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In zona Moncalieri A Torino la seconda Moschea ufficiale d’Italia

In zona Moncalieri  A Torino la seconda Moschea ufficiale d’Italia

Aspettando il Ramadam, alle 13,30 di venerdì un centinaio di fedeli mussulmani hanno pertecipato alla prima preghiera. Ma l’inaugarazione ufficiala è per sabato 6 luglio alle 10,30. Così anche Torino, in via Genova, zona Moncalieri, ha la sua Moschea ufficiale. L’iniziativa è opera del Centro Culturale Islamico di Moncalieri che è riuscito a realizzare il suo progetto, una moderna moschea da offrire ai cittadini musulmani di Torino Sud, e non solo.

La prima preghiera del nuovo luogo di culto, essendo «affiliato» e riconosciuto dall’unica Moschea ufficiale d’Italia, quella di Roma, diventa così la prima Moschea «effettiva» di Torino. E’ “diretta” da Abdelghani El Rhalmi, presidente del Centro culturale islamico. Una realizzazione riuscita non senza polemiche, già dall’anno scorso oggetto di dibattito anche a Palazzo Civico. Una petizione da parte di un gruppo di residenti, interpellanze al sindaco da parte di consiglieri della Lega Nord, dell’IDV, di Fratelli d’Italia-CDN. Dibattiti che si sono intrecciati con una trafila burocratico-amministrativa non semplice. Ma alla fine, i vari tasselli hannotrovato il proprio posto.

Abdelghani El Rhalmi è così riuscito a coronare il sogno di trasformare in tre anni quello che era un luogo di studio in Moschea e insieme al portavoce Mohamed El Yandouzi hanno invitato il sindaco, il prefetto, il questore, e tutte le autorità del Piemonte intero, oltre, naturalmente, ad ambasciatore console del Marocco. «E speriamo che arrivino anche i vicini delle case qui intorno”, si augura El Rhalmi – abbiamo infatti stampato volantini con gli inviti”.

moschea2L’edificio, indipendente, con un proprio ingresso autonomo, era nato negli anni ’50 come cinema ed era poi stato riconvertito in discoteca. Ha una superficie di 1100 metri quadrati, 300 dei quali, sulla balconata, sono riservati alle donne. «Abbiamo avuto molti ritardi – raccontano El Yandouzi ed El Rhalmi – e anche molte promesse di aiuto dal Marocco che speriamo possano concretizzarsi. Per ora abbiamo stipulato il compromesso con 65 mila euro e paghiamo un canone a riscatto. I lavori fatti hanno un valore di 300 mila euro: molti sono stati realizzati gratuitamente o quasi da artigiani e imprese. L’aiuto lo ha fornito tutta la comunità e anche dei cristiani ci hanno dato una mano. Ma perché la moschea sia della comunità dobbiamo ancora versare 500 mila euro. Speriamo che il nostro Paese sia sensibile».

Il centro di culto con ogni probabilità sarà dedicato al re Mohamed VI del Marocco. I grandi rotoli di tappeto rosso accatastati saranno presto stesi e copriranno gli 800 metri della sala di preghiera. “Li ha donati un grossista di Porta Palazzo facendoli arrivare dalla Turchia – dice El Yandouzi – e i ponteggi per i lavori li ha offerti un imprenditore egiziano. Le piastrelle uno marocchino. E così è andata per molte cose,
mentre turisti degli Emirati Arabi hanno offerto ventimila euro con i quali abbiamo pagato il cartongesso dei soffitti. Un amico ci ha regalato il suo computer, un altro un grande televisore al plasma su cui sabato presenteremo la storia di questa Moschea.

moschea3“Un residente ebreo del quartiere ci ha portato l’orologio che metteremo in ufficio”, racconta con una punta di orgoglio spiega El Rhalmoe. tanti piccoli e grandi doni che ci fanno dire che questo luogo è una sorta di miracolo», prosegue Mohamed El Yandouzi. E assicura: «Questa moschea accoglierà corsi di italiano e di arabo per le donne e per i bambini, si aprirà a incontri di scambio culturale».

Un’opportunità, dunque, che favorirà l’integrazione della comunità mussulmana numerosa particolarmente a Torino e nel suo hinterland nel tessuto connettivo della realtà piemontese ed italiano. Il giusto coronamento a tre anni di lavori intensi, che hanno consentito di realizzare il locale “più a norma d’Italia” come spiega l’architetto Daniele Foti che ha seguito i lavori assieme ad un architetto marocchino.

La lunga scala con rivestimento in gomma che porta alla sala di preghiera è attrezzata con montascale per i disabili. La sala è luminosa e dotata di molte uscite di sicurezza sul cortile. «I lucernari non c’erano, li abbiamo creati noi e hanno aperture elettriche. I locali sono climatizzati», spiegano i responsabili. Dal Marocco sono arrivate le porte in legno, i lampadari di cristallo, le piastrelle dei muri sotto la supervisione del responsabile delle decorazioni Rachid Belghzali.

Enrico Barone