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In manette per mazzetta il Sindaco di Calatafimi-Segesta. Era anche Presidente del Consorzio per la legalità

In manette per mazzetta il Sindaco di Calatafimi-Segesta. Era anche Presidente del Consorzio per la legalità

Non c’è proprio più ritegno alla vergogna, è proprio vero. Accade, infatti, che il sindaco della ridente cittadina siciliana di Calatafimi-Segesta, nel trapanese, sia pure presidente del locale consorzio per la legalità e lo sviluppo. E che ti combina costui, che al secolo risponde al nome di Nicolò Ferrara? Che finisca in manette, o più precisamente ai domiciliari, per aver intascato una tangente ricevuta per aver favorito l’aggiudicazione di un’asta per la vendita di automezzi del comune da alienare.

Cosa di meglio si sarebbe potuto escogitare per gestire sotto eccellente copertura gli intrallazzi più spregiudicati che l’intrufolarsi nientedimeno che dietro l’organizzazione legalista e raggiungerne persino il suo vertice più alto? Un piano perfetto, tanto che solo un mese orsono in Prefettura forte evidentemente di una iper collaudata faccia di bronzo aveva addirittura presieduto un seminario appunto sulla prevenzione della corruzione. Quel giorno, Nicolò Ferrara, 57 anni, di professione imprenditore era già sotto indagine. E mentre moderava gli interventi, per più d’uno del gruppetto di funzionari in borghese della squadra mobile di Trapani confusi tra il pubblico nella sala, era stato davvero difficile riuscire a trattenere sonore risate.

1sindaco6Molto serio e impettito, Nicolò Ferrara parlava autorevolmente sui modi come poter arginar quelle nefandezze, da vero esperto. Certo, i 3000 mila euro ricevuti dall’amico che si era aggiudicato l’asta, e, chissà, come ipotizzano i giudici, che non ci fosse mai stato ben dell’altro, gli avevano inculcato quella “sicumera” che lo avevan reso oltremodo credibile e convincente in quella circostanza.

A far compagnia a Nicolò Ferrara ai domiciliari, anche se ciascuno in casa propria, s’intende, son finiti altri due imprenditori siciliani padre e figlio, Ettore ed Enrico Crisafulli, in quanto anch’essi coinvolti nell’asta taroccata e accusati di “intestazione fittizia di beni”.
Notificate anche altre informazioni di garanzia nei confronti di personaggi di Calatafimi, salaparuta, Palermo, a pure di Roma, con relative perquisizioni.

A incastrare il sindaco anti corruzione sono state una serie di intercettazioni telefoniche disoste dalla Procura di Trapani a seguito di indagini condotte dalla Polizia in conseguenza di voci di “malumori” riguardo la correttezza dell’asta circolate dopo la sua conclusione. Ferrara, praticamente reo confesso, ha ammesso di aver ottenuto quella somma di denaro, subito giustificandosi di aver poi distribuito il denaro in beneficenza. Incalzato dalle domande dei magistrati, ha poi cambiato versione, raccontando che quei soldi gli erano servti per saldare alcuni vecchi debiti. In ogni caso, dalle intercettazioni sarebbe emersa la consuetudine delle “aste pilotate” a Calatafimi. Una vera e propria allegra e disinvolta gestione della cosa pubblica. Per la cronaca, Nicolò Ferrara non si è ancora dimesso da Sindaco.

Riccardo Marinii