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Il Senato salva il ministro Alfano Restano i dubbi sulla vicenda “kazaka” Ennesima vergogna per noi italiani

Il Senato salva il ministro Alfano  Restano i dubbi sulla vicenda “kazaka”  Ennesima vergogna per noi italiani

IL Senato respinge. 226 no, 55 sì e 13 astenuti per la mozione contro il ministro dell’Interno per il caso Ablyazov. Angelino Alfano, anche Vice Presidente del Consiglio dei Ministri e segretario del Pdl, resta al suo posto al Viminale. Ha operato bene! O meglio, non ha operato affatto perché non è stato informato sulla fantasmagorica vicenda dei kazaki. Una vera e proprio kazakata, insomma!

Lo ha detto bene Enrico Letta, intervenuto in maniera quasi al limite dell’inusuale, visto che si trattava di un dibattito di sfiducia personale nei confronti di un singolo ministro: «L’espulsione della moglie di Ablyazov e della sua figlioletta è per noi motivo di imbarazzo e discredito».

Il Presidente del Consiglio, però, si è dovuto recare al Senato solamente per fare il suo compito. Se non altro, ha acquistato altra benemerenza agli occhi di Alfano e di Berlusconi. Gliene saranno grati?

Il compito, Enrico Letta, l’ha portato a termine nonostante la grande agitazione interna al suo Partito Democratico che va ben al di là delle voci di dissenso ufficialmente espresse. Tutti ingoiano amaro un rospo che, però, è stato cucinato e servito, oltre che dalla situazione del Paese, anche da un importante ex Ministro degli Interni e cioè dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Nel Quirinale, cerimonia del Ventagliocorso dell’afosa giornata in cui i giornalisti gli hanno consegnato il Ventaglio al Quirinale, egli ha, in sostanza, rappresentato la situazione in un modo che mi permetto di sintetizzare e tradurre così: siamo quelli che siamo, i soliti cialtroni! Abbiamo fatto le cose che abbiamo sempre fatto, anche in questo caso, ma per l’Italia le cose si potrebbe mettere pure peggio senza questo Governo e, allora, non ci facciamo prendere dalle fregole e teniamocelo”.

Il Pd nonostante tutto, e nonostante gli scalpitanti “renziani”, ha tenuto. A partire dal suo segretario “traghettatore” Guglielmo Epifani, sembrato molto irritato nelle scorse ore. Il garbato Presidente del Gruppo del Pd al Senato, Luigi Zanda, che io avrei sempre visto bene anche sui banchi di Westminster, ma purtroppo per lui deve restarsene sui banchi nostrani, si è fatto interprete di tutta la sofferenza ed insofferenza dei suoi, quando si è lasciato sfuggire un commento sul fatto che il Ministro Alfano, forse, farebbe bene a lasciare qualche suo incarico per fare solo il Ministro dell’Interno.

Anche lui, dico Zanda, in fondo, si è limitato a tirare delicatamente le orecchie ad Alfano. Senza affondare colpi che, pure, avrebbe potuto infliggere pesantemente. Proprio perché, poi, gli avrebbe dovuto votare la fiducia.
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Per inciso, io ho conosciuto Luigi Zanda quando era capo ufficio stampa di un certo Francesco Cossiga. Proprio al Ministero dell’Interno. Correva l’anno 1976 e, a quel tempo, nei corridoi del Viminale persino le mosche sapevano, già da decenni, che non potevano mettersi in volo neppure loro se non ci fosse stata l’autorizzazione precisa e chiara da parte del Ministro.

Altro che mancata ”informativa ascensionale”. A Zanda deve proprio essere costato molto il trattenersi in questi giorni.

Enrico Letta, fortunatamente, ci ha risparmiato alcune amenità ed affermazioni temerarie del tipo di quelle sentite nei giorni scorsi a bizzeffe. Senza considerare che, in taluni casi, più metti toppe e più indichi il buco. Più parli e più fornisci una ricostruzione sempre meno seria e credibile sulle vicende incriminate.

