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La crisi del Centro destra ” contagia” anche il Centro sinistra. Il difficile cammino del Governo Letta, costretto a “durare”.

La crisi del Centro destra ” contagia” anche il Centro sinistra. Il difficile cammino del Governo Letta, costretto a “durare”.

Agitazione nel Centro destra mentre si appresta a ricalibrare le proprie misure dopo la vera e propria scissione realizzata nel partito di Silvio Berlusconi. Ufficialmente si parla di collaborazione all’interno del comune fronte dei moderati. L’ha detto Berlusconi. L’ha ripetuto, sia pure in altro modo, quello che oramai è il suo ex delfino.  Alfano ha ribadito in sostanza che la scissione è stata giustificata dalla “deriva” oltranzista in procinto di pervadere il Centro destra italiano. Non a caso, ha ricordato che loro, gli scissionisti, si sono voluti chiamate “Nuovo Centro destra”.

Perciò, a parte la diversa valutazione sull’ossigeno da assicurare al Governo di Enrico Letta, perché questo è ufficialmente il motivo della spaccatura in vista della “decadenza di Berlusconi dal seggio senatoriale, restano tutti assieme appassionatamente nel solco dei “moderati” italiani.

Ovviamente,  queste sono le dichiarazioni ufficiali. Nella pratica,  lo si respira nell’aria e lo si legge sui giornali fiancheggiatori, i settori più vicini a Berlusconi fanno conoscere tutto il proprio livore nei confronti del gruppo di Angelino Alfano. La rappresentazione che ripetutamente ne viene fuori è quella dei traditori destinati a pagarla duramente al momento delle elezioni perché  gli scissionisti non prenderanno un voto.

In effetti, se Alfano, Quagliariello e Cicchitto sono riusciti a darsi una precisa fisionomia parlamentare in entrambe le Camere, devono ancora dimostrare di avere un radicamento nel Paese e di raccogliere quei consensi che oggi nessuno sembra attribuire loro in mezzo al popolo di Centro destra.

quagliariello cicchitto lupi

La cosa potrà essere verificata solamente alle elezioni e sono in molti a nutrire dubbi e perplessità. La convinzione più diffusa resta sempre quella che l’unico in grado di raccogliere voti per il Centro destra sia Silvio Berlusconi. Ammesso che ciò sia vero, però, si tratta di vedere quando queste elezioni si terranno, giacché la parola d’ordine generale è quella di evitare proprio una crisi politica e far ripiombare il Paese in un lungo periodo di incertezza,  di cui nessuno sembra intenzionato ad assumersi la responsabilità.

Tutti, tra i leader,  soffrono l’attuale situazione e vorrebbero tornare al voto, ma nessuno può assumersi una responsabilità destinata a schiantare coloro che esplicitamente provocheranno il ritorno alle urne.  Berlusconi c’ha provato da Luglio ad oggi, ma al dunque si è sempre tirato indietro. Matteo Renzi vorrebbe tanto andare al voto, ma  sa che non può farlo e, forse, neppure dirlo. Almeno oggi. Così, può solo essere vigile e pronto a cogliere ogni occasione.

E’ chiaro che la parola d’ordine dei secessionisti di Alfano  è, invece,  quella di durare il più a lungo possibile.  Anche oltre  la prossima conclusione concreta della parabola politica del ventennio berlusconiano cui loro hanno partecipato con convinto entusiasmo fino a pochi mesi or sono. Il loro ambizioso obiettivo é proprio quello di gestire il dopo Berlusconi.

Si sono dati intanto una strategia più limitata raccogliendosi attorno alla necessità di far sopravvivere il Governo delle “larghe intese” di Enrico Letta. Solo riuscendo a durare dentro il Governo Letta, infatti, possono provare a rinviare il più possibile quella conta elettorale cui dovranno prima o poi partecipare. Sia da soli,  sia in compagnia di qualcun altro. Molto probabilmente con il gruppo di Mario Mauro fuoriuscito, a sua volta, dal partito di Mario Monti, Scelta Civica.

Il futuro immediato, soprattutto le vicende di Silvio Berlusconi in dirittura d’arrivo verso la decadenza dal seggio al Senato, ci diranno se i secessionisti aumenteranno il loro numero e peso o se, invece, lontani da Berlusconi, si assottiglieranno e si spegneranno come accade ad una candela cui venga a mancare lentamente l’ossigeno, ripercorrendo le recenti esperienze dell’Udc di Pier Ferdinando Casini, prima, e di Gianfranco Fini, dopo.

