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INTERVISTA/Stefano Zamagni

Stefano Zamagni, nato nel 1963, è Professore di Economia politica presso l’Università di Bologna. E’ autore di numerosi saggi. E’ uno studioso del “ Terzo Settore” e del “ no profit”. Ha collaborato alla stesura dell’enciclica di papa Benedetto XVI, “ Caritas in veritate”.

Il Professor Stefano Zamagni, importante esponente della corrente degli economisti sostenitori di una politica nuova ed innovativa, al cui centro si collochi una rinnovata visione del “ welfare”, è realista e va al sodo. Accetta volentieri, e senza tanti fronzoli, di rispondere ad alcune nostre domande, a partire dal giudizio sul Governo Letta. Ma l’incontro spazia sulla “nuova economia”, sul ruolo delle realtà sociali intermedie, delle associazioni, del volontariato, il cosiddetto “Terzo Settore”.

“Il Governo di Enrico Letta è un Governo di salute pubblica. E’ inutile fare della filosofia. La nave stava bruciando e, quindi, è stata fatta l’unica cosa che poteva essere fatta”.

“Enrico Letta nei famosi primi cento giorni si gioca tutto! Come si sa, nel corso dei primi tre mesi, nessuno osa far cadere un Governo. Allora, lui ne deve approfittare per avviare quelle due o tre riforme assolutamente necessarie per il Paese. Ma queste cose le sanno tutti … da un pezzo. Si tratta, oltre che saperle, di fare certe cose”.

Ci dice, Lei, quali dovrebbero essere queste riforme?

“Intanto, Letta non deve avere paura di forzare la mano. Deve partire subito dalla riforma elettorale. Poi, rilanciare in maniera seria l’occupazione, come sanno anche i sassi. Infine: deve introdurre il cosiddetto “welfare societario” o civile, come altrimenti si può chiamare. Si tratta, cioè, di fare un avanzamento oltre il “welfare state”, che non esiste più, nei fatti. Se non interveniamo finiremo…”

… Senza “welfare“ del tutto…

“Esatto. Non ci sarà affatto “ welfare” residuo o ci sarà il “ welfare capitalism” e cioè la versione americana…Dunque, non ci sarà più alcuna politica sociale degna di questo nome”.

Sì, però, non mi ha ancora detto se questo Governo Le piace….

“Intanto, registro che c’è una diversa qualità nella compagine. Tanti giovani, anche preparati. La cosa fa ben sperare perché non hanno incrostazioni con le esperienze del passato. Questo, proprio no! Quindi, Letta deve usare anche quella che si può definire la “ strumentalità” di questa compagine. Deve usare il suo Governo per fare passare delle linee che finiscano per spezzare le vecchie croste del sistema italiano”.

Rispetto al Governo Monti, Lei come vede le cose?

“Monti era partito bene. Poi si è perso per strada ed ha finito per esaurirsi completamente… Letta deve evitare di fare la stessa fine. Deve approfittare del fatto che il suo Governo è imposto dalle circostanze…”.

Lei rimprovera a Monti, ad esempio, di aver abbandonato il “ Terzo Settore”, per il quale Lei continua a battersi affinché gli venga riconosciuto ed affidato un ruolo propulsore per la ripresa dell’economia. Perché?

“E’ necessaria una rivitalizzazione di tutti i soggetti del “Terzo” settore. Quello che proprio non ha fatto Mario Monti! Il perché è semplice: questi ti fanno pagare il 30 per cento, 40 per cento in meno gli stessi servizi che ti offrono lo Stato o la struttura pubblica in generale. Allora, è chiaro: se un asilo, una scuola materna, un servizio sostenuto dalla struttura pubblica, ed io non entro nel merito delle cause, mi costano tanto di più della stessa cosa che mi dà una Onlus, ho dei validi motivi per capire perché il “ Terzo Settore” debba essere valorizzato. Non devo insistere perché le cose me le faccia solo chi mi fa pagare di più, anche se si tratta del sistema “pubblico”. No? Soprattutto quando questo, poi, mi significa la riduzione delle risorse utili e da indirizzare, magari, verso un altro impegno a favore della collettività”.

Professor Zamagni, è un problema che riguarda anche le amministrazioni locali. Ma se, ad esempio, si andasse verso la creazione di vere “aree metropolitane”?
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“Riguarda tutti. Quando io parlo di Stato, chiaramente, parlo di tutte le strutture pubbliche. E’ bene non mischiare le cose: le “ aree metropolitane” nascono perché togliamo via le Province. Qui il problema è quello di riformare il sistema con l’introduzione di una sussidiarietà “ circolare”. In Italia c’è sempre un equivoco perenne su questa benedetta sussidiarietà, intesa solo come “ verticale”, cioè dall’alto verso il basso. No, qui il punto di svolta è quello della sussidiarietà “ circolare”. Questo è un punto su cui il Governo Letta può intervenire. Solo sulla strada dell’abbassamento dei costi dei servizi, grazie ad un maggiore intervento di nuovi soggetti, si riesce ad assicurare una copertura sociale adeguata per tutti. Solo con l’intervento del “ Terzo Settore” si possono ridurre i costi e, quindi, aumentare le risorse disponibili”.

Professore, forse non tutti i nostri lettori hanno familiarità con il concetto di sussidiarietà “circolare”, “Terzo Settore”…

“Guardi, il punto da cogliere sta nel fatto che noi dobbiamo avviare un meccanismo virtuoso cui partecipano, assieme, l’Ente pubblico; le strutture e gli organismi intermedi; il “ Terzo Settore”, cioè le associazioni, le Onlus, il volontariato. Ed anche le imprese private. In questo modo solamente, noi risparmiamo sui costi ed allarghiamo le risorse disponibili”.

Lei in questi giorni a Bologna sta conducendo una battaglia contro il referendum del prossimo 26 Maggio che vorrebbe portare all’eliminazione della copertura pubblica di parte dei costi delle scuole parificate, cioè delle scuole private.

“Cita un esempio concreto di quello che dico. E’ la stessa amministrazione comunale di Bologna, in mano al Pd che, in gran parte, sta con me ed altri contro il referendum. E sa perché? Perché in caso di successo del referendum il Comune si troverebbe a dover sostenere un grandissimo aumento dei costi visto che dovrebbe assumere in proprio l’onere di un impegno oggi è garantito anche dai privati. Poi, il caso vuole che si tratti di scuole quasi tutte cattoliche. Ma questo non cambia la sostanza della cose. Anche la Lega è contro il referendum”.

E’ una questione che viene tenuta molto sotto silenzio da parte dell’informazione italiana. Perché?

“E’ un tema scomodo. Siamo tutti costretti a rivedere molti luoghi comuni e superati schemi ideologici. A favore del referendum ci sono una parte del Pd, il Sel, la Cgil e il Movimento Cinque Stelle. Non si rendono conto che il sostegno di una posizione antica, come è quella del “ Welfare State”, cioè del solo “ pubblico” ad ogni costo, non fa risparmiare risorse e, quindi, rischia di ammazzare “ tout court” il “ welfare societario”. Non si rendono conto che finiscono per lavorare per il liberismo più sfrenato. Alla fine rischiano di far vincere il “nemico”.

Intervista di Giancarlo Infante