La parola d’ordine, approvata e mantenuta, dal Quirinale a venire in giù, è chiara: non è colpa del Governo! E’ mancata “l’informativa ascensionale”! Il Capo della Polizia, il prefetto Alessandro Pansa ha detto: “C’è stato un blocco cognitivo”. Più che da capo di tutti i poliziotti d’Italia ha parlato da psicoterapeuta della prima infanzia. Ha, quindi, fornito una plastica spiegazione di quasi tutta la vicenda dei kazaki in poche parole: “È abbastanza semplice, poi la cosa piace o non piace. Il ministro non ha saputo questa informazione e mi ha detto: Perché non l’ho saputa? Io gli ho detto: Ministro non lo so, ora vedo”. Erano, dunque, già in due a non sapere.

Anche il Senato, perciò, ha confermato con un voto netto, che si è fermata l’informazione “ascensionale”.
Proviamo a capire su cosa hanno votato i senatori, ricordando tutto quello che è stato appurato nel frattempo: l’ambasciatore kazako chiama il ministro Alfano. Il Ministro si nega! L’ambasciatore richiama. Il Ministro, allora, senza aver parlato a quel vero e proprio frenetico diplomatico e, quindi, senza sapere di cosa si tratti, convince il suo Capo di Gabinetto, Giuseppe Procaccini a ricevere l’ambasciatore che ha molta fretta.
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In realtà, l’ambasciatore kazako, Andrian Yelemessimov, ed i suoi funzionari, avevano già percorso tutti i corridoi degli uffici ed entrati in tutte le stanze della Polizia italiana, in cui sembrano trovarsi a loro agio. E la cosa a noi non può che fare piacere, visto come ci deliziamo ad essere considerati ospitali.

Ma c’è di più. Nel seguire i resoconti ufficiali, si avverte una specie di “osmosi” naturale, pressoché totale, tra italiani e kazaki. Che dire? I poliziotti italiani trovano che la donna, la moglie di Ablyazov, usa un passaporto della Repubblica Centro Africana. Loro decidono subito che è falso!

Poco dopo, come se ci fosse un “sesto senso” aleggiante tra gli uffici della Polizia di Stato italiana e l’ambasciata kazaka, arriva un “avvertimento” scritto della polizia kazaka. Non attraverso i canali istituzionali dell’Interpol, ma sempre tramite l’ambasciata del Paese asiatico: attenzione che risulta che la donna usa documenti centroafricani falsi. Cosa poi smentita, sembra invece per iscritto, dai centroafricani che, però, evidentemente, al nostro Ministero dell’Interno, contano meno dei kazaki.

In ogni caso, sono molte altre le domande che sorgono spontanee. Per la signora Ablyazov non c’é alcuna accusa di terrorismo o di truffa, a differenza di quanto i kazaki sostengono per il marito. Il suo caso, dunque, é un classico caso di sospetta immigrazione clandestina. Da appurare. Con i tempi ed i modi usuali. Cioè mesi, visto le esperienze dei Cie, Centri di identificazione ed espulsione.
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In tre giorni interi, dal 28 Maggio, data della prima perquisizione di casa Ablyazov, al 31 Maggio, data della seconda perquisizione e della espulsione della donna e della sua bambina più piccola, quelli dell’Ufficio Immigrazione di Roma cosa hanno fatto? Hanno parlato con i diplomatici della Repubblica Centroafricana? Hanno provato ad approfondire con la signora Ablyazov? Si parla di contatti con la Farnesina: a cosa hanno portato? Una telefonatina ai nostri servizi segreti, no?

In ogni caso, per rimanere terra, terra, basta andare e tornare da paesi un po’ organizzati in materia, come Usa ed Israele, dove è molto frequente, e direi anche giusto, essere intervistati alla frontiera, anche per un paio d’ore e più. Da noi, no! L’ambasciatore kazako aveva già detto tutto quello che c’era da sapere.

