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LA GIOSTRA ATTORNO ALL’ITALICUM – di Lorenzo Dellai

LA GIOSTRA ATTORNO ALL’ITALICUM – di Lorenzo Dellai

Il Domani d’Italia pubblica il seguente intervento di Lorenzo Dellai, Capogruppo alla Camera dei Deputati di Democrazia solidale – Centro democratico, che volentieri mettiamo a disposizione dei nostri lettori.

La giostra sembra impazzita; e’ quasi “ammuina”.
Chi era pro Italicum, in cambio della soglia del tre per cento, oggi minaccia crisi di governo se non si cambia. Chi ha messo a ferro e a fuoco il Parlamento per impedirne l’approvazione ora dice: perché cambiare?

E il Presidente del Consiglio che – abbastanza irritualmente – ci aveva messo la fiducia, ora pare rimettere alle Camere la questione: vedete voi se sapete trovare un testo migliore che abbia i numeri per essere approvato. Nel sottinteso che i numeri non ci sono.

Fin qui, peraltro, la giostra potrebbe anche starci. Le condizioni cambiano e adeguarsi  talvolta è fisiologico. Gioco delle parti compreso.
Meno fisiologico, però, e’ sostenere posizioni scarsamente plausibili sul piano della logica politica.

Dice un diffuso schieramento di forze e di personalità: l’Italicum va bene, basta sostituire il premio di maggioranza alla lista con quello alle coalizioni.
La richiesta sembra fondata su tre ragioni principali.
La prima: altrimenti – nel ballottaggio – consegnamo il Paese a Grillo.
La seconda: bisogna evitare che il combinato disposto nuova Costituzione-Italicum affidi troppo potere a chi vince.

La terza: in una stagione come questa e’ bene tornare alla cultura delle coalizioni.
A me e al mio Gruppo Parlamentare l’Italicum non è proprio mai piaciuto e quindi non vogliamo certo passare per i suoi difensori.

Vorrei provare però ad offrire qualche ragionamento attorno a queste tre ragioni, per vedere se è proprio vero che il rimedio avanzato e’ efficace. Personalmente non ne sono pienamente convinto.

Per quanto riguarda la prima ragione, detto che non è mai un buon approccio alle leggi elettorali quello del calcolo a breve o della paura che altri ne beneficino, mi pare di notare che la previsione di coalizioni non attenui affatto il rischio temuto.
Esso infatti si annida, semmai, nel concetto stesso del ballottaggio nazionale tra i due migliori in un sistema diventato ormai tripolare e non ha molto a che vedere con la configurazione interna dei poli. Che due dei tre poli ( il centro sinistra e il centro destra) si possano presentare all’eventuale ballottaggio contro il M5S con più liste coalizzate o con una lista sola, in questo senso, cambia ben poco.

La seconda ragione riguarda il “troppo potere” che sarebbe affidato al vincitore. Questione seria, che richiama il rapporto tra il valore di una democrazia efficiente e quello di una democrazia rappresentativa. In questo senso, pero’, se quanto prevede l’Italicum e’ considerato eccessivo, tanto da alterare il principio democratico, non sarà certo la spalmatura di questa alterazione (i seggi frutto del premio di maggioranza) su due o più liste a sanare il presunto vulnus. Non è che spartendosi il bottino tra complici si legalizza il furto, se furto vi e’ stato.

Ancora più rilevante, infine, è riflettere sulla terza ragione, che – si dice – punta a riproporre la cultura delle coalizioni. È – in verità – la ragione meno esibita nel dibattito; si coglie qua e là piuttosto tra le righe. Per me questo richiamo alla cultura coalizionale sarebbe invece fondamentale.
Non mi pare però che sia articolato e sviluppato in maniera plausibile, a fronte di “nodi” tutt’altro che trascurabili.

Per stare al campo che mi appartiene, quello del centro sinistra, come può convivere un sistema coalizionale con un PD che si pensa ancora “partito a vocazione maggioritaria” ? Oppure con formazioni di area centrista che si chiamano “Nuovo Centro Destra” e pensano legittimamente che la collaborazione con il centro sinistra si giustifichi solo con l’emergenza istituzionale di questa legislatura? Non intendo affatto polemizzare. Voglio solo affermare la convinzione che il ritorno alla cultura e alla pratica delle coalizioni (che auspico nella maniera più convinta perché fa parte del mio DNA) non può passare da un arido artificio di tecnica elettorale.
Se questo è lo scenario, il lavoro da compiere e’ ambizioso e difficile.
Serve un vero progetto politico (che non può essere solo “evitare che vinca Grillo”: questa suggestione dell’intesa dei Benpensanti contro i barbari e’ quanto di più sbagliato si possa pensare in una fase di forte inquietudine, di disuguaglianze crescenti, di crisi di fiducia nelle istituzioni); serve una visione unificante che agisca da bussola comune in questo tempo di mutamenti epocali; serve un ragionamento innovativo sulla rappresentanza e sulle nuove infrastrutture politiche che la possono interpretare.

Da ultimo, non guasterebbe essere pienamente consapevoli che il barometro del posizionamento dei parlamentari riflette l’umore delle Aule, ma può non riflettere affatto quello del Paese. Anzi.

Se coalizione deve essere, dunque, sia coalizione tra forze vive e radicate nella comunità, capace di connettersi con i cittadini, di esprimere nuova classe dirigente e nuovi linguaggi interpretativi delle culture politiche e di darsi innovative infrastrutture che tolgano alla radice il sapore antico e amaro della potenziale litigiosa instabilità.
Poi, le regole elettorali si trovano e non necessariamente nel senso del sopra citato “ritocchino” dell’Italicum.
Altrimenti non si va lontano, perché – come noto – le giostre girano sempre in tondo, su se stesse.

Lorenzo Dellai