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Il Vaticano parla al mondo ora è il momento del tweet

Il Vaticano parla al mondo  ora è il momento del tweet

In che modo la Chiesa comunica ai tempi di internet? Quale è la strategia utilizzata dai Pontefici per rivolgersi ai fedeli di tutto il mondo attraverso i social media? A queste domande risponde, con competenza e proprietà di linguaggio, il giornalista Francesco Antonio Grana nel suo nuovo libro “Il tweet del Papa” (L’Orientale Editrice).

Un volume ricco di spunti e di aneddoti, attraverso il quale l’autore, vaticanista de www.ilfattoquotidiano.it, traccia la storia della comunicazione ecclesiale attraverso i documenti del magistero dei Pontefici, da Pio XI a Benedetto XVI, la vita dei media vaticani, con una fotografia della Sala Stampa della Santa Sede e i blog dei vaticanisti.

Il tutto intersecato dal racconto del rapporto dei vescovi di Roma con i mezzi di comunicazione sociale. Si parte dal primo tweet di Benedetto XVI su un iPad, datato 28 giugno 2011, con il quale il Papa ha dato l’avvio al nuovo portale della Santa Sede che comprende tutti i media vaticani (www.news.va).

vaticano1 francesco antonio grana con il cardinal Sepe[1]«Il primo Papa a comparire davanti a una cinepresa – scrive Grana, allievo della Scuola di giornalismo di Salerno fondata dall’indimenticato Biagio Agnes e e diretta da Giuseppe Blasi – fu il Pontefice della “Rerum novarum”, Leone XIII, che si lasciò filmare nei giardini vaticani da un operatore dei fratelli Lumière nel 1896.

Papa Pio XI si misurò con il fenomeno dilagante del cinema dedicandogli la lettera enciclica “Vigilanti cura” nel 1936. Il suo successore, Pio XII, aveva già compreso appieno le grandi potenzialità dei nuovi mezzi di comunicazione di massa. Papa Pacelli, infatti, usava continuamente i radiomessaggi, compariva nei cinegiornali e nel 1942 girò perfino un film su se stesso intitolato “Pastor angelicus”.

La comunicazione della Chiesa – sottolinea il giovane ma esperto saggista, segretario del Premio intitolato alla figura del cardinale Michele Giordano, arcivescovo metropolita di Napoli – rispetto ai problemi di salute dei successori di Pietro è profondamente cambiata in questo ultimo quarto di secolo.

Se all’inizio del Novecento la malattia e la morte di un Papa erano circondate da impenetrabili silenzi, con Giovanni Paolo II il mondo è stato informato in tempo reale delle condizioni di salute del Pontefice, a volte dalla voce dello stesso malato. vaticano4Di Karol Wojtyła i media hanno registrato l’intero progredire della malattia sul suo corpo, dal tremolio della mano, iniziato nel 1992, fino all’impossibilità di camminare e poi di parlare nei suoi ultimi giorni di vita».

Nel volume di Grana risuonano anche le parole profetiche del cardinale Carlo Maria Martini sulla comunicazione condensate dal porporato ambrosiano nella storica lettera pastorale “Il lembo del mantello”.

«Il libro – scrive Paola Saluzzi nella prefazione – si scorre tanto volentieri, per l’altezza del “Protagonista” e per come tutto si intersechi con tutto: si parte da un clic per coinvolgere anche i punti più lontani della Terra. Papa Giovanni Paolo II inviò la prima mail “papale”.
Twitter arriva non troppo tempo dopo. E l’entusiasmo di giovani di fede e di talento si scatena. E c’è chi, tra loro, ha il compito di raccontare». Come ricorda Benedetto XVI «i media portano nel mondo quello che facciamo e quello che diciamo, a volte dobbiamo aggiustarlo un po’, ma cosa saremmo senza il loro servizio?».

Carmine Alboretti