UltimaEdizione.Eu  > 

L’ Intervista / Marco Genna

Ostia è la porta della grande criminalità verso Roma? E’ una buona idea, anche per questo, chiudere il locale Tribunale? Marco Genna è un magistrato di 40 anni che fa il Giudice proprio presso la sezione distaccata di Ostia del Tribunale di Roma. E’ uno dei due soli magistrati giudicanti che, in quella diventata la seconda città del Lazio, con i suoi circa 300 mila abitanti, si occupa del penale. Sul litorale romano ha maturato una lunga esperienza e, così, si trova ad operare ed osservare la particolare realtà rappresentata dalla delinquenza, piccola e grande, che dalla costa si sviluppa in collegamento con quella di Roma e con quella del sud della regione, la quale finisce per confondersi ed essere un tutt’uno con quella del casertano.

Con il Giudice Genna, RomaSettimanale.it affronta così sia la questione della sopravvivenza del Tribunale di Ostia, sia quelle più generali legate alla criminalità di ogni genere e dimensione che interessa la realtà romana e laziale.

Il tema è reso scottante dalla recente decisione della Corte Costituzionale che non ha accolto i dubbi sollevati sulla legge di riordino dei Tribunali italiani. La Corte, però, non ha esaminato il caso specifico di quello di Ostia che le è stato mandato in esame dal Tar Lazio.

“Intanto diciamo che alla Sezione distaccata di Ostia abbiamo una produttività molto buona. La tipologie che ci riguardano molto sono quelle degli omicidi colposi, i reati urbanistici e paesaggistici, i reati contro il patrimonio e pure lo stalking. Poi, abbiamo la droga. Notiamo che con l’acuirsi della crisi economica, però, aumentano in particolare i reati contro il patrimonio. Parliamo di furti; anche di oggetti di scarso valore che un tempo erano diminuiti se non, addirittura, scomparsi. Inoltre, vi sono molti giudizi cui siamo chiamati a dare in materia di occupazione delle abitazioni”.

Giudice, si parla spesso di Ostia come “porta”romana della grande criminalità. E’ vero?

“Da quando abbiamo a Roma il dottor Pignatone a Capo della Procura io vedo che a Ostia dobbiamo intervenire molto più di prima per la violazione delle misure di prevenzione (tipo ad esempio la sorveglianza speciale), che costituiscono gli strumenti che la Procura adesso sta utilizzando di più e che indicano la presenza nel territorio di Ostia di molti sorvegliati speciali e dunque di molti soggetti legati alla criminalità o comunque particolarmente dediti al crimine. Segno”.

Cioè? Ci spiega l’importanza della cosa?

“La Procura di Roma sta intervenendo con piglio nuovo in materia di associazione mafiosa, con l’art. 416 bis, ed anche con l’art. 74 della legge sugli stupefacenti. Da quel che so, un buon 50, 60 per cento della loro attività riguarda la delinquenza organizzata di Ostia. Inoltre, qui, sul litorale, sempre più spesso sono arrestate e, quindi, processate persone che hanno violato prescrizioni delle misure di prevenzione, specialmente della sorveglianza speciale, adottate nei loro confronti da autorità di altre zone del Lazio e d’Italia”.

Quindi, il fatto che vengono arrestati nel vostro territorio, vuol dire che vengono ad Ostia perché vi trovano la “sostanza” delle loro attività. Allora, perché viene chiuso il Tribunale di Ostia?

“Csm ed Associazione Nazionale Magistrati si sono schierati in maniera molto netta in questa direzione. Non mi sono fatto un’idea sul perché. Io personalmente credo che lo spirito della riforma del sistema di presenza territoriale nell’esercizio della Giustizia dovesse e potesse prevedere, in realtà, la creazione di un Tribunale autonomo del litorale laziale. Se ciò si realizzasse alleggeriremmo il carico di quello di Roma molto più di quanto non facciano i 1150 nostri fascicoli di oggi. Con un Tribunale autonomo avremmo anche la sezione inquirente in grado di alleggerire quella di Roma e potremmo contrastare meglio la grande criminalità”.

Dottore, ma qui vogliono tagliare e a Settembre sapremo cosa decide la Corte Costituzionale dopo che il Tar del Lazio ha chiesto un parere di costituzionalità sul “taglio” del tribunale e l’accorpamento a Roma…

“Prima di Settembre non credo che sia possibile affrontare qualunque questione…Però, se le forze sociali e politiche si orientassero in questa direzione … Del resto, a Napoli, e Roma sta messa peggio, è stato creato il secondo Tribunale. In alcune zone della Sicilia si è visto che lo spirito della Legge applicato in maniera ragionevole ha portato alla sopravvivenza di Tribunali in zone delicate come quelle di Marsala, Sciacca ed altre. Il problema di fondo cui rispondere è quello sulle modalità migliori per rendere un più efficiente servizio di Giustizia. Non credo che vada sottovalutato anche l’aspetto della presenza di un presidio di legalità”.

