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INCHIESTA EXPORT: anche il piccolo Belgio “ci straccia”!

INCHIESTA EXPORT:  anche il piccolo Belgio “ci straccia”!

A vedere certe cifre non si sfugge ad una sensazione di disagio: di primo acchito viene da pensare a un errore, il clamoroso errore di un copista distratto, sfuggito al vaglio del revisore. Non è così: a un’attenta verifica si scopre che i numeri sono quelli. Possibile? Possibile. Anzi, certo.

Il piccolo Belgio con una superficie di poco superiore a quella della Sicilia (30 mila km2) e i suoi 11 milioni di abitanti, immette sul mercato estero prodotti dell’agroalimentare per un valore di 31,6 miliardi di euro (il dato Eurostat è aggiornato al novembre 2012) e si colloca al quinto posto per le esportazioni fra i paesi dell’Europa a 27. Insomma, nel suo piccolo, ci straccia.

“Bisogna tener conto del fatto – dice Fabio Del Bravo, responsabile della Direzione servizi di mercato Ismea – che in Belgio hanno sede numerose multinazionali che importano materia prima e reimmettono sul mercato prodotti trasformati. Ma questo non spiega tutto. Se analizziamo le cifre dell’import vediamo che Bruxelles ha la bilancia agroalimentare in attivo. E allora bisogna arrendersi all’evidenza. E l’evidenza dice che sono più organizzati e sul mercato si muovono meglio di agro5noi. I numeri non mentono: loro esportano l’80% della produzione agricola e il 60% dei prodotti trasformati: le nostre quote sono rispettivamente dell’ 11 e del 17 percento”.

Già. Sono più bravi di noi. Il nostro paese, cuore e centro della dieta mediterranea, forte di una consolidata tradizione agricola, con le sue 250 denominazioni (fra Dop e Igp), si colloca, infatti, al sesto posto per l’export, davanti a paesi come il Regno Unito e la Danimarca, la Polonia e la piccola Austria.

Ma le performances del Belgio non sono le sole a meritare la nostra riflessione. I Paesi Bassi, per fare un altro esempio, con appena 40 mila chilometri quadrati di superficie (noi ne abbiamo 300 mila) e 17 milioni di abitanti, sono al primo posto per le esportazioni con 67 miliardi e mezzo di euro. E’ vero, anche in Olanda si fa molta triangolazione commerciale (fino a pochi anni fa i Paesi Bassi erano i maggiori esportatori negli Usa di Pecorino romano acquistato in Italia e rivenduto oltreoceano), agro1ma è anche vero che le aziende agricole sono più grandi e più solide, le cooperative più strutturate ed estese delle nostre. Di contro c’è però il fattore clima, assai meno propizio del nostro alle pratiche agricole, la terra meno ricca, i frutti e le verdure meno saporite. Eppure gli olandesi sono riusciti a convincere i tedeschi che i prodotti agricoli è preferibile comprarli da loro invece che da noi.

Continuando a consultare la tabella elaborata da Ismea su dati Eurostat che abbiamo sopra riportato, non ci sorprendono più di tanto i numeri di Germania, Francia e Spagna: hanno una superficie maggiore e, almeno le prime due, un’agricoltura ben strutturata, matura e che sa farsi prendere in considerazione e ascoltare dalla politica, oltre che un sistema distributivo aggressivo e capace di estendersi anche al di fuori dei confini nazionali: agro3in Europa, in Cina, ma anche in Italia dove ha messo solide radici e può essere considerato il migliore ambasciatore della produzione del proprio paese.

Insomma, verrebbe da ripetere, sono più bravi di noi. O almeno non si cullano sugli allori. Il fatto di avere sfondato negli ultimissimi anni il muro di 30 miliardi di euro nelle esportazioni ci rende tronfi di orgoglio: è tutto un lodarsi, un autocelebrarsi.

Qualche associazione professionale non sfugge alla tentazione del trionfalismo. Eppure se guardiamo il quadro d’insieme c’è poco di che vantarsi: l’agricoltura più varia, più celebrata e più ricca del pianeta ha molte difficoltà ad affacciarsi sul mercato globale. Per quanto cresca, il nostro export ha un tasso d’incremento più basso dei nostro competitors.
agro6Insomma il fatto è che, ci piaccia o non ci piaccia, le merci al mercato non ci vanno da sole. Bisogna tracciare strade sicure che portano nella piazza grande della globalizzazione, dotarci di strumenti efficaci e flessibili per la promozione e la commercializzazione. Quelli che abbiamo sperimentato finora si sono dimostrati dei carrozzoni che hanno nutrito clientele e sperperato fiumi di denaro e hanno fatto una fine patetica come patetica era stata la loro esistenza.
(1-continua) Franco Poggianti – Agricolae