I “secessionisti” e Letta contano sul fatto che la stragrande maggioranza dei parlamentari é contraria al voto anticipato perché nessuno vuole rischiare il proprio posto in un clima di grande confusione dove si é creata una vera e propria disarticolazione del sistema di “comando” di tutti i partiti, oramai tutti divisi in correnti e sottocorrenti.

Inoltre, la posizione del Movimento 5Stelle continua a rendere impossibile ogni ipotesi alternativa, da un lato, e il ritorno alle urne dall’altro a meno che non si introduca un significativo cambiamento della legge elettorale. I sondaggi, anche quelli recentissimi, continuano ad indicare che se si andasse nuovamente al voto la situazione non cambierebbe di molto e si tornerebbe a dare vita ad un Governo di “larghe intese”.

Certo, Alfano parte almeno con un congruo numero di parlamentari. Quello che serve giusto a fare andare avanti il Governo. Si vocifera, inoltre, che abbia già in tasca l’accordo con Mauro per formare gruppi parlamentari assieme. Le difficoltà, però non sono poche e di ogni genere. Di lungo periodo e di più corto respiro.alfano_mauro_bandieraR439_thumb400x275

L’obiettivo del duo Letta Alfano è quello di durare almeno 12 mesi, se non di più.  Abbassare le tasse, ridurre il debito pubblico, contenere la disoccupazione, cambiare la legge elettorale. Cosa facili a dirsi molto complicate da realizzare. La vera parola definitiva sarà detta dai nuovi equilibri europei che devono essere disegnati dopo le elezioni tedesche. Sarà detta dall’andamento dell’economia e dalle capacità del mondo del lavoro di reagire ad una crisi ancora più lunga di quella del ’29. Il tutto facendo i conti con un Parlamento non facilmente gestibile. E non solo al Senato, dove la maggioranza è comunque limitata e su molti provvedimenti si rivelerà precaria.

La crisi del Pdl, infatti, ha contagiato anche il Pd. E non solo perché c’è da eleggere il nuovo Segretario dopo il periodo del “traghettatore” Epifani. Quella del Pd è, anch’essa, una crisi “strutturale”. Ne più né meno come “strutturale” si è dimostrata quella del Pdl in procinto di ritrovarsi orfano di Berlusconi. Le primarie in corso nel Pd dimostrano che gli uomini del principale partito del Centro sinistra hanno avvertito la necessità di cambiare pelle, ma non sanno ancora in quale direzione andare. Qualcuno, addirittura,  non esclude che una qualche forma di scissione possa interessare anche loro, prima o poi.

Alle naturali fibrillazioni legate alla disputa elettorale interna si aggiunge in queste ore la questione della Ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri. Il Pd è “costretto” a metterne sempre più in discussione la permanenza al Governo. Enrico Letta, in compagnia del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e di Alfano, é “costretto” a difenderla. Il suo Governo è in tale stato di precario equilibrio che basta un poco per mandarlo gambe per aria.

Dopo Pippo Civati, anche Matteo Renzi chiede le dimissioni della Cancellieri assicurando che l’esecutivo di Enrico Letta non ne risentirebbe negativamente. Il viceministro all’economia, Stefano Fassina, sostenitore di Gianni Cuperlo nella corda alla segreteria, la pensa allo stesso modo.

Chi però ha in mano davvero il gioco del Governo, e cioé Napolitano, Letta ed Alfano vorrebbero evitare ogni rischio e mostrano, per ora, una sostanziale solidarietà alla Ministro della Giustizia.

Alfano, in particolare, é costretto a guardare con particolare  preoccupazione ad una eventuale crisi provocata dalla sostituzione della Cancellieri. Intanto, perché se così andasse, sarebbe subito accusato dai berlusconiani di cedere alle richieste dei democratici. Poi, e  la cosa lo preoccupa molto di più, perché sa che,  a partire dalla scissione dal “gruppone” di Berlusconi, in occasione di ogni crisi  di Governo gli verrà chiesto conto del fatto che, con i due risicati gruppi parlamentari da lui costituiti,  continua a tenersi tutti i ministri   assegnati a suo tempo al Pdl, il quale aveva una ben più consistente presenza parlamentare. Quanto potrà durare una situazione così tanto squilibrata?

Giancarlo Infante