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Il Pd va all’attacco di De Gennaro. Con Buscetta divenne idolo della sinistra

Il Pd va all’attacco di De Gennaro. Con Buscetta divenne idolo della sinistra

Da Buscetta a Finmeccanica. Questo potrebbe sintetizzare la folgorante ed inossidabile carriera di Gianni De Gennaro. Ora il Pd, per bocca del presidente del Partito, Matteo Orfini, non lo vuole più alla presidenza di una delle aziende più strategiche d’Italia. Un vero e proprio gioiello che, nonostante i tanti malfattori che l’hanno guidata nel corso degli anni, continua ad essere all’avanguardia in tantissimi settori della nostra industria.

De Gennaro, infatti, è il vero condannato “morale” della sentenza con cui la Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha definito “tortura” l’operazione con cui le forze di polizia, il cui Capo allora era proprio Gianni di Gennaro, intervennero contro i manifestanti del G8 di Genova. Una vicenda che ha sempre costituito una frattura tra De Gennaro ed una parte dei partiti della sinistra italiana e, dunque, anche una parte del Pd.

Quel G8 fu fortemente voluto da Silvio Berlusconi e Claudio Scajola, appena insediatisi a Palazzo Chigi e al Viminale dopo la solita furibonda battaglia politica ingaggiata contro la sinistra. Il ministro Scajola fece diventare Genova un campo di prova del concetto di ordine pubblico che si voleva imporre. De Gennaro fu accusato dalla sinistra di aver fatto il salto della quaglia e di aver supinamente accettato gli ordini di Scajola. In effetti, andò male e Genova si dimostrò esattamente l’opposto di una corretta gestione dell’ordine pubblico.

Il poi prefetto e futuro Capo della Polizia, Antonio Manganelli, a quei tempi il vice di De Gennaro fiutò l’aria e si defilò consapevole dei pasticci in cui stava per cacciarsi il trio Berlusconi, Scajola, De Gennaro.

De Gennaro e Scajola sono poi finiti assieme indagati per la vicenda della mancata scorta assegnata al professor Marco Biagi, poi ucciso dalle Brigate Rosse.

Eppure, ai tempi di Falcone e Buscetta, in particolare quando l’ex capo mafia decise di parlare e venne estradato in Italia dal Brasile, consentendo che il maxi processo di Palermo si concludesse con la condanna di centinaia di mafiosi, De Gennaro divenne un pò l’idolo di quella parte della sinistra che voleva adottare l’antimafia anche per provocare grandi sconvolgimenti politici. Ma allora eravamo nella cosiddetta Prima repubblica e molta acqua è intanto passata sotto i ponti.

In ogni caso, anche grazie al suo ruolo in quella vicenda, Gianni De Gennaro iniziò una carriera fulminate che lo ha portato anche ad essere capo dei servizi e, poi, con il Governo Monti, membro del Governo come sottosegretario ai servizi segreti.

Non appena Monti cade, viene nominato alla Presidenza di Finmeccanica. Adesso, alcuni scoprono che forse quella nomina non sarebbe del tutto coerente con la legge che vieta l’incarico alla guida di certi enti a coloro che hanno assunto incarichi politici nel corso dei precedenti 12 mesi.

Così vanno le cose in Italia. Ora, dopo la sentenza europea che però ce l’ha con il peccato e non con il peccatore, la gran parte del Pd non  vuole più De Gennaro alla presidenza di un’azienda che significa molto anche nel campo della difesa e dei rapporti internazionali. Palazzo Chigi, però, tace e così sembra indirettamente difenderlo, Si fa circolare la voce che si considera quella di Orfini un’opinione personale. La vice segretaria di Renzi,  Debora Serracchiani, intanto, auspica una soluzione ” alla Lupi” e cioè che sia lo stesso De Gennaro a togliere il disturbo.