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La Bonino al Senato contro Alfano Sui kazaki sono stata informata a cose fatte Per il momento, stiamo buoni con gli asiatici

La Bonino al Senato contro Alfano  Sui kazaki sono stata informata a cose fatte  Per il momento, stiamo buoni con gli asiatici

Oggi è stata la volta di Emma Bonino, in qualità di Ministro degli Esteri, ad intervenire sul caso dei coniugi kazaki, Shalabayeva-Ablyazov. Ha parlato al Senato per rivelare anche il senso di angoscia da cui è stata pervasa durante e dopo gli sviluppi di una vicenda che ha intaccato ulteriormente la credibilità del nostro Paese sullo scenario internazionale. Una cosa che alla nostra Ministro ha perfino tolto il sonno e che ha portato a farle dire ai senatori:”La mia credibilità personale è per me un grande patrimonio. Ho vissuto con grande amarezza in queste settimane. Sono stata tormentata e non ci ho dormito ma non ho mai pensato di dimettermi”.

Dal resoconto della titolare della Farnesina si è avuto la conferma che gli Esteri sono stati chiamati a ”gestire ex post le conseguenze di un caso per il quale abbiamo finora, giustamente, dibattuto sulla dinamica ex ante”. In poche parole, il pasticcio l’hanno combinato quelli dell’Interno e della Polizia e noi diplomatici siamo dovuti intervenire per metterci una pezza. La Bonino ha parlato di “interventi incessanti dal 3 giugno”.

Lei personalmente, però, è stata “informata telefonicamente da esponenti della società civile il 31 maggio, a cose già avvenute” e “il 2 giugno, in occasione della parata per la festa della Repubblica, ho sensibilizzato il ministro Alfano”.

La Bonino ha, poi, ulteriormente preso le distanze dal collega dell’Interno, in maniera netta e radicale: “E’ noto che non fossi a conoscenza di altro. Questo l’ho ribadito, e ho ribadito che tutta una serie di dettagli li ho saputi dalla relazione Pansa”.
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La Ministro degli Esteri ha sottolineato che la vicenda fa emergere la necessità di raggiungere una “maggiore condivisione delle informazioni” sulle espulsioni. Materia, però, su “cui la Farnesina non è competente”. In ogni caso, la Bonino ha respinto le critiche che le sono state indirizzate nei giorni scorsi sulla base di un suo asserito silenzio e mancato intervento. Lei non ci sta e, puntigliosamente, ha spiegato: “la realtà è che ho invece, sin dal primo momento, promosso e sollecitato il massimo chiarimento su un caso così rilevante. I nostri interventi sono stati dunque continui, incessanti e continueranno fino a quando necessario, nella considerazione che poiché si agisce da governo a governo si deve evitare, almeno in questa fase, che una serie di azioni e reazioni indebolisca la nostra struttura diplomatica ad Astana”.

Fin qui non possiamo che prendere atto delle dichiarazione della Bonino senza poter commentare alcunché. Il fatto è che, immediatamente dopo tutte queste precisazioni, il nostro Ministro se la prende con l’ambasciatore kazako, Andrian Yelemessov, da lei definito “ intrusivo ed inaccettabile”. E, qui, a costo di voler apparire bastian contrario, devo dire che non ci siamo: l’ambasciatore kazako ha fatto, per una certa parte, molto bene il suo mestiere.
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Ha portato a casa, sia pure solo in parte, i risultati che il suo Governo si aspettava grazie alle gravi mancanze mostrate, invece, dai nostri funzionari e dirigenti, anche di altissimo livello, del Ministero dell’Interno e della Polizia. L’unico suo vero fallimento glielo possono contestare in Patria: non è riuscito a catturare l’ Ablyazov, rimasto uccel di bosco, anche se a casa sua hanno usato persino i rivelatori geologici, convinti che fosse nascosto nei cunicoli scavati sotto la casa di Casal Palocco.

La ministro Bonino, inoltre, e tutti i brillanti diplomatici che l’attorniano, conoscono un vecchio detto, così antico e così profondo che fa parte del nostro lessico familiare: “ambasciator non porta pena”. Certo, il kazako avrebbe dovuto intraprendere ogni passo attraverso la Farnesina utilizzando le famose “note verbali” che gli ambasciatori devono presentare pure per chiedere il rilascio di un parcheggio per la vettura della moglie. Cose ordinarie di tutto il mondo. Che solo i funzionari del Viminale hanno ritenuto del tutto superflue…

La Bonino ha escluso che,”in questa fase”, si possa pensare all’espulsione di Andrian Yelemessov. Il ministro ha aggiunto: ” Il governo lo valuterà. In questo momento la mia priorità e quella del governo è non affievolire la nostra capacità di assistenza e di protezione”. Non faremo la guerra al Kazakistan. E questa é già una gran bella notizia.
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Ma l’ambasciatore kazako, mi chiedo e chiedo, potrebbe essere espulso su quale base? Perché si é incontrato, forse, con l’ex Capo di Gabinetto del Ministro Alfano dentro il nostro Ministero dell’Interno? Perché ha frequentato tutte le stanze del Ministero e della Polizia dove, con nostri funzionari, ha fatto lo Sherlock Holmes ed ha programmato, gestito e diretto l’espulsione della Shalabayeva?

Con lui espelliamo verso il Kazakistan anche tanti nostri prefetti e questori, funzionari di polizia che non hanno saputo porre un argine ad un ambasciatore così straripante? Lui ha forse usato il mitra, o anche solo brutte parole, per raggiungere il risultato che ha raggiunto? Non ci pare.

Oppure la Ministro Bonino vuole dire che l’ambasciatore kazako ha usato altri mezzi? Magari illeciti! Allora questo, sì, potrebbe giustificare tanto accanimento nei confronti di un funzionario di uno stato estero che è riuscito a farsi obbedire dai nostri funzionari a bacchetta!

In ogni caso, i kazaki, attraverso il loro vicepremier, Yerbol Orynbayev, hanno subito fatto sapere di essere pronti a reagire ad ogni provvedimento che le autorità italiane intendessero prendere nei confronti del loro rappresentante diplomatico. L’esponente kazako, ha, poi, teso un ramoscello di ulivo verso l’Italia facendo intravedere la possibilità che alla Shalabayeva ed alla figlioletta di sei anni, che tra l’altro si sono lasciate a Casal Palocco altri parenti, di vario grado, possa essere concessa la possibilità di ritornare nel nostro Paese, sia pure sotto particolari condizioni.
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Insomma, finita tutta l’operazione Ablyazov, che a ben vedere si è risolta in un fiasco, perché la vera preda dei kazaki è ancora uccel di bosco, sia il Kazakistan, sia l’Italia potrebbero avere interesse a chiudere il caso sollecitamente.

Di mezzo c’è soprattutto il ruolo dell’Eni che, da solo, rappresenta più di metà politica estera italiana, contratti ultra decennali tra l’Eur, dove ha sede la compagnia petrolifera italiana, ed Astana. Dall’altra parte, c’è il paese asiatico che ha bisogno, non solo dell’Italia, ma soprattutto dell’Unione Europea.

Tutt’al più ci manderanno, nei tempi e nei modi che loro decideranno, un altro ambasciatore cui, forse, il Ministro Alfano farebbe bene a consentire minor libertà di movimento nel suo dicastero. Invece, all’oramai famoso Andrian Yelemessov, potremmo chiedere una consulenza per affiancare il nostro valente De Mistura negli sforzi in cui è impegnato per farci riconsegnare i marò LaTorre e Girone dall’India. Chissà che non ci riesca.

Giancarlo Infante