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In viaggio nell’ Amazzonia brasiliana per conoscere gli indigeni Ashaninka

In viaggio nell’ Amazzonia brasiliana   per conoscere gli indigeni Ashaninka

Nel viaggiare mi hanno sempre incuriosito le conoscenze di popoli isolati, che sono ancora tanti nel mondo d’oggi. L’area sicuramente più vasta della Terra, abitata da queste tribù, definite appunto isolate, è sicuramente l’Amazzonia brasiliana e peruviana. C’è da sbizzarrirsi nello scegliere dove andare a trovare queste popolazioni uniche.

Per il Perù non vi sono particolari procedure da rispettare, mentre per il Brasile bisogna rivolgersi al FUNAI, la Fondazione Nazionale degli Indios, che chiede di fare domanda per visitare questo tipo di popolazioni, ma non dà quasi mai il permesso, per cui conviene avventurarsi da soli e basta.

Nel 2011 ho scelto di andare in Brasile, nella regione dell’Acre, risalendo il rio Envira, alla ricerca degli uomini rossi, al confine con il Perù. Qui i fiumi sono le uniche vie di spostamento in una regione quasi completamente ricoperta di manto forestale.

Ci si rivolge a degli indigeni che, con piccole e strette imbarcazioni, risalgono il fiume passando tra grossi tronchi d’albero che galleggiano sulle acque. Lo spazio disponibile è minimo perché è necessario portare tante taniche di gasolio in proporzione alla lunghezza del tragitto da affrontare. Le cronache parlano della presenza degli uomini rossi nell’alto corso dell’Envira.

Partiamo da Feijo, raggiunto da Rio Branco, capitale dello Stato dell’Acre. paratore20 enviraIl fiume si snoda con continui, incessanti meandri tra una fitta vegetazione: la tipica foresta amazzonica. Lungo le due sponde si incontrano piccoli nuclei di abitazioni, a volte uniche, che man mano che ci si allontana dal villaggio di Feijo, da caseggiati in parte in muratura si passa a vere e proprie capanne.

La notte si dorme in tenda lungo le radure sabbiose del fiume e si cena mangiando o il pesce pescato dagli esperti accompagnatori, che lanciano larghe reti per catturare sempre qualche preda, o sempre pesce e polli comprati dagli abitanti delle piccole case o capanne. Si evita, il più possibile, di mangiare i contenuti delle cattive scatolette portate per riserva. Dagli indigeni si acquistano anche agrumi, di volta in volta, raccolti dagli alberi vicino alle abitazioni.

Si evita di mangiare a pranzo e si fa almeno una volta al giorno un bel bagno nel fiume. E’ l’unico momento di relax tra un caldo torrido estivo, combattuto con il continuo bagnarsi tutto il corpo con le acque del fiume. L’unico rimedio contro il caldo è il coprirsi il più possibile le braccia e le gambe, nonché, ovviamente, la testa. Io, che non sopporto i cappelli, mi sono sempre continuamente cosparso la testa di acqua raccolta con ogni mezzo nel fiume.

Lungo i circa 300 km percorsi lungo il fiume abbiamo incontrato almeno tre etnie diverse sino a raggiungere gli Ashaninka, negli ultimi villaggi, oltre i quali i nostri guidatori non si spingono perché hanno paura di raggiungere popolazioni pericolose a loro sconosciute, verso il confine con il Peru’.

La prima caratteristica di questa popolazione sono il fatto che si tingono il viso con segni rossi. In questo sono simili agli uomini rossi che appaiono, paratore4veramente primitivi, nelle fotografie diramate sul web. Altra distinzione è che gli uomini e le donne vestono lunghe tute variopinte e portano altrettanto lunghe collane di piccole conchiglie o bacche ricavate dalle tante piante della foresta.

Si distinguono da tutte le popolazioni incontrate lungo il fiume per non essere vestiti all’occidentale. Sono ospitali ma un po’ diffidenti e si chiedono perché li abbiamo raggiunti sino li. Non accettano stranieri che vengono solo per sfruttare la loro immagine. Sono polemici con lo Stato che non li aiuta più di tanto.

Sono per lo più raccoglitori e cacciatori dei cospicui beni naturali che offre la foresta. Coltivano pochissimo le tante radure che si incontrano nella foresta. Non abbiamo visto alcuna disponibilità di attrezzi agricoli significativi ed abbiamo trovato, tra prodotti agricoli, solo dei fagioli. Loro parlano di coltivazioni di riso, miglio, cotone e banano. Nell’allora periodo estivo non abbiamo visto alcun campo coltivato.

I tre villaggi visti sono costituiti da non più di dieci capanne composte da un monolocale con una tettoia che copre un tavolato rialzato da terra, tutto aperto all’aria; si trovano semplicissimi attrezzi da cucina, con una brace sempre accesa e qualche zanzariera sotto cui dormono liberamente, sempre all’aria aperta. In un insieme di capanne c’era anche quella con banchi di scuola e ho trovato anche un opuscolo su questa popolazione, scritto nella loro lingua.

Sono per lo più animisti ed un piccolo pannello fotovoltaico serve a caricare una batteria che alimenta una radio trasmittente ed accende la luce della capanna assembleare. Siamo capitati nei giorni in cui si svolgeva la festa della birra locale. Di sapore lattiginoso, viene bevuta specialmente la sera con contorno di balli e canti e maggiore impegno nel tingersi il viso con tintura rossa che raffigura anche qualche disegno.

Le statistiche ufficiali parlano di una popolazione di circa 90000 unità, per lo più abitanti nel Perù, in circa 360 comunità. Comunque l’areale degli Ashaninka è al confine tra questo Paese ed il Brasile.
L’unico ricordo riportato sono le variopinte collane o il lungo arco con le frecce usato per la cacciagione.

Emanuele Paratore