Il Litorale romano sembra svolgere una funzione di cerniera con tante realtà delinquenziali d’Italia. Come mai si tende a parlarne poco?

“Certamente quel che accade a Latina non fa lo stesso clamore di ciò che accade a Milano. Io, però, mi limito ad osservare alcuni dati preoccupanti. C’è una situazione oramai insostenibile tra Gaeta, Fondi e Sperlonga. Se le pensa che a Sperlonga c’è, oggi, un numero abnorme di residenti che risultano nati a Casal del Principe. Vorrà dire qualcosa? La contiguità geografica con il casertano avrà pure le sue conseguenze, o no? Io vedo che con l’arrivo del Procuratore Pignatone anche a Roma e nel Lazio si stanno attuando quegli interventi utili ad eliminare l’acqua di fondo in cui sopravvivono e si alimentano certi fenomeni criminali. Mi riferisco, ad esempio, alla confisca dei beni”.

A me colpisce sempre quando si sente parlare che in Campania, in Sicilia ci sono veri e proprio eserciti di uomini in armi. E nel Lazio?

“Aggiungiamo anche in Puglia e in Calabria. Certo, anche qui nel Lazio la cosa si va, purtroppo, radicando. Mi colpisce sempre quando vengo a sapere dalla polizia giudiziaria che nel corso dei loro interventi si trovano spesso di fronte a situazioni alla Scampia o alla San Basilio. Cioè con una parte della popolazione che sostiene ai malavitosi e si frappone fra loro e le forze di polizia. Anche noi ad Ostia abbiamo delle situazioni del genere, ancora limitate territorialmente, ma presenti. Ci sono anche dei miglioramenti. Come quelli resi possibili dal recupero di una parte della città resa possibile con l’insediamento del porto. Ma in altre aree la situazione di degrado ancora permane”.

E’ chiaro che non è possibile pensare solo a misure di repressione e che è necessaria una presa di consapevolezza di tutta la società civile

“La nostra è tutta un area fortemente sottoposta a vincoli di tutela paesaggistica, archeologica ed ambientale. Abbiamo una serie consistente di abusivismo edilizio che non sempre ha ricevuto il contrasto che avrebbe meritato. Mi riferisco ad un abusivismo minore, ad esempio a quello fatto sulle spiagge. Ma questo non significa che non fosse e non sia meritevole di interventi anche dell’autorità amministrativa locale. La quale, invece, nel passato, è stata restia e lenta ad intervenire. Soprattutto in coincidenza con l’arrivo dei condoni che, invece, di favorire la fine del fenomeno dell’abusivismo lo sostenevano e, persino, lo incoraggiavano. Per non parlare, poi, del quasi sicuro decorso del termine di prescrizione in appello su cui contano tutti coloro che commettono questi abusi e sanno di poter beneficiare della scadenza dei termini prima che si concluda la fase dell’appello.

In questo senso, allora, il segnale di chiudere la Sezione staccata di Ostia del Tribunale di Roma non è un segnale incoraggiante. Noi non abbiamo avuti sprechi..Viene da chiedersi perché dovremmo chiudere noi e poi restano aperti tribunali di altre realtà dove, magari, neppure si rispetta lo spirito della Legge che intendeva salvaguardare le sedi nei capoluoghi di provincia. Il Ministero, inizialmente, aveva fatto una selezione esaminando dei criteri oggettivi e fissando dei parametri validi nell’analisi del servizio Giustizia assicurato sul territorio, poi…le cose sembrano andare come stanno andando”.

Cioè lei teme che, alla fine, Ostia verrà chiusa? Ma lei personalmente ci guadagnerà? No? Vive a Roma!

“Ogni giorno devo fare oltre 50 chilometri tra andata e ritorno. Quando ho udienza mi devo alzare alle 6,30 per essere puntuale in ufficio alle 8,30. Ovviamente non sono questi i punti salienti ed importanti. Almeno sotto il mio punto di vista. Adesso dovremo vedere come mai la Corte Costituzionale si è espressa in quel modo la scorsa settimana su alcune sedi di Tribunale. Ad esempio, salvando Urbino che era data per spacciata. Noi, intanto, viviamo delle grosse difficoltà pratiche perché siamo passati dal trasferimento a Roma, poi, al rimanere ad Ostia e, adesso, non sappiamo. Lo sapremo … Abbiamo dovuto rinviare parecchi fascicoli per il timore che, poi, passasse a Roma e che quindi facessimo perdere tempo e denaro a tutti, Amministrazione per prima. Con il controdine, però, abbiamo ricevuto nuovi fascicoli. Insomma una parola definitiva non guasterebbe. Ma io insisto: a mio avviso ci vuole un Tribunale del Litorale che risponda meglio alle esigenze di giustizia di un bacino enorme di persone.”

Intervista di Giancarlo Infante