l’unico.

Allora, viene da chiedersi, perché non pensare ad una radicale inversione di marcia e ricominciare a produrre più vino da indirizzare verso mercati emergenti come è quello cinese? Non potremmo così anche noi, in fondo, contribuire a salvare i Panda di Xiaojin?

Alessandro Di Severo