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L’ Intervista / Franco Biraghi

L’ Intervista / Franco Biraghi

Franco Biraghi da cinque mesi è il nuovo presidente di Confindustria Cuneo. E’ stato eletto a maggio, in sostituzione della collega Nicoletta Miroglio non più ricandidabile al secondo mandato secondo lo Statuto dell’Associazione.

Quella di Franco Biraghi è stata un elezione a grandissima maggioranza, perché il titolare dell’azienda Valgrana è stato designato quasi all’unanimità per guidare nei prossimi anni l’Associazione degli industriali cuneesi, che conta più di 1.150 aziende associate con circa 60.000 dipendenti.

Gli imprenditori associati rappresentano le categorie maggiormente presenti in Provincia: metalmeccanici, edili, e agroalimentari. Un compito delicato in quanto il momento economico per l’economia italiana non è dei più favorevoli.

Un compito che non spaventa il neo presidente, 74 anni ben portati, con uno spirito e una determinazione da far invidia ad un ventenne. Ed è lui stesso a volerlo mettere in evidenza definendosi “una persona matura con idee da far invidia ad un giovane”. Attento ai problemi della categoria si definisce non di centro, né di sinistra né di destra.

Del resto ammette che gli industriali debbono restare al passo con i tempi, guardando con attenzione al mondo dell’informatica e dell’innovazione, al fine di poter inviare dei segnali forti al mondo della politica.

E in questo senso l’esempio è venuto dal vertice. Franco Biraghi, infatti, all’atto del suo insediamento ha voluto sensibilizzare tutti gli amministratori locali perché abbiano uno sguardo attenti ai problemi della categoria.
pannello fabbrica
“Il più grosso ostacolo per le aziende è rappresentato oggi dai vincoli burocratici che ci penalizzano in maniera ossessiva. Sono una sorta di laccio che viene stretto al collo degli imprenditori, creando loro enormi difficoltà. Dobbiamo insediare le attività produttive laddove le amministrazioni creano le condizioni più favorevoli per la nostra sopravvivenza o – sperando in tempi migliori – il nostro sviluppo industriale. Per questo ho inviato una lettera ai Sindaci ai quali ho posto precise domande affinché comunichino la loro disponibilità ad ospitare nel loto territorio gli insediamenti produttivi, che soli creano la ricchezza che permette il benessere della comunità intera.”

Una richiesta articolata e corredata con un allegato contenente una serie di domande con le quali si tocca anche la sfera della disponibilità ad effettuare interventi sulla finanza locale. Non è un mistero che le prime difficoltà per l’industria, grande o piccola che sia, nascono proprio dalla pesante tassazione esistente sin a livello locale, che sommata a quella regionale e nazionale rende il nostro Paese un terreno poco ospitale per le imprese.
ragazze a scuola
Il presidente di Confindustria Cuneo rivolge la sua attenzione anche al mondo della scuola, sostenendo che il modello d’istruzione italiano guarda con poca attenzione al mondo del lavoro. Secondo Biraghi andrebbe potenziata la scuola ad indirizzo tecnico e professionale.

“Non si tratta di conoscere l’italiano o la matematica, non sono questi gli ambiti didattici in cui l’Italia è carente. Non condivido che l’occupazione sia una variabile dipendente dall’istruzione teorica. Pensiamo che solo pochi anni fa il nostro tasso di disoccupazione era in linea con quello degli altri Paesi Ue a prescindere dal numero di diplomati e laureati, che peraltro ultimamente si è alzata. Qualcuno potrebbe dire che eravamo più ignoranti, ma eravamo più occupati”.

“Le nostre industrie – prosegue – hanno bisogno di personale qualificato che sia in grado di rispondere perfettamente alle esigenze del mondo del lavoro. Una problematica questa che è stata ignorata dalla scuola che ha puntato soprattutto sulla formazione di tipo teorico. I giovani – aggiunge – debbono essere seguiti perché a loro si deve insegnare che non esistono solo i diritti ma anche e soprattutto i doveri”.
lavoratori qualificati
Un tema quello dei giovani e della scuola al quale il presidente Biraghi tiene molto. La Confindustria di Cuneo ha promosso numerose iniziative per i giovani, principalmente nel campo dell’orientamento. “I giovani – sostiene Biraghi- rappresentano il nostro futuro, la continuità delle aziende. Quindi bisogna puntare sulla loro formazione e preparazione affinché vengano messi in grado di rispondere alle sfide del nostro tempo”.

Non poteva, poi, mancare un riferimento agli incidenti sul lavoro. Un tema caldo che ha suscitato l’interesse anche del capo dello Stato, che ha stigmatizzato tali episodi definendoli una vera e propria piaga sociale.

Non è non senza una punta di soddisfazione che Biraghi sostiene come in provincia di Cuneo il dato sugli infortuni sia calato. “Le aziende sono le prime – dice- a contrastare e non volere gli infortuni sul lavoro perché rappresentano una perdita per l’azienda sia in termini di immagine che di forza lavoro. Ma vorrei chiedere – aggiunge- Biraghi – una revisione della norma che include negli infortuni sul lavoro gli incidenti che occorrono nel tragitto casa- lavoro. Queste tipologie di incidenti, a mio modo di vedere, escludono qualsiasi responsabilità dell’imprenditore e dell’azienda”.

Il paradosso – conclude Biraghi – è che al calare degli incidenti sul lavoro, aumentano quelli nel tempo libero. Verrebbe da pensare che le aziende cuneesi – e soprattutto quelle associate che vediamo investire fortemente sulla formazione e la prevenzione per la sicurezza sul lavoro – siano il luogo più sicuro dove trascorrere il proprio tempo”.

Enrico Barone