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La Direzione Pd si ritrova il 20 Gennaio per la legge elettorale. Il clima con Letta non é dei migliori. Dopo 60 anni esatti si torna al Governo “amico”?

La Direzione Pd si ritrova il 20 Gennaio per la legge elettorale. Il clima con Letta non é dei migliori. Dopo 60 anni esatti si torna al Governo “amico”?

La prima direzione del Partito Democratico a guida di Matteo Renzi non sembra modificare di molto le carte in tavola. Neppure un imprevisto lungo colloquio serale di due ore tra Enrico Letta ed il Segretario del Pd pare sia servito a smentire il fatto che i rapporti i due  stiano deteriorandosi. Non siamo ancora alla riproposizione del cosiddetto Governo “amico” che 60 anni fa la Dc di De Gasperi dovette sopportare  dal 17  Agosto 1953 al 18 Gennaio 1954. Poco ci manca, però. E la differenza sta tutta nel fatto che, a differenza di De Gasperi, Matteo Renzi è alla guida del partito, ma non ha in mano la gestione dei suoi gruppi parlamentari.

L’assise Pd si conclude con l’approvazione, a larga maggioranza, della relazione di Matteo Renzi, che – come ricorda lo stringato comunicato messo sul sito del partito in serata, al termine dei lavori- “ha illustrato, tra l’altro, i punti sul jobs act e sulla riforma della Legge elettorale, fissando per il prossimo lunedì 20 gennaio alle ore 16,00 la Direzione ad hoc sulla riforma della Legge Elettorale. La relazione è stata approvata con 150 voti a favore e 35 astenuti”.

I documenti approvati saranno resi noti successivamente e bisognerà aspettare il bis del 20 Gennaio per conoscere le linee che Renzi intende seguire su quello che si presenta come uno dei passaggi più importanti e delicati del suo esordio alla Segreteria dei democratici: la definizione articolata della proposta Pd sulla legge elettorale. Una proposta che dovrebbe quasi sicuramente venire dopo il colloquio del Sindaco di Firenze con il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi.

Renzi nella sua relazione ha criticato gli scarsi risultati del Governo. Letta ha evitato di farsi vedere alla Direzione ed ricordato al Segretario , però, con una nota le condizioni in cui lui è finito e  ancora resta a Palazzo Chigi. Letta non ha proprio condiviso il giudizio negativo di Renzi sul bilancio di nove mesi di Governo. Ma si è detto  d’accordo sulla necessità di una “ripartenza” dell’Esecutivo.

Matteo Renzi e Enrico Letta Firenze 08/06/2013

Il Segretario ha replicato dicendo di voler  lasciare da parte i motivi di dissensi con Letta. Punture di spillo  che fanno intuire dissensi, frustrazioni, ostilità latenti. Il successivo incontro tra i due a Palazzo Chigi non sembra aver mutato la situazione.

Il neo Segretario del primo partito italiano vorrebbe cambiare tanto le cose. Quasi completamente ciò che sta caratterizzando l’attuale complessa fase della fine del “berlusconismo” e della cosiddetta “seconda repubblica”.  Vorrebbe cambiare tutto a partire dal fatto di collocare se stesso a Palazzo Chigi,  convinto com’è che solo da un suo diretto impegno decisionale possa venire un mutamento effettivo. Gli altri, chi più chi meno, sono il “vecchio” da superare.

Così a Renzi piacerebbe tanto portare a livello nazionale quel sistema elettorale che gli ha consentito di fare il Sindaco di Firenze. Sì, perché lui vorrebbe proprio fare il Sindaco d’Italia. Peccato che secondo molti si tratta, ad oggi, di un’ipotesi anticostituzionale. Oltre che difficile da realizzare.

La situazione di fatto, insomma, costringe Matteo Renzi ad un gioco di cesello che non sempre è possibile sviluppare come egli vorrebbe, alla luce della materia prima che si trova a maneggiare.

Intanto, deve tenere conto  che una consistente parte del Pd gli è platealmente ostile. Poi,  deve constatare come la recente sentenza della Corte Costituzionale abbia profondamente modificato lo scenario su cui si staglia il suo ruolo di leader del Pd. La fine del “porcellum” ha, infatti, cambiato completamente quei punti di riferimento che, se per 20 anni hanno giustificato il ruolo e la presenza di Silvio Berlusconi, sembravano anche giustificare il ruolo e la presenza di un politico come Matteo Renzi. Purtroppo per lui  non ci sono più.

La Corte Costituzionale, di fatto, ha fatto tornare indietro le lancette della politica riportando tutto in pieno  sistema elettorale proporzionale. Se si andasse a votare domani, e niente, in teoria, vieterebbe che ci si possa anche andare, Matteo Renzi non guiderebbe più un partito o una coalizione in corsa per la maggioranza,  bensì sarebbe costretto ad entrare nella logica delle intese da costruire, faticosamente, con chi ci sta. Né più né meno come accadeva ai tempi della cosiddetta “prima repubblica”. Altro che l’uomo solo al comando che da solo si carica sulle spalle il fardello delle scelte e delle decisioni.

Renzi, così, dovrebbe, in una situazione ancora più complicata, fare quello che sta esattamente facendo Enrico Letta già oggi. Mediare e viaggiare quotidianamente sul filo dei compromessi. Altro che fare il Sindaco d’Italia.

renzi direzione pd

L’alternativa a questa situazione sarebbe quella di intervenire sulla legge elettorale in modo da trovare un meccanismo che consenta, di nuovo, di reintrodurre quel premio di maggioranza che piace tanto sia a lui,  sia a Berlusconi.

Per fare ciò si devono trovare i voti in Parlamento.  Ancora una volta tocca mediare visto che i voti, da solo, il Pd non ce l’ha neppure oggi che ha in mano tutta la Camera dei Deputati da solo.

Il neo segretario del Pd non ignora certo la consistenza e la scivolosità del terreno in cui è costretto a camminare lungo il viottolo del suo partito. Nonostante le apparenze, é’ costretto a dire e a non dire. Si lamenta dell’operatività del Governo di Enrico Letta, ma sa che ancora non potrebbe farlo cadere e che non si troverebbe nella condizione migliore se decidesse di farlo cadere. Ammesso che i suoi parlamentari, in maggioranza non ancora tutti renziani, lo seguissero su una strada tanto lacerante.

Così, anche lui deve ripetere quello che sta dicendo da tempo in attesa di tempi migliori. Propositi di rinnovamento del Pd e del Paese.

Letta aspetta. Chissà che  non preferisca limitarsi a fare ogni tanto qualche precisazione e lasciare il pallino in mano a Renzi sapendo, lo ha imparato in questi mesi sulla propria pelle, come è difficile mettere il punto…

Giancarlo Infante