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Iraq: firmata a ditta italiana commessa per la diga pericolosa di Mosul

Iraq: firmata a ditta italiana commessa per la diga pericolosa di Mosul

Finalmente, dopo le ripetute grida d’allarme lanciate sulla diga pericolosa di Mosul in Iraq, il governo di Baghdad ha firmato il contratto con la ditta italiana Trevi cui ha affidato il compito di mettere in sicurezza il gigante che imbriglia l’acqua del fiume Tigri.

Proprio due giorni fa l’ambasciata statunitense di Baghdad aveva nuovamente sottolineato i rischi che corre l’impianto di Mosul il cui collasso, diceva esplicitamente un comunicato, potrebbe essere “grave e senza precedenti”. Sia l’ambasciata statunitense, sia il governo iracheno invitavano, così, la popolazione delle vicine città di Mosul e di Tikrit a spostarsi di almeno sette chilometri di distanza dalle rive del fiume Tigri.

Purtroppo,  l’attività di manutenzione è stata sospesa durante il 2014, periodo in cui l’impianto è finito sotto il controllo dell’Isis o Daesh.

La situazione non è cambiata di molto da quando gli islamisti sono stati ricacciati indietro e si era deciso di affidare la diga alle cura della ditta Trevi di Cesena per  lavori che dovrebbero durare 18 mesi e prevedere una spesa di 280 milioni di euro.

In vista dell’incarico affidato alla società italiana, che dovrebbe consolidare la base della diga esposta al rischio del cedimento del terreno su cui è stata realizzata,  il Governo italiano aveva deciso l’invio di 450 soldati con il compito di difendere l’imponente struttura da eventuali attacchi.

diga mosul

La diga è alta 113 metri. Sul fiume Tigri ha formato un bacino artificiale lungo quasi 50 chilometri. Sovrasta la città di Mosul, abitata da circa 700 mila abitanti, divenuta la capitale politica dell’autoproclamato Califfato islamico.

Più lontana, circa 400 chilometri, ma sempre lungo il corso del Tigri, si trova la capitale irachena Baghdad.

Qualche tempo fa le autorità irachene hanno, però, negato che esista un pericolo imminente di crollo e in tal senso si è espresso direttamente il Ministero delle Risorse Idriche di Baghdad che avrebbe investito circa due miliardi di dollari per i lavori di ristrutturazione e salvaguardia.

Secondo gli esperti americani che hanno lanciato il grido di allarme, il principale problema della diga sarebbe rappresentato dalla instabilità dei terreni su cui è stata realizzata perché sottoposti ad una continua azione di erosione sin da quando l’impianto venne inaugurato da Saddam Hussein nella metà degli anni ’80, cosa che costringerebbe a continue, gigantesche iniezioni di cemento alla sua base.

Edoardo Matteo Infante