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In migliaia sul Mediterraneo, in attesa che l’Europa si decida sui migranti

In migliaia sul Mediterraneo, in attesa che l’Europa si decida sui migranti

Il vertice del G7 organizzato per domani e lunedì in Baviera, destinato ad occuparsi anche del problema dei migranti, è preceduto dalla notizia che su 14 barconi alla deriva migliaia e migliaia di profughi sono in balia del Mediterraneo e stanno costringendo ad un disperato intervento numerose navi che diverse nazioni europee hanno destinato all’operazione Triton, appena rilanciata e rifinanziata dall’Unione europea. Si pensa che oltre 5000 persone stiano provando ad attraversare il Canale di Sicilia in queste ore.
Si tratta di una situazione drammatica che ha spinto il ministro della Difesa britannico, Michael Fallon, imbarcato a bordo della Royal Navy “HMS Bulwark”, impegnata nel Mediterraneo nel soccorso dei barconi che si muovono dalla Libia, a chiedere urgentemente alle altre marine europee d’intervenire.
Fallon fa parte di uno dei governi che più è contrario ad una serie di proposte avanzate dalla Commissione europea per risolvere una delle questioni più drammatiche che l’Unione si sta trovando a fronteggiare.
Su questi temi è già annunciato un duro confronto in Baviera tra paesi fortemente uniti nel commiserare le condizioni in cui si trovano migliaia e migliaia di migranti che rischiano la vita nel tentativo di attraversare il Canale di Sicilia, ma al tempo stesso altrettanto fortemente divisi sulle soluzioni da adottare.
In Baviera tutti così attendono un dibattito acceso tra David Cameron, che guida l’esecutivo di cui fa parte anche il ministro Fallon, e la signora Angela Merkel su di un tema ancora aperto e cioè la distribuzione dei migranti tra i diversi paesi dell’Unione.
Questa decisione secondo Cameron finirà solamente per favorire i trafficanti di esseri umani. Angela Merkel continua invece a sostenere la necessità che i 28 introducano nuove regole in materia di richiedenti asilo, tenendo conto anche dell’ampiezza e della ricchezza dei paesi europei che dovrebbero ospitarli.
Si tratterebbe, insomma, una prima parziale revisione di quel Trattato di Dublino criticato da molti perché destinato solo a lasciare al primo paese in cui giunge un migrante a lasciargli la solitaria gestione della patata bollente della sua accoglienza.
I britannici, che comunque possono sempre tirarsi fuori da qualunque accordo in base alle norme che a suo tempo regolarono l’adesione di Londra all’Unione, sostengono che l’intervento prioritario deve essere diretto nel contrastare, anche militarmente, le reti organizzare da trafficanti e scafisti.
Cameron vuole rilanciare l’ipotesi di un intervento occidentale che però è stata di nuovo oggetto di critiche da parte delle autorità libiche di Tobruck, l’unico governo del Paese nord africano riconosciuto dalla comunità internazionale.
In ogni caso The Guardian di Londra cita una fonte di Downing Street secondo la quale delle trattative sarebbero ancora in corso con i libici, senza precisare chi stia conducendo queste trattative.
Così, a questo punto, deve essere ricordata la specifica posizione italiana a causa del fatto che il nostro Paese si trova in prima fila nella gestione di questa che appare sempre più come una vicenda epocale di non facile soluzione.
All’indomani del drammatico affondamento di due barconi zeppi di gente nei mesi scorsi, con il primo andarono in fondo al mare in almeno 400 e con il secondo in 900, tutta l’Europa sembrò ritrovare un’unità d’intenti propria di altri tempi. Poi, bastarono pochi giorni per vedere del tutta modificata la situazione e far ritrovare l’Italia di fatto isolata, soprattutto dopo un clamoroso voltafaccia da parte del Presidente francese Hollande, di cui parliamo, anche per capirne le motivazioni, nel nostro editoriale.
Adesso, la signora Merkel sembra riaprire almeno uno spiraglio e speriamo che Renzi e la Mogherini riescano ad approfittarne.