Con la donna, anche con lei, del resto, manca la comunicazione. Perché, in realtà, c’era poco da comunicare. Bisognava fare solo quello che hanno già deciso i kazaki.

Altra cosa che fa riflettere. Quando il “pattuglione” dei 40 va e viene da Casal Palocco, nei pressi della casa scoprono di tutto. Investigatori privati della Sira Investigazioni Srl, incaricati da un certo Amit Forlit di spiare casa Ablyazov. Oppure, controllare o proteggere? Chi lo sa? Questo Forlit è il patron dell’agenzia Gadot Information Services. Basata a Herzilya, nei pressi di Ramat, é specializzata, anche, in ricerche in campo legale e fallimentare.
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Questo Forlit é stato indagato dalle autorità israeliane perché sembra che utilizzasse un’avvenente cantante, Tom Darom, molto disinibita, per incastrare un ultra ortodosso ebreo che era in litigio con altri ultra ortodossi suoi corregionali per problemi di controllo della cassa comunitaria. Tutte informazioni che si trovano su Internet e che, poi, debbono ovviamente essere verificate. Non é che ci vuole molto, però! Se si vuole fare. I nostri, invece, sono troppo presi a correre dietro l’ambasciatore kazako per fare due chiacchiere e capire cosa stia succedendo attorno a quella casa. Magari avrebbero potuto allargare il cerchio delle loro conoscenze.

E’ una forza della natura, un vulcano d’ambasciatore questo Andrian Yelemessimov. Lo avessimo utilizzato in India, avremmo avuto Girone e LaTorre già indietro da un pezzo. E’ lui in persona a tornare al gabinetto del Ministro per ottenere una nuova ispezione. E’ lui in persona che continua a tempestare di telefonate gli uffici italiani.

Fa persino rafforzare la sorveglianza del Cie di Ponte Galeria dove è momentaneamente rinchiusa la moglie del dissidente, perché un fantomatico gruppo terroristico potrebbe assaltare il centro. I nostri gli credono e rafforzano quello che c’è da rafforzare.

Poi, dal Kazakistan, sempre tramite l’ambasciatore, fanno sapere che il ricercato deve aver scavato dei cunicoli sotto casa e deve essere nascosto la sotto. Non può essere altrimenti perché a loro risulta che lui stesse a casa con i suoi da qualche giorno.
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In effetti, questa è una cosa che hanno appurato anche gli agenti italiani frugando la casa. Ma in tre giorni non si poteva buttare un’occhiata a Google e fare una ricerchina? A rimanere nel burocratico, non si poteva, magari facendo accomodare due minuti nel corridoio l’ambasciatore con tutti i suoi kazaki, fare una chiamatina all’Interpol; a quella vera!

O forse qualcuno temeva di sentirsi dire che Ablyazov godeva dello stato di rifugiato politico nel Regno Unito, nonostante sue vicende finanziarie non proprio chiare?

Purtroppo, in questa sfortunata ipotesi, una volta chiarita la situazione, e io questo lo capisco, si sarebbe dovuto affrontare l’ambasciatore kazako e chi gli ha concesso tutta questa “familiarità” con la nostra Polizia.

Purtroppo, in questa vicenda, ad ogni pié sospinto, soprattutto scorrendo la relazione del prefetto Pansa, letta dal Ministro Alfano in Parlamento, e nei documenti allegati, ci si imbatte in valentissimi poliziotti che, all’improvviso, diventano incerti, vaghi. Persino succubi e tremebondi a cospetto dei kazaki.

Sono ben in 40, metà Digos, e metà squadra mobile, a fare la prima irruzione. Il vulcanico kazako si lamenta? Tornano il 31 Maggio a perquisire nuovamente la casa dell’Ablyazov e a cercare i famosi cunicoli. Il dissidente, invece, non c’è e quindi i kazaki dell’ambasciata se ne tornano con le pive nel sacco alla sede dell’Ufficio Immigrazione della Questura di Roma, dipendente direttamente dal Ministero, diventata oramai loro dimora abituale, al pari del Gabinetto del Ministro.
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All’Immigrazione, dopo una brillante carriera è giunto il dottor Maurizio Improta. E’ il figlio del grande Improta. Anche lui, non può certo essere rimproverato di non essere un bravo e solerte funzionario dello Stato. Eppure, anch’egli, come tutti gli altri valenti poliziotti italiani, all’improvviso sembrano diventare dipendenti kazaki.

Basta vedere la storia dell’aereo che, di colpo è già pronto sulla pista di Ciampino per portar via la donna e la figlia. Compare improvvisamente nel cielo romano. Un aereo affittato presso la compagnia privata austriaca “Avcon jet”. Si trovava a Lipsia ed in poco tempo è stato dirottato a Roma. Da chi? Dai kazaki o da qualche italiano, amico dei kazaki?

Ad Improta non è venuto alcun dubbio. Lo confessa candidamente proprio lui. I dubbi, invece, sono venuti ai colleghi della Polizia di frontiera che, però, dipendono da un altro ufficio. A questi non convince il fatto che un’estradizione venga fatta utilizzando un aereo privato affittato da un privato. Senza che ci siano uomini dell’Interpol e siamo seguite le modalità dell’Interpol.
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E’ dallo stesso Improta che veniamo a sapere che la madre e la bambina sono state consegnate ai diplomatici kazaki sul suolo italiano. I nostri agenti non hanno potuto mettere piede a bordo del jet. Figurarsi se, come di solito vuole la prassi, potevano volare fino ad Astana per consegnare di persona, a loro colleghi, la donna e la bambina.

Sempre smanettando su Internet si viene a sapere che il pilota austriaco dell’aereo é già stato inquisito e portato di fronte al magistrato per sequestro di persona, proprio in relazione alla vicenda dei kazaki. Se prendessimo un pò l’esempio dai vicini austriaci e conducessimo un’inchiesta in un paio di settimane, non sarebbe una bella novità?

A questi nostri solerti prefetti, questori, funzionari integerrimi dello Stato, viene da chiedere se c’è una spiegazione a tutto ciò? O ce n’è più d’una, magari coincidenti e convergenti?

Quella dell’interruzione della “informativa ascensionale” non regge, nonostante il voto del Senato. E qui non si tratta di essere del Pd o del Pdl! Reticenze e contraddizioni confermano la possibilità di una lettura politico istituzionale delle responsabilità.

C’è chi insinua, in queste ore, che contemporaneamente possono essere circolati tanti quattrini. C’è chi parla di fortissimi interessi tra imprenditori italiani e gli uomini oggi al comando in Kazakistan. Di fronte a ciò, uomini della politica e delle istituzioni si sarebbe messi proni. Capita! Non sarebbe né la prima né l’ultima volta.
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Eppure, oggi, pagano solo i sottoposti! Ben pagati, ma pur sempre sottoposti! Forse, responsabili di non avere saputo far parlare la propria esperienza, la propria professionalità e la propria coscienza!

Eppure, la lettura attenta delle “carte”, quelle che, una volta tanto, sono state portate tempestivamente all’attenzione della pubblica opinione, rivelano ancora l’esistenza di tante zone “opache” e tante di quelle cose “strane” da portare ad una sola, unica conclusione: non è stato raccontato ancora tutto, per filo e per segno.

Soprattutto, non è spiegato il motivo per cui questi kazaki sono riusciti ad inebetire così tanto valenti e bravissimi funzionari e poliziotti italiani e fargli fare i loro comodi. Come mai si é interrotta “l’informativa ascensionale”?

Adesso saltano alcune teste. Forse le meno responsabili. Alcuni verranno “promossi” in posti di rilievo, a capo di alcune prefetture importanti. E’ quello che non si augurano tanti bravi prefetti che dovranno fare il posto a gente che ha ampiamente dimostrato di non meritarselo.

Giancarlo Infante